
Non solo nucleare nel futuro energetico statunitense: il Dipartimento dell’Energia (Doe) ha dato l’ok al prestito da 1,37 miliardi di dollari a BrightSource Energy per la costruzione della centrale solare termodinamica di Ivanpah nel deserto della California. Il progetto è faraonico: 400 MW di energia prodotta esclusivamente con il sole. La tecnologia che verrà utilizzata, però, è tutto sommato molto semplice se paragonata, ad esempio, al progetto Archimede del premio Nobel italiano Carlo Rubbia che, ad oggi, deve ancora vedere la luce.
BrightSource utilizzerà la propria tecnologia Luz Power Tower (LPT) che consiste in una classica torre di tubi contenenti acqua dolce che viene riscaldata dal calore del sole, concentrato grazie all’utilizzo di migliaia di specchi che ruotano su due assi tramite un adattatore. L’acqua, grazie al calore del sole, arriva a temperatura di ebollizione, si trasforma in vapore e va direttamente in turbina per produrre energia elettrica.
Detto fatto, niente di più semplice. Quasi banale rispetto al complesso scambio termico di Rubbia, basato sulla circolazione di sale fuso all’interno di tubi metallici. L’idea americana, rispetto a quella italiana, ha tutti i vantaggi e gli svantaggi della semplicità. Tra i vantaggi ci sono di sicuro i tempi di realizzazione dell’impianto, molto più brevi (al netto della burocrazia) visto che (secondo vantaggio) non c’è alcun bisogno di collegare la centrale termodinamica ad una termoelettrica.

Carlo Rubbia, poserà la prima pietra oggi a San Faustino di Massa Martana dello stabilimento Archimede solar energy del Gruppo Angelantoni Industrie in collaborazione con Siemens. La cerimonia sarà seguita anche da Confindustria Perugia e Umbria. Prosegue così il Progetto Archimede nato a Priolo e l’attuazione del Desertec.
L’investimento è di 70 milioni di euro e daranno vista a 600 metri lineari di specchi solari. Nel polo energetico sarà presente anche la centrale cogenerativa del consorzio Umbrias Faber (Amu e Acea) che produrrà sia energia sia cialde in legno e pellet. A pieno regime il nuovo impianto impiegherà 200 persone.
Ha detto Gianluigi Angelantoni, vicepresidente ANEST:
A fianco del nostro nuovo stabilimento sorgerà una centrale solare di 350 Kw prodotti: dimostreremo all’Italia che la tecnologia del solare termodinamico è ormai una realtà affermata.
Via | Il TamTam
Foto | Veriomassari
Che l’Africa fosse uno dei luoghi più adatti per lo sviluppo delle tecnologie solari lo si va dicendo da un po’ di tempo. A tal proposito è interessante la notizia che arriva dalla Banca Mondiale che nelle scorse settimane ha sottoscritto un accordo per realizzare, entro il 2020, nuovi progetti di solare termodinamico, per una potenza installata di circa 1 GW.
Ad usufruire di quest’iniziativa ben cinque Stati, tutti del nord Africa: Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia. Si tratta di progetti già avviati in parte dalle autorità locali che ora verranno rafforzati dall’aiuto della World Bank, nell’ambito dei contributi dedicati alla lotta dei cambiamenti climatici.
Le risorse, che ammontano a 5,5 miliardi di dollari, saranno investite in programmi per lo sviluppo del solare termodinamico. L’iter di finanziamento è già stato avviato con l’erogazione della prima tranche di 750 milioni di dollari a carico del Fondo e presto saranno avviate le procedure per la mobilitazione degli ulteriori 4,85 miliardi.
Continua a leggere: Banca Mondiale: 5,5 miliardi di euro per lanciare il solare in nord Africa

Ricordate DESERTEC (qui trovate il gruppo su facebook) il progetto che prevede un approvviogionamento di energia grazie a pannelli fotovoltaici installati nel deserto del Sahara? Ebbene qualche giorno fa i 15 partner partecipanti hanno approvato lo statuto della DII GmbH, società a responsabilità limitata con sede a Monaco di Baviera e eletto Paul Van Son amministratore delegato.
Prendono parte agli investimenti ABB, ABENGOA Solar, Cevital, la Fondation, DESERTEC, Deutsche Bank, E.ON, HSH Nordbank, AN Solar Millenium, Munich Re, M+W Zander, RWE, SCHOTT Solar et Siemens. La DII dopo una serie di analisi preparerà un quadro di investimenti per rifornire la regione EU-MENA Europa, Medio Oriente e Africa del nord fino a soddisfare il 15% del fabbisogno energetico entro il 2050 grazie anche a solare termodinamico, impianti eolici, idroelettrici e geotermici.
Leggo dal comunicato stampa:
La DII intende collaborare strettamente con il piano solare mediterraneo (MSP), un’iniziativa lanciata nel 2008 dalla presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea nel quadro della “Unione per il Mediterraneo”. Il piano solare mediterraneo mira alla creazione di un nuovo equilibrio nord-sud relazione basata sulla promozione di progetti di energia sostenibile. Entrambe le iniziative - il MSP come iniziativa politica e il DII come iniziativa privata industria - condividono gli obiettivi simili e possono dunque si sostengono a vicenda.
Foto | DESERTEC Foundation
Nevada solar One, il più grande impianto solare termodinamico al mondo è in Nevada, ed è oggetto di un bellissimo articolo Plugging Into the Sun sul National Geographic di questo mese. Il riconoscimento è prestigioso e il merito va riconosciuto a Acciona, la società che ha progettato e costruito questo impianto da 64MW. La centrale conta su 180mila specchi parabolici e alimenta 14mila famiglie.
Via | Aluplanet
L’energia eolica continua a far parlare, nell’italica penisola, perché sembra che gli impianti fino ad oggi non siano in grado di mantenere le promesse, a discapito di un impatto ambientale ritenuto da alcuni fortemente dannoso. Famose le posizioni dei sindaci siciliani contro gli impianti eolici nel gelese e nel trapanese di Vittorio Sgarbi sindaco di Salemi e Rosario Crocetta, sindaco di Gela, paladini di campagne contro l’eolico.
Mentre a Scansano, in Toscana si stanno sostituendo 30 pale eoliche l’Associazione Geo Ambiente e Territorio sostiene che quella eolica si è rivelata una scelta insensata in un territorio che non ne ha la vocazione:
In primis per la resa veramente scarsa,con una media delle ore di produzione di solo 1.413, contro le 2.000 ore ed oltre di altri paesi piùvocati dell’Europa, fino alle fantastiche 3.500 della Scozia. E ciò dipende principalmente dallo scarso e variabile regime anemometrico del nostro paese.Questi dati dicono poco se non si considera che, proprio in quei paesi, il contributo al fabbisognoelettrico arriva fino al 20% in Danimarca, mentre da noi siamo ad un ridicolo 1,4%. Francamentenon è giustificabile che si possa puntare su questa tecnologia per raggiungere gli obiettivi di Kyoto.Né è giustificabile realizzare centrali idroelettriche nel Sahara, ovvero, fuor di metafora, impiantieolici in Toscana, dove le mappe eoliche CESI indicano ben poche speranze di vento produttivo.Un caso emblematico è l’impianto eolico Poggi Alti di Scansano (Grosseto), moltochiacchierato anche per il ricorso al TAR e Consiglio di Stato in merito alla realizzazione frontale alcastello medievale di Montepò e senza Valutazione di Impatto Ambientale.
E conclude l’Associazione Geo:
Ma veramente vogliamo spremere sangue da una rapa, quando lungo la costa tirrenica la ventosità è nettamente superiore, garantita, e con gli impianti offshore si possono ottenere risultati superiori? Ne abbiamo proprio bisogno in Toscana con oltre 35% di elettricità da rinnovabili? Stante che con gli impianti attuali in Italia non si supera il rendimento del 16%, perché non percorrere alternative molto più produttive, come il solare termodinamico (circa 30%) o il geotermico di terza generazione (circa 80%)?
Via | Maremma News
Foto | Flickr
Italiani popolo di ignoranti in materia di rinnovabili: solo 1 su 3 conosce il fotovoltaico. Nel dettaglio, su 500 intervistati, il 24% dichiara di conoscere il fotovoltaico, il 30,3% dichiara di conoscere l’eolico e 30,4% il solare termico.
La ricerca è stata fatta per conto di ICIM, ente di certicazione, da Insintesi, 6Division Italia e Doxa che ha intervistato un campione misto tra aziende e normali cittadini.
Scrive Insintesi:
Le persone che conoscono meglio queste tecnologie, sono molto più ben predisposte ad utilizzarle ma sul fronte opposto, le aziende del comparto fanno poco per contribuire al processo di informazione e conoscenza della materia, mettendo in secondo piano l’impatto strategico della comunicazione.
Infine, dalla ricerca emerge anche la disponibilità a rivolgersi alle rinnovabili:
Nonostante la scarsa conoscenza, emerge chiaramente una predisposizione molto positiva degli italiani verso le rinnovabili: quasi l’80% della popolazione ritiene, che il potenziale impatto delle energie alternative sul risparmio dei costi energetici sia importante, con un 30%, che lo ritiene potenzialmente molto importante. Tutte le aziende fornitrici intervistate riscontrano un andamento positivo del business, che viene strettamente correlato agli incentivi statali.
Mentre il Governo prosegue l’iter che avvierà la costruzione di quattro centrali nucleari nel nostro Paese, continuano le polemiche sul loro reale vantaggio. Secondo molti le centrali nucleari sono anti-economiche: sono necessari investimenti elevati pagati dai cittadini, a fronte di un erogazione energetica diversamente ottenibile da altre fonti, magari rinnovabili.
Si accoda ai conti in tasca al nucleare anche Antonio Di Pietro, che dal suo blog scrive del perché non sia necessario il nucleare in Italia e di come il Premier Berlusconi, in realtà, non inaugurerà mai nessuna centrale.
Scrive Di Pietro:
Il nucleare morto in culla, non si farà mai, Silvio Berlusconi non taglierà mai il nastro di nessuna centrale, se non altro per questioni temporali, in compenso tutto questo “cinema” sull’energia frutterà qualche miliardo di euro dello Stato e della Comunità europea a qualche impresa filo-governativa, ma costerà agli italiani un ritardo incolmabile nei confronti degli altri Paesi in tema di sviluppo delle energie rinnovabili e, come al solito, andremo a “rimorchio”, in campo energetico, ancora per un paio di secoli.
E a proposito della scelta italiana di abbandonare i finanziamenti al solare termodinamico scrive:
“Ma l’America è lontana” cantava Lucio Dalla ed effettivamente oggi l’Italia è più vicina all’Iran che non agli Stati Uniti con la mozione n° 1-00155 dei senatori Gasparri, Nania e Dell’Utri che invita il governo, in sostanza, a dirottare gli investimenti dal solare termodinamico al nucleare. Nel frattempo l’italiano Rubbia in Spagna sta realizzando il progetto di una centrale a ciclo solare termodinamico per cui Siviglia nel 2013 sarà la prima città europea con un distretto di 700.000 abitanti a disporre soltanto di energia solare termodinamica.
Questo Governo è inadeguato, politicamente morto, socialmente anacronistico e guidato da uomini incompetenti e disinteressati a temi come l’ambiente, le energie rinnovabili, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, settori che potrebbero offrire centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente appetibili in ambito internazionale.
Via | Antonio Di Pietro
Foto | Insorgenzedaltaquota
Oggi pomeriggio il dibattito in Senato potrebbe essere più acceso del solito, infatti un gruppo di senatori chiederà di dirottare la quota di incentivi prevista per il solare termodinamico verso le altre fonti di energia incluso il nucleare. Secondo le valutazioni esposte, il solare termodinamico fornirebbe un energia troppo a caro prezzo a causa della necessità di ampi spazi su cui installare gli impianti e il ricavo non sarebbe equiparato all’investimento, per cui, suggeriscono i senatori è meglio spostare gli incentivi altrove.
La “brillante” proposta è contenuta nella mozione n° 1-00155 presentata dai Senatori D’Alì, Gasparri, Quagliariello, Viceconte, Alicata, Coronella, Dell’Utri, Digilio, Gallone, Nania, Nessa e Orsi, dove si legge a proposito delle valutazioni fatte in merito al solare termodinamico:
appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico.
Per ora è solo un concept quello presentato da Electrolux: la lavatrice e l’asciugatrice a idrogeno. In pratica per lavare la biancheria non sarà più necessario collegare la lavatrice alla rete eletterica ma solo alla fontana dell’acqua calda, ottenuta da pannelli solari.
Dice Edi Fabbro, responsabile Progetti Innovativi:
Il sistema è stato perfezionato per alimentare gli elettrodomestici di ultima generazione che utilizzano l’acqua calda di rete (particolarmente ecosostenibili nel caso di pannelli termici solari). ”Il progetto prevede la possibilità che le nostre apparecchiature di produzione possano prelevare l’acqua calda generata all’interno di un reattore chimico nel quale reagisce una lega a base di magnesio che scinde l’acqua in ossigeno ed idrogeno. La reazione chimica produce due effetti: il primo è la generazione di calore, che attraverso uno scambiatore riscalda l’acqua alla temperatura ottimale per i cicli; il secondo è la generazione di idrogeno che attraverso una bombola di accumulo viene poi utilizzato per alimentare la cella a combustibile che eroga l’energia elettrica sufficiente ad alimentare i motori ed i controlli elettronici dell’elettrodomestico. Un cogeneratore termico-elettrico in grado di operare in forma totalmente autonoma rispetto alla rete elettrica.
Nel caso dell’asciugatrice, invece, il metano dà una mano:
L’energia elettrica è prodotta all’interno dell’asciugatrice stessa da una cella a combustibile, un generatore elettrico a bassissimo impatto ambientale alimentato a metano. Il calore generato dal processo di conversione dell’energia chimica (metano) in energia elettrica non viene dissipato ma riutilizzato per il ciclo di asciugatura. L’energia elettrica prodotta dalla cella a combustibile viene utilizzata per alimentare tutti i carichi elettrici dell’asciugatrice (sistema di controllo e motori elettrici per l’azionamento del tamburo e dei ventilatori) ed in parte per riscaldare delle resistenze elettriche se il calore prodotto dal generatore non è sufficiente per i cicli di asciugatura rapidi.
Lavatrice e asciugatrice a ciclo di idrogeno

Via | H2planet
Foto | Ufficio stampa Electrolux