
Il circo russo Mectha, il cui nome significa sogno, era in viaggio da Khabarovsk, nell’estremo oriente russo verso Yakutsk, in Siberia. Tutt’altro che da sogno si è rivelata la traversata transiberiana, soprattutto per gli animali del circo: lungo il tragitto sono morte sette tigri indiane e una leonessa africana, mentre una femmina di orso dell’Himalaya è in gravi condizioni. Alcuni animali, tra cui un cane, rinchiusi nello stesso scompartimento con gli animali morti, sono sopravvissuti.
Tra le ipotesi principali per spiegare l’elevato numero di decessi tra gli animali, due le più probabili: gli animali sono stati trasportati verso la Siberia in carri non riscaldati e potrebbero essere morti a causa delle bassissime temperature, oppure potrebbero essere stati soffocati con il gas di scarico.
I custodi hanno detto di aver controllato gli animali ogni due ore, aprendo i carri per cambiare l’aria. Mentre la polizia indaga e ascolta gli alibi dei proprietari e degli addetti al controllo degli animali da circo, noi ci chiediamo perché si continuino ad usare gli animali negli spettacoli da circo, sottoponendoli a stress innaturali e a morti tragiche, ben lontani dai principi del benessere animale.
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Leggo su Greenreport della scoperta, da parte di un gruppo di ricercatori siberiani, di un nuovo materiale ecologico simile alla plastica, ma a base di residui di conifere.
Il team di Novosibirsk ha realizzato il materiale a partire dalla lavorazione di aghi e rami delle conifere siberiane, senza l’aggiunta di nessuna sostanza legante. Il materiale, provvisoriamente battezzato Ecolife, ha le stesse caratteristiche di resistenza e adattabilità dei materiali agglomerati, senza però contenere la formaldeide perché provenienti direttamente dalla natura.
La produzione di Ecolife potrebbe risolvere il grave problema dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall’industria del legname che interessa la Russia e portare alla produzione di nuovi materiali bio in sostituzione della plastica, diminuendo anche il rischio di incendi nelle aree di abbattimento delle conifere.
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Gli scienziati del National Snow and Ice Data Center annunciano che lo scorso lunedì, la superficie dell’oceano Artico si è ridotta sino a toccare il secondo minimo storico da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari, superando il record raggiunto nel 2005 (di 2.05 milioni di miglia quadrate). La scorsa estate il ghiaccio si è ritirato a circa 1.65 milioni di miglia quadrate, circa il 40% in meno rispetto la media nel periodo tra il 1979 e il 2000, e quest’anno la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. I gruppi ambientalisti sottolineano come questo sia l’ennesimo campanello d’allarme sul riscaldamento globale.
Deborah Williams, ex assistente speciale del dipartimento degli interni dell’Alaska, dichiara che la situazione è particolarmente allarmante: se si tiene presente che questa è un’estate relativamente fresca, il fatto che il ghiaccio abbia continuato a sciogliersi fino a raggiungere un nuovo record dimostra quanto sia profondo l’impatto del riscaldamento globale.
I recenti scioglimenti si riflettono principalmente sul Mar dei Chukchi, presso le coste a nord-ovest dell’Alaska, e sul Mar della Siberia orientale, presso le coste a est della Russia. Il Mar dei Chukchi è la casa di una delle due popolazioni di orsi polari dell’Alaska. In un rilevamento del 16 agosto gli osservatori federali hanno individuato 9 orsi polari nuotare in mare aperto (a 24-100 km dalla costa) nel Mar dei Chukchi: sembrerebbe che alcuni stessero nuotando verso nord per raggiungere i ghiacci polari distanti 644 km. Sforzo troppo eccessivo anche per dei provetti nuotatori come gli orsi polari, in grado di nuotare continuativamente anche per 160 km.
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Il porto fluviale di Zhangjiagang, a meno di un’ora e mezzo da Shanghai, vicino alla foce dello Yangze, è il centro nevralgico del traffico di legno in Cina. Un traffico in crescita e spesso illegale. Nei dintorni, migliaia di piccole fabbriche lavorano sette giorni su sette e ventiquattro ore al giorno, grandi tronchi d’albero provenienti da Siberia, Indonesia, Brasile, Cile, Gabon, Camerun, Congo, Mozambico, Birmania e Cambogia. Secondo l’associazione Global Timber, più della metà delle importazioni cinesi di legno sarebbero illegali o senza tracciabilità, provenienti da foreste protette.
Gli imprenditori locali negano di essere a conoscenza di problemi di disboscamento, ma ammettono di dover cambiare fornitore ogni tanto: Prima, facevamo molti affari con il legno indonesiano, ma hanno imposto delle norme, ora il nostro migliore legno viene da Birmania ed Africa, dichiara un intervistato, toccando una pila di tronchi di Okoumé del Gabon, una varietà preziosa (comprata a 35 euro al metro cubo e rivenduta dieci volte tanto).
Il porto di Zhangjiagang fa affari con 140 porti del mondo intero e l’industria del legname genera, secondo le cifre ufficiali, quasi 100 miliardi di euro l’anno. Un vantaggio per lo Stato cinese che, invece, ha rigidamente regolamentato il disboscamento interno: le distruzioni causate dalle inondazioni del 1998 sono state attribuite al disboscamento massiccio delle montagne cinesi. Recentemente, i 60 miliardi di paia di bacchette monouso prodotte ogni anno hanno mobilizzato gli ambientalisti locali, e la Cina si è fatta paladino della riforestazione, proibendo lo sfruttamento di foreste non rinnovabili.

La Russia ha chiuso il secondo dei suoi tre reattori per la produzione di plutonio, l’ADE5, ieri alla Siberian Chemical Plant a Seversk in Siberia. Lo riferisce AP che segnala anche che lo spegnimento avviene secondo i programmi stabiliti nel 2003 dagli accordi russo-americani per lo smantellamento di tutti i siti per la produzione di combustibile nucleare bellico. Ma la centrale non smetterà di lavorare e sarà riconvertita in una centrale atomica per uso civile, con un primo reattore che sarà completato nel 2015.
Durante il periodo della guerra fredda la centrale era stata tenuta segreta, ma dopo i primi accordi anche gli Stati Uniti hanno dismesso gli impianti di produzione del plutonio anche se si pensa che comunque vi siano ancora scorte di armi per 110 tonnellate, mentre in Russia si stima che ve ne siano 154 tonnellate.
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Un numero sempre maggiore di incendi colpisce le enormi foreste siberiane e inizia a diventare una seria minaccia per il permafrost, strato di ghiaccio perenne che fa da tappo a grandi depositi sotterranei di metano, gas 20 volte più dannoso sull’effetto serra dell’anidride carbonica. Anche solo il semplice assottigliamento dello strato di permafrost permetterà la fuoriuscita di 700 milioni di tonnellate di gas l’anno, dando vita ad un processo che, una volta iniziato, sarà impossibile fermare.
Vasti incendi hanno colpito due anni fa Canada e Alaska, poi Kyoto, ma questa volta il problema è di ben altra portata. Sono 104.687 quelli che hanno colpito la Siberia tra 1996 e il 2006 a macchia di leopardo, concentrati soprattutto nella zona meridionale e monitorati da potenti ricevitori che traggono il segnale via satellite. Nonostante i mezzi sofisticati non si riesce però a bloccare la mano che incoscientemente continua ad appiccarli.

La torre di 280 metri sarà coperta di vetrate per far entrare la luce da vari angoli: riflessa dalla neve durante l’inverno o proveniente dall’alto nel resto dell’anno. Questo dovrebbe ridurre il ricorso all’illuminazione artificiale.
La torre sorgerà vicino a Khanty Mansyisk, in Siberia e all’interno vi saranno spazi abitativi, uffici, negozi e locali per il tempo libero. Sarà circondata da un bosco e, ovviamente, dotata di ristorante panoramico sommitale.
Mentre da noi i ghiacciai si sciolgono, in Russia nevica arancione. Ne avevamo sentito parlare nei giorni scorsi anche se abbiamo dovuto aspettare l’ottimo blog EnglishRussia per avere le prime immagini.
Nella regione di Omsk, si è verificato un fenomeno davvero inquietante. La neve caduta negli scorsi giorni ha “donato” un colore rossastro, quasi marziano, ed un forte odore di muffa.
Il territorio interessato si aggiura sui 1.500 metri kilometri quadrati ed è popolato da 27.000 abitanti. Nella regione vi sono molte raffinerie di petrolio e di gas.
Secondo le autorità, comunque, la neve non conterrebbe sostanze chimiche o comunque nocive per l’uomo.