Il fresco profumo di pulito emesso dalle asciugatrici nasconde veleni e sostanze inquinanti. La scoperta è da attribuire ad uno studio che ha individuato nei detersivi e nei fogli profumati che vengono aggiunti al bucato all’interno delle asciugatrici. Gli scarichi di questi elettrodomestici non erano stati mai monitorati, ma è bastato fare una semplice prova per rilevare 25 composti organici volatili di cui sette inquinanti pericolosi.
In particolare due di queste sostanze volatili, acetaldeide e benzene, sono state classificate dall’agenzia per la protezione ambientale americana come cancerogene, con annessi limiti per il livello di esposizione. Come spiega Anne Steinemann, professore di ingegneria civile e ambientale e degli affari pubblici presso l’Università di Washington:
Questi prodotti possono avere effetti non solo sulla salute personale, ma anche sulla salute pubblica e dell’ambiente. Le sostanze chimiche possono liberarsi nell’aria e negli scarichi dell’acqua. Concentriamo molta attenzione su come ridurre le emissioni di sostanze inquinamenti dalle automobile, ma anche questa è una fonte di inquinanti che potrebbe essere ridotta.
Tutto questo senza considerare come le asciugatrici siano elettrodomestici (ad elevati consumi energetici) dei quali si potrebbe tranquillamente fare a meno, soprattutto in un paese come il nostro nel quale il sole per asciugare “naturalmente” il bucato non manca.
Via | Futurity
Negli Stati Uniti i consumatori hanno un ruolo attivo nella società dei consumi: sanno di costituire una potente lobby in grado di condizionare anche le scelte di mercato. Ecco che EarthJustice pubblica una lista di detersivi in vendita negli Usa (se non ci sono particolari differenze in etichetta anche qui da noi) valutati, per ora, dei veri killer per l’ambiente. (Ci sono anche prodotti riservati alla pulizia della persona).
La campagna di EarthJustice parte da lontano, cioè dall’associazione Women’s voices for the earth, cioè donne ambientaliste preoccupate delle conseguenze che i detersivi usati quotidianamente nelle loro case possono avere sulla loro salute e su quella dei loro familiari. Infatti non sempre in etichetta sembra siano dichiarate tutte le sostanze che compongono questi detersivi. Dunque, ricorrendo a una vecchia legge in vigore nello stato di New York EarthJustice ha scritto alle aziende produttrici, in molti casi, multinazionali, chiedendo conto delle sostanze chimiche presenti. Ebbene nel caso di quelle segnalate non è stata ottenuta alcuna risposta e sono 9 i detersivi di cui ancora non si conoscono gli ingredienti.
EarthJustice per questa campagna è stata citata in tribunale dalle multinazionali mentre Johnson&Johnnson subito dopo ha pubblicato un sito in cui sono esposti gli ingredienti chimici per prodotto.
Detersivi per la casa: i marchi incriminati


Via | The new ecologist

Ewg, associazione no-profit nata con lo scopo di proteggere la salute delle persone e dell’ambiente informando i consumatori, ha appena pubblicato il rapporto Not So Sexy, sulle sostanze chimiche nascoste nei profumi, nei deodoranti e nelle fragranze per il corpo. Cosa nasconde in realtà un’essenza di rosa e quale combinazione tra le 3100 sostanze chimiche in uso nell’industria cosmetica viene davvero usata per creare quell’essenza?
Secondo il rapporto di EWG, le essenze usate nei profumi sono di solito composte con un mix di sostanze chimiche che non vengono riportate sull’etichetta, e la maggior parte della volta sono sostanze derivate dal petrolio. Alcuni test di laboratorio commissionati nell’ambito della Campagna per l’uso di Cosmetici Sicuri, analizzati appunto da EWG, hanno rilevato l’uso di 38 sostanze nascoste in ben 17 famosi profumi, tra cui Chanel, Acqua di Giò, Eternity di Calvin Klein.
I prodotti testati contengono in media 14 sostanze chimiche non riportate sull’etichetta, molte delle quali non sono indicate per l’uso in prodotti per l’igiene e la bellezza della persona, perché causa di reazioni allergiche o tossiche per l’organismo. Il vostro profumo preferito è nella lista?

Si apre oggi a Parma la V Conferenza Ministeriale su Ambiente e Salute, l’incontro dei ministri di 53 Paesi europei, chiamati a valutare il proprio operato e a stilare le linee d’azione per proteggere la salute dai rischi ambientali e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.
La Conferenza valuterà l’azione europea nei passati 20 anni sulla salute e sulla prevenzione e ci si aspetta che definisca un piano d’azione che valuti la tutela della Salute in stretto rapporto con l’Ambiente. Tra i temi discussi nella conferenza ci sono la protezione della salute da rischi derivanti da condizioni di scarsa igiene e mancanza d’acqua; la scarsa qualità dell’aria e gli effetti dell’inquinamento; l’esposizione a sostanze chimiche nocive; le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle popolazioni più a rischio.
Uno tra i punti cardine dell’incontro è la tutela della Salute dei giovani: in alcuni Paesi dell’Europa, soprattutto nell’Est, muoiono ogni anno da 1 a 5 bambini su 100o a causa di disturbi alle vie respiratorie, causati dall’inquinamento. L’esposizione dei bambini all’inquinamento è causa di morte, ed un fattore di rischio tanto elevato non è accettabile in Europa.
E’ necessario proteggere i bambini dall’esposizione al PM, perché il loro organismo è particolarmente vulnerabile: dall’esposizione al particolato derivano asma, allergie, bronchiti, infezioni delle vie respiratorie. Uno tra gli scopi pirncipali della Conferenza di Parma è assicurare che i bambini possano respirare aria pulita e che la loro salute possa essere tutelata, non minata dall’inquinamento ambientale.
Foto | Flickr
Ho letto con grande interesse l’articolo Why Algae Won’t Fly Anytime Soon sul blog The crankyflier che mette in discussione per il prossimo futuro la produzione di biocarburante da alghe.
Dove sta il problema? Nella filiera produttiva: occorre troppa energia e il processo, dunque, non è sostenibile e non è conveniente.
Scrive Cranky:
Ci vuole un sacco di energia e l’uso di sostanze chimiche per fare niente che non è esattamente un processo sostenibile.
Racconta Cranky che della produzione di biocarburante da alghe ne ha parlato con Riggs Eckelberry CEO di OriginOil. Ebbene, nonostante Riggs con la sua società abbia individuato un sistema per l’estrazione di biocarburante da alghe il meno dispensioso possibile, tanto che riesce ad usare 1 sola tonnellata di acqua, riusabile per altri processi, questo non risulta ancora sufficientemente economico per garantire il pieno ad un aereo.
Continua a leggere: Biocarburante da alghe: basterà per fare il pieno a un aereo?
Le rondini quest’anno sono arrivate più tardi il che ha fatto supporre a un gruppo di ricercatori italiani che non si sia trattato di un errore bensì di una “partenza intelligente” come adeguamento alle modifiche del clima e alla scarsità di cibo causato con ogni probabilità dall’intervento umano L’analisi sui flussi migratori delle rondini rientra nel progetto “Segnali di Primavera” ideato dai ricercatori dell’Ibimet-Cnr .
Ha detto Marina Baldi dell’Ibimet:
Le condizioni ambientali e climatiche possono influenzare la decisione di migrare e situazioni meteorologiche avverse durante il percorso possono causare variazioni della rotta, mettendo a rischio la sopravvivenza degli uccelli che in molti casi arrivano a destinazione stremati. Nonostante iniziative come la nostra, sia nazionali che internazionali, abbiamo ancora scarse informazioni sulle partenze.
Quest’anno però si è notata una certa confusione rispetto alle partenze, infatti solo una parte delle migranti si è messa in viaggio mentre un’altra parte si è fermata a causa delle temperature alte e dell’assenza di pioggia.
Spiega Baldi:
Clima e migrazioni sono correlati ma non si può prescindere da un altro importante fattore: la disponibilità di cibo. Le rondini, a differenza dei passeri che appartengono alle cosiddette specie ‘generaliste’, sono ‘selettive’ e si nutrono di mosche, cavallette, grilli, libellule, coleotteri, falene e altri insetti volanti. Quanto più una specie ha preferenze alimentari selettive tanto più le modifiche apportate dall’uomo all’habitat in cui vive costituiscono un pericolo per la sua sopravvivenza, in quanto, potrebbero cambiare la disponibilità di cibo.Cambiamenti del loro comportamento sono sintomatici non solo di mutate condizioni climatiche, ma anche di differenti condizioni ambientali quali la presenza di sostanze chimiche nocive - si pensi ai pesticidi – e, quindi, di variazioni delle popolazioni degli insetti dei quali sono ghiotte.
Via | Almanacco della Scienza
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Per la decima volta Greenpeace rilascia la sua Guida all’Elettronica, per promuovere un mercato dell’elettronica più sostenibile; rilasciata per la prima volta nel mese di agosto 2006 questa guida fa una classifica dei leader nei mercati della telefonia mobile, dei computer, delle TV e console, in base alle loro politiche e pratiche in materia di sostanze chimiche, riciclaggio ed energia.
Nonostante gli abbondanti tentativi di lifting agli occhi dei consumatori, la maggior parte delle aziende di elettronica non hanno ancora messo in atto i cambiamenti necessari per ridurre significativamente le emissioni.
Le compagnie Americane Motorola, Microsoft, Dell, e Apple sono le peggiori, senza piani per ridurre il riscaldamento globale da inquinamento e senza obiettivi o scadenze per la riduzione delle emissioni di CO2. Dopo il continua trovate un utile web-tool messo a disposizione da Greenpeace per confrontare le 10 classifiche stilate nelle guide rilasciate dal 2006 ad oggi.
Continua a leggere: GreenPeace rilascia la decima Guida Elettronica
Il nuoto è uno sport tradizionalmente raccomandato agli asmatici dato che il tipo d’aria caldo umida presente nelle piscine riduce le possibilità di attacchi d’asma durante l’attività fisica rispetto ad altri sport ma, curiosamente, potrebbe anche esserne una causa. Secondo una ricerca svolta in Belgio, il cloro utilizzato per tenere pulite le piscine potrebbe infatti contribuire allo sviluppo di questo problema.
Secondo questa ricerca nuotare in piscine, principalmente scoperte, può aumentare il rischio d’asma soprattutto nei bambini e sembrerebbe che ci sia inoltre un forte legame anche con persone che hanno praticato regolarmente nuoto in piscine all’aperto fin da giovani. Si ritiene che i fumi del cloro galleggianti intorno alla superficie della piscina, possano contribuire ad innescare una condizione d’irritazione delle vie respiratorie superiori.
Il Prof. Alfred Bernard, dell’Università Cattolica di Louvain, Bruxelles, ed il suo team hanno esaminato 847 allievi delle scuole secondarie con un’età media di 15 anni. I bambini che avevano nuotato per più di 500 ore nell’arco di dieci anni, presentavano una probabilità cinque volte più elevata di soffrire d’asma rispetto a coloro che non avevano mai nuotato in piscine all’aperto. Quelli con una predisposizione alle allergie, presentavano un rischio fino a dieci volte più alto, mentre coloro che avevano nuotato in una piscina coperta per meno di 100 ore nella loro vita presentavano un rischio d’asma fino a quattro volte inferiore rispetto al resto dei bambini studiati.
Continua a leggere: Il cloro delle piscine aumenta il rischio d'asma
Nonostante i grandi passi fatti nella creazione di nuovi prodotti e sostanze chimiche, sono ancora molte le industrie che continuano ad utilizzare centinaia di sostanze nocive (ad esempio l’usatissimo cloro).
Purtroppo esistono ancora numerosi ostacoli, quali ad esempio la mancanza di formazione e investimenti insufficienti, nel percorso che porterà all’utilizzo di prodotti chimici “ecologici” e alla progettazione di sostituiti per la maggior parte dei composti in utilizzo oggigiorno.
Dei circa 83.000 prodotti chimici in commercio, solo un centinaio di questi possono essere considerati “ecologici”. I restanti si accumulano nel corpo umano ed in natura, creando gravi danni ambientali e malattie come il cancro. Per alcuni prodotti non si conoscono neppure i rischi o sono comunque incerti.
Continua a leggere: Sostanze nocive usate da industrie chimiche
La scorsa settima in Colombia si è rischiato un vero disastro ambientale a causa del rovesciamento, nel fiume Maddalena, di un traghetto addetto al trasporto di 96 fusti di cianuro. Le autorità colombiane intervenute immediatamente sono ancora alla ricerca di 2 fusti dispersi nelle acque del fiume.
Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha vietato il trasporto fluviale di cianuro ed altre sostanze tossiche fino ad ulteriori notizie. Inoltre nell’incidente sono stati dispersi nelle acque oltre due tonnellate e mezzo di sostanze chimiche tra cui erbicidi e solfato di zinco.
Secondo quanto rilasciato dalla squadra di subacquei impegnata nel recupero del materiale tossico, sembra che le ricerche siano ostacolate dalle forti correnti e dall’inquinamento del fiume Maddalena: infatti tutti i fusti sono già ricoperti da grandi quantità di melma. A proposito di inquinamento sembra che nelle scorse settimane ci siano state numerose telefonate per avvistamenti lungo il fiume e le coste caraibiche di rifiuti ospedalieri (siringhe e contenitori di sangue) ed altri rifiuti industriali.
Via | LosAngelesTime.com
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