
L’associazione ambientalista di centro-destra Fare Ambiente, tramite un comunicato stampa diffuso il 24 aprile, torna a prendere posizione sul ritorno italiano al nucleare. Ovviamente positiva. Molto meno positiva, invece, la scelta degli argomenti che fanno a pugni con qualunque tipo di dibattito democratico. Ma andiamo con ordine.
Come spesso accade quando il centro-destra si rivolge al proprio elettorato di riferimento il punto di partenza sono i soldi. Il comunicato, infatti, prende subito in considerazione le compensazioni economiche che verranno girate agli enti locali dei territori che ospitano le centrali:
All’articolo 22 del decreto attuativo si hanno le misure compensative. Quattrini che per il 60% finiranno agli abitanti della zona e alle imprese attraverso riduzioni delle bollette, delle addizionali Irpef e Irpeg, e dell’Ici. Per il 40% andranno a Comuni e Province
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Per avere la lista dei siti idonei ad accogliere un impianto nucleare passeranno almeno tre anni e, prima dei siti, dovrà essere costituita l’Agenzia per la sicurezza. A scandire i tempi del ritorno al nucleare in Italia ci ha pensato il sottosegretario con delega all’Energia Stefano Saglia che, durante un’intervista rilasciata alla trasmissione di Rai Tre “Ambiente Italia” ha dichiarato:
L’energia in tutte le sue forme ha benefici e controindicazioni e per quanto riguarda il nucleare oggi per fare la localizzazione c’è un percorso che e’ stato costruito con l’Agenzia per la Sicurezza, un percorso complesso. Ci vorranno almeno tre anni per le localizzazioni dei siti
Saglia, quindi, getta acqua sul fuoco delle polemiche che hanno infiammato la recente campagna elettorale per le elezioni regionali 2010. Il tema dell’energia nucleare era stato, infatti, catapultato di forza da numerose associazioni ambientaliste nella campagna elettorale: Greenpeace e Legambiente, giusto per citare le più famose e agguerrite, avevano esplicitamente invitato gli elettori a rifiutare i candidati pro-nucleare.
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Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.
In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.
Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.
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La storia delle vicende legate alla gestione delle scorie e delle centrali nucleari in Italia approda a teatro raccontata da Ulderico Pesce con lo spettacolo “Storie di Scorie”. L’agenda delle rappresentazioni è varia e domani e domenica 10 gennaio Pesce sarà a Napoli presso il Teatro Area Nord.
Ecco la sinossi del testo:
Il testo racconta la vita Nicola, figlio di un contadino del Metapontino (MT) che ha lavorato come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (MT) dove negli anni ’60 arrivarono 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano, altre riprocessate, altre ancora sono conservate nel deposito nucleare della Casaccia, a 25 chilometri a nord-est di Roma. Nicola, avendo scoperto illeciti da parte dell’Enea è stato licenziato.
Successivamente è partito volontario per la Bosnia dove ha respirato polvere di proiettile all’uranio e si è ammalato. Tornato in Italia ha fatto domanda alle Poste Italiane ed è stato assunto come postino a Saluggia (VC). La piccola casa che ha preso in affitto è sulla Dora Baltea, la finestra si affaccia proprio sul deposito nucleare del luogo. A novembre del 2003 decide di tornare in Lucania per partecipare alla protesta contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, paese dove è nato e dove suo padre ha un’azienda agricola, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane. Nicola sarà tra gli organizzatori della protesta contro il decreto e comincerà ad informare la popolazione sul pericolo del deposito nucleare della Trisaia di Rotondella dove ha lavorato anni prima e nel contempo denuncerà la situazione di alto rischio in cui vivono oggi i depositi nucleari di Latina, della Casaccia di Roma, di Caorso ecc.
Ulderico Pesce, lucano, ospita tra le pagine del suo sito anche la petizione per dire no al nucleare.
Il piano del Governo per riportare il nucleare in Italia procede di un nuovo passo: il decreto approvato ieri e che ha avuto alta risonanza nella stampa nazionale, fissa in 33 punti i criteri per individuare i siti che ospiteranno le prime 4 centrali nucleari di terza generazione.
Nel decreto è previsto anche il rimborso che riceveranno i comuni che ospiteranno le centrali. Ma le polemiche diventano ancora più feroci proprio sul reperimento delle risorse economiche paventate; sul fatto che solo dopo febbraio 2010 saranno resi noti i comuni che ospiteranno i siti; non sono stati ancora nominati i vertici dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che però ha già il mandato per decreto di individuare i siti idonei per la costruzione delle centrali nucleari.
Secondo quanto riportato dal comunicato stampa del Ministero per lo sviluppo economico:
Nel dettaglio è previsto un beneficio economico onnicomprensivo annuale commisurato alla potenze elettrica nominale dell’impianto nella fase di cantiere, pari a 3 mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, il beneficio economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta ed immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere ad imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali interessati. I benefici sono attribuiti per il 10% alle Province in cui è ubicato l’impianto; per il 55% ai Comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km dall’impianto. Nel dettaglio, i benefici attinenti alla fase di realizzazione degli impianti sono destinati per il 40% agli enti locali per le finalità istituzionali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio circostante il sito, mediante la riduzione della spesa energetica, della TARSU, delle addizionali IRPEF, IRPEG e dell’ICI, secondo criteri e modalità che saranno fissati dagli enti locali interessati. Quelli correlati all’esercizio produttivo degli impianti, invece, saranno destinati alla riduzione della spesa per energia elettrica dei clienti ubicati nei territori dove hanno sede gli impianti.
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La Camera si espressa con un voto contrario alla possibilità per comuni e regioni di esprimere un parere vincolante rispetto all’approvazione della costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro pertinenza. Insomma, l’auspicata conferenza Stato-Regioni che dovrebbe essere alla base del dialogo politico per l’individuazione dei siti su cui andare a costruiore le centrali nucleari italiane non si terrà mai.
La proposta che sarebbe stata allegata al disegno di legge Sviluppo e Energia era partita dall’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che aveva chiesto a diversi deputati, specialmente pugliesi (qui la lista dei voti a favore e dei voti contrari), sostegno in questa iniziativa. Appoggio che evidentemente non c’è stato.
Ha detto Fabiano Amati Vice-Presidente Anci:
Siamo francamente dispiaciuti! Dopo l’approvazione del Senato, l’Associazione dei Comuni aveva richiesto ai Deputati ed in particolare a quelli pugliesi l’impegno ad introdurre nel disegno di legge una norma che attribuisse ai Comuni e alle Regioni il parere vincolante su tutte le ipotesi di individuazione dei siti nucleari.
Dunque, la strada intrapresa dal nostro Governo è quella di sganciare, almeno per quanto riguarda il nucleare, il parere della gente che non sarà più interpellata rispetto alla volontà di ospitare sul territorio una centrale nucleare. Fanno notare all’Anci-Puglia che le promesse del Premier Berlusconi, rilasciate proprio a Bari e antecedenti le tornate elettorali di giugno avevano ben altro tenore:
Se dovesse aprirsi una possibilità di un collocamento in Italia di una centrale questo avverrà nell’ambito della conferenza Stato-Regioni con l’accordo delle Regioni.
Via | Brindisi sera
Foto | Flickr
Ieri Carlo Bollino, Presidente del Gse (Gestore servizi elettrici) a margine del convegno che si è tenuto a Roma per la presentazione del Rapporto Gse-Iefe Università Bocconi, dove ha presentato lo studio: Prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili per la produzione di energia elettrica-Opportunità per il sistema industriale nazionale ha detto:
Il nucleare è complementare alle rinnovabili.
E ha aggiunto che grazie al boom delle rinnovabili arriverà nuovo lavoro:
Ci aspettiamo 250mila nuovi posti di lavoro entro il 2020. Dall’avvio di Conto Energia abbiamo erogato 120 milioni di euro realizzando 37mila impianti tra domestici e industriali, per il 70% di piccola taglia, per un totale di 470 megawatt installate. Dunque mi pare che il sistema funzioni, e che non ci siano difficoltà di finanziamento per chi vuole ricorrere al fotovoltaico. Questo risultato si deve ovviamente anche agli incentivi, che oggi in Italia sono i migliori d’Europa
L’ossimoro rinnovabili-nucleare mostra lospecchio del nostro Paese e Bollino per non scontentare nessuno ha aggiunto:
Il Governo e il ministro Scajola hanno scelto la miglior procedura possibile, partendo dalla gestione condivisa con gli enti locali delle localizzazioni dei siti nucleari. La strada maestra da seguire mi auguro sia quella di annunciare i siti tutti insieme, e non uno per volta, in modo da contribuire ad un dibattito più costruttivo. Con il nucleare la bolletta elettrica della classe meno abbiente scenderà.
Via | Il Giornale, Wall-Street
Foto | Flickr

La VIA (Valutazione d’impatto ambientale) del Ministro dell’Ambiente (Stefania Prestigiacomo) e del Ministero per i Beni Culturali (Sandro Bondi), parla chiaro:
a Saluggia in provincia di Vercelli sarà costruito un impianto di solidificazione rifiuti radiottivi liquidi processo Cemex e deposito temporaneo di manufatti di III categoria dell’impianto Eurex.
Dunque se la Sogin fino a qualche mese fa era data per spacciata e sull’orlo del fallimento come riportava Archivio Nucleare, grazie alla politica del Governo che prevede la costruzione di centrali nucleari, ritorna con un progetto per la costruzione di depositi nucleari D2 e D3, in pratica la predisposizione per le future scorie nucleari delle future centrali nucleari italiane.
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