
Il capitano Paul Watson fondatore di Sea Shepherd è stato rilasciato su cauzione poche ore fa. La detenzione è durata otto giorni e Watson era stato tratto in arresto dalla polizia tedesca al suo arrivo all’aeroporto di Francoforte con l’accusa di violazione del traffico navale. Ragione per cui il Costa Rica ne ha richiesto l’estradizione essendo lo Stato coinvolto, secondo l’accusa, nell’infrazione. In realtà ha contrastato duramente il finning, la cattura di squali a cui sono tagliate le pinne e poi rigettati in mare agonizzanti, praticata anche in Costa Rica illegalmente e Guatemala.
La situazione paradossale e unica ne suo genere, e probabilmente la prima volta la Corte d’Appello di Francoforte accoglie il rilascio su cauzione con in corso una richiesta di estradizione a un cittadino non tedesco e sceglie di non pronunciarsi in merito. Infatti secondo i giudici tedeschi dovrà occuparsi della questione Sabine Leutheusser-Schnarrenberger ministro per la Giustizia.
Intanto per domani è stata proclamata la Giornata S.O.S Salviamo il nostro Capitano. Infatti proprio il 23 maggio Laura Chinchilla la Presidente del Costa Rica sarà in visita a Berlino e incontrerà la Cancelliera Angela Merkel. Lo stesso Watson domani sarà allo Schloss Bellevue per contestare la richiesta di estradizione. E sempre per domani gli attivisti si sono dati appuntamento dalle 11 alle 13 presso le ambasciate tedesche. Dopo il salto gli appuntamenti confermati.
Dopo il salto la lettera scritta dal Capitano Paul Watson e pubblicata sulla pagina Sea Shepherd di Fb per ringraziare i sostenitori che ci sono anche in Costa Rica.
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I fondi destinati ai sopravvissuti di Fukushima sarebbero usati dal Governo Giapponese per finanziare la caccia alle balene.
Brigitte Bardot icona del cinema e dell’animalismo mondiale lo aveva già denunciato nella sua lettera. Poi è arrivata Greenpeace (ma dopo la tirata d’orecchie del Capitano Paul Watson), infine oggi la nuova denuncia di Sea Shepherd che chiede indietro le donazioni fatte al Giappone per sostenere le emergenze e i sopravvisuti al terremoto, lo tsunami e l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima Daiichi.
La richiesta possiamo farla tutti grazie alla petizione online.

Scende in campo per difendersi dalle accuse di Greenpeace il capitano Paul Watson anima e energia del movimento Sea Shepherd, associazione che si batte contro la caccia alle balene e a tutela degli ecosistemi marini.
Il fuoco è stato aperto dalle pagine dell’Huffington Post e per bocca di John Sauven, Direttore Esecutivo di Greenpeace allorché è stato presentato il tour della nave Rainbow Warrior III. Sauven ha dichiarato:
Greenpeace ha dovuto adattarsi negli ultimi 40 anni al nuovo mondo dell’attivismo ambientale. Ma molti dei problemi sono rimasti una costante, come il cambiamento climatico, la deforestazione e la pesca sostenibile. I nuovi arrivati come Sea Shepherd ora adottano un approccio più violento. Greenpeace, tuttavia, resta legata all’azione non violenta. A ciascuno le proprie tattiche. Pensiamo le strategie delle nostre battaglie e sentiamo di poter vincere la battaglia contro la caccia alle balene parlando con i giapponesi. Sea Shepherd affronta aggressivamente i giapponesi aggravando il loro nazionalismo e rendendo la situazione molto più difficile
La replica non si è fatta attendere e nel giro di poche ore la risposta è stata pubblicata su tutti i siti di Sea Shepherd a firma proprio del Capitano Paul Watson, tra l’altro uno dei fondatori di Greenpeace, che scrive:
Fammi capire John… Greenpeace costruisce una nave da 33 milioni di Euro per fare tour di raccolta fondi mentre noi interveniamo direttamente contro la caccia illegale alle balene nell’Oceano del Sud. Mentre voi ragazzi spedite balene origami al Presidente Obama per protestare contro la caccia alle balene da parte dei Giapponesi, noi rispediamo la flotta Giapponese a casa con solo il 17% della loro quota di balene uccise. Sea Shepherd ha impedito il massacro di circa 3.000 balene, mentre quelli di Greenpeace stavano seduti a tavola a mangiare carne di balena con i Giapponesi, per dimostrare la loro cosiddetta sensibilità verso la cultura Giapponese. Gli inviati per strada di Greenpeace dicono alle persone che loro mandano le navi in Oceano Meridionale, nonostante non lo facciano più dal 2006. Mentono spudoratamente per raccogliere fondi.
Dopo il salto la risposta integrale di Watson.

In California potrebbero presto decidere di mettere al bando le pinne di squalo usate come specialità nella cucina cinese. Lo annuncia in un servizio la CNN. Della carneficina ai danni degli squali ne avevo parlato con Vincenzo Venuto (Missione natura La7) qualche mese fa. Vincenzo ci aveva detto che lo scorso anno sono stati catturati e uccisi circa 100 milioni di squali. Il motivo è semplice: dopo la cattura sono asportate le pinne considerate una vera prelibatezza da gourmet e le carcasse ributtate in mare. Le pinne saranno poi usate per la preparazione della zuppa di pescecane.
In orgine questo piatto era una rarirà riservata all’imperatore cinese; in seguito è diventata una prelibatezza da servire a banchetti, matrimoni e feste come augurio di fortuna e longevità (qualcosa di molto simile al nostro cotechino con lenticchie per il Capodanno, per intenderci). Sea Sheperd dalla sua pagina su Fb informa che in California ci sono circa un milione e centomila sino-americani molto legati alle loro tradizioni che importano pinne di pescecane per i loro piatti.
Infine non si creda che l’Europa sia esante da questo genere di pesca. La denuncia arriva dall’associazione Shark Alliance tanto che è stata lanciata una petizione per indurre la Commissione europea a intervenire seriamente e drasticamente nella protezione degli squali.
Foto | Flickr
Quando vedete un tonno pensate a un panda. Questo è lo slogan della nuova campagna della Sea Sheperd Conservation Society.
In una serie di poster scene di pesca nella quale i panda prendono il posto dei tonni. Le immagini choc proposte dall’associazione usano la fama del panda simbolo di una specie da proteggere per sensibilizzare sull’estinzione del tonno rosso. Se non vi saranno consistenti tutele il tonno rosso rischia di sparire nel 2012.
Riferisce Sea Shepherd che si è persa già l’85% della popolazione di tonno rosso a causa dell’industria della pesca.
Foto | Maxisciences
Il dibattito su chi dice che i membri di Sea Shepherd sono degli eroi, e chi sostiene siano dei criminali, continua. Nel frattempo voglio farvi vedere un video emozionante tratto da un documentario della BBC che mostra l’animale più grande del nostro pianeta: la balena. Buona visione!
L’argomento Sea Shepherd ha scaldato gli animi tra voi lettori. Tutto è iniziato con un post in cui si discuteva dello stop (temporaneo?) del Giappone alla caccia alle balene. Avevamo fatto un’introduzione a quello che fa la Sea Sheperd Conservation Society. In questo post vogliamo mostrarvi alcuni dei video (suggeriti da voi lettori) che analizzano i metodi a dir poco “sbrigativi” della Sea Shepherd durante i loro interventi contro le baleniere nipponiche. Guardate questi video (uno è dopo il saltino) e fateci sapere che ne pensate.

In molti dei vostri commenti sulle dichiarazione del Giappone di voler sospendere la caccia alle balene apparivano dei commenti sia positivi che negativi sull’operato della Sea Shepherd. In questo post vi parleremo di loro, di chi sono e del loro codice di condotta. I fondatori sottolineano di non essere legati a nessuna organizzazione specifica ma di operare, ovviamente secondo accordi internazionali, “super partes” per la tutela dei mari e delle specie che vi abitano. Sul loro sito spiegano la loro missione con queste parole:
Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è un’organizzazione internazionale senza fini di lucro la cui missione é quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie. Sea Shepherd pratica la tattica dell’azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare. Salvaguardando la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici, Sea Shepherd opera per assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future.
Magari il loro simbolo, che ricorda molto il “Jolly Roger”, la bandiera dei pirati, non aiuta molto a far capire le loro buone intenzioni ma ci tengono a sperificare che la loro “pirateria” è solo a livello mediatico ed è totalmente passiva. Loro specificano che si limitano a documentare e diffondere le barbarie perpetrate ai danni dell’ambiente come, ad esempio, la caccia alle balene e ai delfini e ad ostacolare questa caccia con azioni di disturbo senza mai ricorrere all’uso della violenza. Questo è quanto dicono loro. Ci sono però testimonianze contrarie, che parlano di metodi violenti e di attacchi pericolosi, di cui vi parleremo presto.
Foto| Flickr