Sharp ha annunciato di voler raddoppiare, da 250 a 500 MW annui, la produzione di moduli fotovoltaici della propria fabbrica Gallese di Wrexham.
E, afferma Sharp, il raddoppio della capacità produttiva avverrà in brevissimo tempo: dal dicembre di quest’anno al febbraio del 2011. Attualmente Sharp già produce in Galles sia moduli cristallini che a film sottile, in modo da coprire il più possibile la richiesta del mercato.
Parallelamente al raddoppio della fabbrica Sharp ha confermato anche la volontà di procedere ad una sorta di “integrazione verticale fotovoltaica”: vorrebbe, in pratica, coprire tutta la filiera. Moduli costruiti in Galles, Stati Uniti e Giappone, pannelli assemblati (anche) nella futura fabbrica catanese in JV con Enel e STM e, infine, i veri e propri parchi fotovoltaici per produrre energia rinnovabile.
Se Sharp riuscirà a realizzare i suoi programmi industriali assai probabilmente tra qualche anno avremo un gigante del fotovoltaico in grado di gestire i progetti fotovoltaici dalla culla alla tomba, abbattendo anche i costi di produzione, dei pannelli e del KWh, e semplificando notevolmente la filiera che, oggi, è talmente tanto spezzettata che non è semplice, quando si analizza un progetto, capire chi produce cosa. E quanto ci guadagna.
Via | Sharp
A dieci giorni dall’ok del Cipe al maxi finanziamento statale per l’impianto di produzione di pannelli fotovoltaici più grande d’Italia, quello che Enel, Sharp e STMicroelectronics faranno nascere a Catania, oggi è stato firmato l’accordo definitivo tra i tre partner per definire ruoli e pesi all’interno della joint venture, che sarà paritetica e avrà il nome di 3Sun.
Oltre ai 49 milioni di euro pubblici ognuno dei tre partner metterà 70 milioni, o in cash o in asset già esistenti (l’impianto avrà sede in un capannone di STM). Sharp porterà la tecnologia: moduli a film sottile che, però, verranno fabbricati non in Italia ma in Giappone, nella fabbrica di Sakai.
Enel, ovviamente, ci mette la forza industriale in Italia e la capacità di project management. In pratica è il big di casa e curerà la politica e i rapporti industriali della futura 3Sun. STM, sostanzialmente, oltre al capannone ci mette la manodopera specializzata: un bel numero di tecnici elettronici che, senza l’accordo, rischiavano seriamente la cassa integrazione. Sono perfettamente in grado di montare i pannelli fotovoltaici, prima facevano cose molto più complesse.
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A sei mesi dall’accordo internazionale tra Enel, Sharp e Stm per la costruzione di una fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania, finalmente il Comitato interministeriale prezzi (Cipe), guidato dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, ha stanziato i finanziamenti per il progetto.
Un maxi finanziamento: su 320 milioni di euro totali per lo start up dell’impianto produttivo il Cipe ne aveva promessi ben 200. Poi, però, non se ne seppe più nulla e iniziò a trapelare, a maggio, la voce che i giapponesi di Sharp erano sul punto di mollare.
Il giorno dopo l’uscita della notizia del possibile disimpegno giapponese il sottosegretario all’Energia Stefano Saglia analizzò le carte, ma non firmò. A metà giugno, poi, ancora il Cipe non dava segnali di vita.
Di oggi, invece, la buona notizia della firma resa nota da Enel, Sharp ed Stm in un comunicato con il quale si dichiarano soddisfatte:
Enel, Stm e Sharp approvano la decisione del Cipe di confermare il sostegno alla realizzazione della prima fase del più grande stabilimento di produzione di pannelli fotovoltaici di scala industriale in Italia ed uno dei più grandi in Europa
L’impianto, quindi, è salvo. Dei famosi 100 mila posti di lavoro nelle rinnovabili previsti dal Cnel al 2020, quindi, qualcuno potrebbe nascere a Catania.
Via | Finanza on line
Foto | Flickr

Ogni tanto parlare male della politica italiana porta qualche risultato. Giusto ieri riportavamo l’allarme, veicolato dal Sole 24 Ore, sulla possibilità che Sharp abbandonasse il progetto di una grande fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania, in joint venture con Enel e St Microelectronics.
Il problema, a detta dei giapponesi, era l’immobilismo del Comitato Interministeriale per la Programmazione economica (Cipe), che perdeva tempo nell’esaminare la pratica per l’erogazione dei 200 milioni di incentivi pubblici previsti.
Il sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, ha reso noto oggi che il Cipe ha esaminato le carte:
È stato esaminato, durante la riunione del CIPE, il Contratto di Programma Stmicroelectronics. L’esame del Contratto di Programma rappresenta un passo in avanti nel sostegno ad alcuni investimenti di grande importanza. Il Governo sostiene convintamente il programma poiché coincide con la politica industriale orientata all’innovazione e alla realizzazione di una fabbrica delle rinnovabili
Strano solo che il sicilianissimo sottosegretario con delega al Cipe, gianfranco Miccichè non abbia proferito parola sulla questione, ma poco importa: l’importante è il risultato, chiunque l’ottenga.
A proposito di risultato, va detto che ancora non è stato ottenuto: il Cipe ha visto le carte, mica le ha firmate:
Il contratto di programma sarà approvato in una prossima riunione del CIPE al termine delle necessarie verifiche di finanza pubblica
Via | Ministero Sviluppo economico
Foto | Flickr

Bruttissime notizie per l’accordo, firmato lo scorso gennaio, tra Sharp, Enel ed St Microelectronics per la costruzione di una grossa fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania.
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, infatti, i giapponesi di Sharp si sterebbero arrabbiando a causa dei tempi lunghi della burocrazia italiana: il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), infatti, non ha ancora esaminato la pratica per il maxifinanziamento (200 milioni di euro su 320 di investimento totale, nella prima fase) promesso alle tre aziende.
E, come si suol dire, senza soldi non si canta messa. Anche se, sempre secondo il Sole, il problema a Roma non sarebbero i soldi che l’Agenzia delle Entrate avrebbe già messo a disposizione il 21 aprile scorso. I soliti italiani?
Via | Il Sole 24 Ore
Foto | Flickr
A dimostrare che non ci sono solo nucleare e carbone nei progetti di Enel, salutiamo con piacere un progetto verde del gigante italiano dell’energia. Nascerà in Sicilia, vicino Catania, una fabbrica di produzione di pannelli solari di ultima generazione, frutto di una joint venture con la giapponese Sharp, leader nella produzione di pannelli fotovoltaici.
La collaborazione tra Enel e Sharp nasce con un duplice obiettivo: l’installazione entro il 2012 di 189 megawatt di campi fotovoltaici sul territorio italiano e la realizzazione di un impianto di produzione di pannelli a film sottile a tripla giunzione, che potrebbe iniziare a produrre nel 2010. Si parla della STMicroelectronics di Pistorio come partner tecnologico nel progetto, mentre i test dovrebbero svolgersi presso il Laboratorio Solare Avanzato di Passo Martino, vicino Catania.
Secondo il comunicato della Sharp, la produzione di pannelli inizierà con 480 MW l’anno per raggiungere, a pieno regime, a una capacità di produzione di pannelli fotovoltaici per un gigawatt l’anno. Il mercato potenziale è enorme, comprendendo i paesi del sud Europa e del nord Africa, associati nell’Unione Solare del Mediterraneo, che ha tra gli obiettivi quello di raggiungere i 20 GW di produzione fotovoltaica nel 2020. Il memorandum d’intesa sarà firmato a dicembre e la compagnia dedicata al progetto nascerà nella prossima primavera.
Via | Sole 24Ore, Sharp
Foto | Enel

Un lampione fotovoltaico si rivela ben più funzionale in caso di situazioni estreme rispetto ai tradizionali connessi alla rete: in Giappone, la Sharp ha presentato il modello LN-LS2A1, un lampione col pannello solare e dotato di un sistema di rilevazione per i movimenti sismici.
Oltre ad illuminare il doppio di uno normale visto che utilizza un LED, in caso di terremoti il sensore sismico provvede all’accensione del lampione che rimane acceso fino a 48h di fila. In Giappone entrerà in commercio dal 21 agosto e consentirà la riduzione di 48kg di Co2 annua per esemplare sostituito. Il sistema è ideale per parchi ed aree pubbliche visto che può assolvere alla doppia funzione di rilevatore e lampione.
La Sharp ha sfornato un prodotto altamente ecologico, visto che è totalmente privo di mercurio e non emette alcun tipo di luce ultravioletta. Garantito per 10 anni dall’installazione, secondo i tecnici non dovrebbe richiedere alcun tipo di manutenzione ordinaria per l’intero periodo di garanzia. Sarà questo uno dei passi per avere una capillare rete di rilevatori antisismici ad impatto zero e sempre attivi.
Via | Far East Gizmos

L’ultima edizione dell’Ecoguida per i prodotti tecnologici è stata presentata oggi con canoni sempre più stringenti: non basta più che il prodotto rispetti l’ambiente per i componenti e nelle fasi di produzione, si aggiunge l’attenzione per il consumo energetico e l’assenza di sostanze tossiche ed il riciclo corretto.
Dall’agosto 2006 con la prima guida, GreenPeace è giunta oggi alla settima versione aggiornata aumentando gli standard: le filiere produttive devono ridurre le emissioni di CO2: la Samsung e Toshiba sono ai vertici della classifica grazie alla piena adozione del principio di responsabilità mentre alcune multinazionali come la Philips, la Panasonic e Sharp ignorano ogni tipo di responsabilità legata allo smaltimento dei loro prodotti.
Un buon salto l’ha fatto Motorola con le operazioni di ritiro e riciclo dei prodotti. Due posizioni guadagnate, dalla 14esima alla 12esima. Al contrario la Nokia, non avendolo migliorato nei suoi due mercati principali (Russia e India) si becca le penalizzazioni del caso. La Nintendo va da 0 a 0,3 punti grazie alla politica di gestione dei composti chimici, ma non ottiene alcun punteggio su tutti gli altri criteri.
Per i più curiosi aggiungo il link per la Classifica completa e la 7° edizione dell’Eco Guida in dettaglio.
Via | Greenreport