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Ma quale nimby, è malapolitica: dossier del Wwf sulle grandi opere incompiute

pubblicato da Peppe Croce

Ma quale nimby, è malapolitica: dossier del Wwf sulle grandi opere incompiute

E se non fosse poi così vero che gli ambientalisti sono dei gran rompiballe che sanno solo dire no? E se, invece, in Italia non si muove foglia e non si chiude un cantiere per colpa di qualcun altro? A quanto pare è così, a leggere il dossier “Nimby? No grazie” curato da Stefano Lenzi, responsabile Settore legislativo Wwf Italia.

Il dossier, che trovate a questo indirizzo, è corto ma abbastanza tecnico. Non di facile lettura ma assolutamente interessante perché parte da quello che, secondo l’associazione ambientalista, sarebbe il peccato originale delle grandi opere italiane: la legge italiana. Si legge nel dossier:

Il primo problema è che il Primo Programma delle infrastrutture strategiche (Delibera CIPE n. 121/2001) è troppo ambizioso - considerati anche i costi e i tempi di realizzazione che continuano rispettivamente a lievitare e a dilatarsi in maniera incontrollata - e non è sostenuto da un piano economico-finanziario credibile

Le grandi opere, quindi, forse son troppo grandi persino per un grande paese come l’Italia. Ne derivano, a catena, una serie di problemi e incongruenze politico-amministrative che hanno bloccato i cantieri, puntualmente messe in evidenza anche dalla Corte dei Conti:

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Il ritorno del Nucleare in Italia

pubblicato da eymerich

Centrali nucleariEra il 20 settembre quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiarò ufficialmente che entro la primavera del 2009 il governo presenterà un Piano Energetico Nazionale che prevederà anche l’ avvio del nucleare.

Invece è notizia di oggi che “al massimo entro il mese di gennaio l’Italia tornerà al nucleare in modo formale”; lo ha dichiarato l’onorevole Enzo Raisi (PdL), relatore del provvedimento collegato alla Finanziaria che sancirà ufficialmente la cancellazione del referendum del 1987 che era e che è, come tutti i referendum, segno tangibile della volontà popolare, sia pure una volontà di gente allora spaventatissima dal caso di Chernobyl.

Ma allora cosa succederà nei prossimi mesi? Cosa faranno quegli italiani che sono disposti alla disobbedienza civile pur di non veder attivare nuove (e vecchie) centrali? Cosa faranno tutti gli altri cui invece il nucleare piace ma che, vittime della sindrome di Nimby, non lo vogliono dietro casa? Proviamo a immaginarlo insieme con la lettura di un racconto.

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