
Sui cieli d’Europa, dalla Slovenia alla Germania, sono state rilevate tracce di Iodio131 radioattivo, che come specifica l’Agenzia internazionale per la sicurezza nucleare, in quantità così basse da non risultare pericolose per la salute. Ma di cui afferma, però, non conoscere l’origine.
Secondo Pierre Fetet de le Blog de Fukushima ci sono un po’ troppe imprecisioni e incertezze da parte dell’IAEA e di EURODEP European Radiological Data Exchange Platform, infatti scrive:
Le informazioni messe a disposizione dalla carta dalla commissione europea sono egualmente incomplete: nessuna notizia sulla presenza di iodio 131 nei paesi citati ieri (Germania, Ungheria, repubblica Ceca, Austria, Slovacchia). Perché questa carta non viene aggiornata? Secondo questa carta due centrali nucleari potrebbero essere considerate suscettibili di rilascio di iodio 131: la centrale nucleare di Krško in Slovenia e la centrale nucleare di Paks in Ungheria. Ma se si effettua una ricerca sulla presenza di cesio allora a essere sospettata è la centrale nucleare di Krško e che include anche Iodio-131, Cesio-134 e Cesio-137.
Continua a leggere: Iodio 131 sui cieli d'Europa: incidente nucleare a Krško in Slovenia?
Alla fine nessuno ha mangiato carne di orso alla Fiera della Lega. Sono intervenuti i Nas e hanno sequestrato i 50 Kg di carne di orso, proveniente dalla Slovenia, dove lo si può cacciare e mangiare. L’idea, di una grigliata con carne di plantigrado è venuta a Maurizio Fugatti, deputato e segretario della Lega Nord trentino che ha voluto manifestare contro il Progetto Life Ursus, ossia la reintroduzione dell’orso in trentino. Di contro Fugatti vorrebbe norme che consentissero non la protezione dell’orso ma la sua caccia.
Quando la settimana scorsa sono stata a visitare gli orti del Fucino in Abruzzo, terra anch’essa di orsi, mi hanno fatto notare gli agronomi, che tra gli appezzamenti di terra, alcuni erano un po’ malconci. Erano quelli riservati agli orsi. Sì, gli agricoltori, coltivavano ortaggi anche per gli orsi.
Dunque, una protesta che sembra piuttosto strumentale e aberrante, come ha avuto modo di definirla la Lav:
Gli orsi infatti rappresentano una specie protetta, a livello nazionale, comunitario e internazionale grazie alla Convenzione di Berna del 1979, alla legge quadro sulla protezione della fauna selvatica del 1992, e alla “Direttiva habitat” 92/43 dell’Unione Europea all’allegato IV del documento “Specie animali e vegetali d’interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”. Il rispetto del territorio e del naturale equilibrio fra uomo e animale, auspicato dall’on. Fugatti, richiede impegno e iniziative di ben altro spessore dal punto di vista politico e ambientale rispetto ad un banchetto dove servire cadaveri.
Foto | RaiNews24

L’Orso Dino è stato ucciso in Slovenia da un cacciatore poiché sospettato di avere la rabbia. L’orso non è stato riconosciuto però essere Dino e solo le analisi del Dna lo hanno poi confermato. Dino è stato cacciato lo sorso 15 marzo ma la notizia è trapelata soltanto oggi attraverso il sito del Corpo Forestale dello Stato.
Queste le motivazioni della caccia:
L’orso è stato ucciso, questa è la motivazione ufficiale, perché aveva mostrato un comportamento anomalo che lo aveva spinto a battere il capo, ripetutamente, contro le pareti delle case. Il sospetto era che l’animale avesse contratto la Rabbia. Autorizzata l’uccisione dalle autorità slovene, solo dopo si è potuto scoprire che in realtà il plantigrado presentava una ferita al collo mentre le analisi sul DNA hanno confermato che si trattava proprio di Dino.
La Slovenia non rischia nulla poiché l’uccisione del plantigrado era stata autorizzata dopo che era stato segnalato alle autorità per il comportamento era aggressivo; tra l’altro in Slovenia è legale l’abbattimento poiché rientra nel loro piano di contenimento, che prevede l’uccisione di 100 esemplari l’anno. L’orso Dino è stato ucciso a Vrhnika, zona tra Postumia e Lubiana. Lo scorso anno la vicenda dell’Orso Dino sollevò una forte mobilitazione popolare.
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Se con l’estate la questione di Lubiana è passata inosservata ai media italiani non è stato lo stesso per quelli di Lubiana, dopo che l’Associazione Alpe Adria Green ha inoltrato un report alla Repubblica di Slovenia, per segnalare scorrettezze e falsificazione di dati nel progetto italiano che prevede la costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto industriale di Trieste, al confine con la Slovenia.
I rigassificatori hanno un devastante impatto chimico sull’acqua del mare e un incidente in materia di sicurezza può compromettere l’area circostante in un raggio da 2 a più di 10 km. In caso di esplosione o fuoriuscita dai serbatoi, l’incidente può avere la portate di un’eruzione vulcanica. Per questi motivi i rigassificatori vengono costruiti su coste deserte o a 15 km al largo, protette da due aree concentriche in cui è vietato l’accesso per misure di sicurezza.
Il rigassificatore di Trieste verrebbe costruito nel Porto, nella già inquinata baia di Muggia, a ridosso della città e dell’oleodotto transalpino, non rispettando le norme richieste in materia di sicurezza civile e militare per la vicinanza a persone e a impianti ad alto rischio.
Perchè il progetto vada in porto, già approvato dall’IOtalia alla spagnola Gas Natural, ci vuole anche il consenso della Slovenia ed il progetto presentato si fonderebbe su dati tecnici falsi, acquisiti dalla Polizia Giudiziaria Italiana su denuncia di Alpe Adria Green, WWF, Legambiente e Italia Nostra, più altri comitati triestini. Mentre a Lubiana si parla di denuncia, per chi volesse leggere l’intero report sul rigassificatore di Trieste, il pdf si puà scaricare sul sito di GreenAction.
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Greenpeace usa dei metodi simpatici, altre volte discutibili, per dimostrare il proprio dissenso e far conoscere alcune “nefandezze ecologiche” che avvengono sul pianeta. Questa volta, in occasione della segnalazione del finanziamento alle centrali nucleari obsolete in Slovacchia di cui vi avevo parlato qualche tempo fa, gli attivisti hanno consegnato ai clienti finti barattoli di scorie radioattive.
Ogni anno la centrale di Mochovce produrrà circa 145 tonnellate di scorie, pari al contenuto (in peso) 360 mila barattoli di pomodoro. L’operato di Greenpeace va oltre l’iniziativa in se stessa: in settimana ha fatto ricorso in sede di Commissione Europea poichè Enel ha stipulato condizioni contrattuali col governo slovacco che si configurano come aiuti di stato illegali vista l’opera in atto. Gli attivisti non si fermeranno: è dichiarata intenzione di portare in aula lo stesso Governo slovacco per non aver avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per Mochovce, così come stabilito dalla legislazione europea.
Se qualche lettore ha ricevuto la famigerata scatola, può scriverci a suggerimenti@ecoblog.it, segnalando nell’oggetto Pomodori & Scorie. Saremo ben lieti di ascoltare le vostre esperienze.
Via | Ufficio Stampa Greenpeace

Sicuramente i correntisti di Banca Intesa Sanpaolo (e di tutte le altre banche territoriali e le piccolissime banche provinciali controllate del gruppo) non ne sono a conoscenza, ma la loro banca ha approvato l’apertura di credito per 100 milioni di euro per finanziare il completamento della centrale nucleare con tecnologia degli anni ‘70 a Mochovce, in Slovacchia. In pratica, in Italia niente nucleare, ma oltreconfine abbiamo una cintura di centrali più o meno all’avanguardia. Quindi con parte dei loro depositi stanno finanziando un ecomostro.
Molto probabilmente la banca avrà ricevuto buone garanzie a copertura della cifra esborsata - senza preoccuparsi di richiedere serie garanzie ambientali. A manovrare il tutto c’è l’Enel cui importa ben poco che i reattori sovietici di 40 anni fa siano senza un guscio di contenimento che possa proteggerli da eventi esterni (ad es. la caduta di un aereo o un attentato terroristico). Il gruppo energetico ha investito circa 1,8 miliardi di euro mentre il Governo Italiano, rifiutandosi di partecipare al progetto, non chiede nemmeno la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale), negando ai cittadini la possibilità di decidere.
Quel che fa andare su tutte le furie gli attivisti di Greenpeace è che quei 1,9 miliardi di euro serviranno a generare solo 880 Mega Watt di energia mentre si potrebbe spendere un quinto se si costruisse ex-novo una centrale a gas per generare la stessa potenza. Enel non è nuova ad investimenti al limite del rispetto dell’ambiente per poi ripulire l’immagine con pochi milioni di euro investiti nelle energie alternative. Colpisce invece l’intervento di Banca Intesa che Greenpeace spera di far rientrare sulla retta via come già è accaduto in altri casi simili per la divisione tedesca di Unicredit e di Ing.
Via | Greenpeace