
I due comuni del milanese tentano di formare cittadini più attenti alla sostenibilità e lo fanno ciascuno con il proprio percorso formativo grazie all’ausilio del Politecnico milanese, di Ingegneria senza frontiere e di alcune imprese aderenti al progetto Cresco.
A Carugate i ragazzi coinvolti saranno circa 500 delle scuole elementari e medie. Saranno affrontati temi come la mobilità, l’energia e l’acqua.
Ad Abbiategrasso, da dicembre ad aprile, saranno coinvolti più di 200 strudenti delle elementari e superiori e i temi trattatati saranno quelli della mobilità e dell’energia, il Politecnico di Milano formerà i professori sulla gestione delle risorse energetiche e su rifiuti & riciclo.
Si creeranno inoltre dei percorsi per i condomini, destinati a sensibilizzare sia i condomini sia le amministrazioni locali.
Via | Ecodallecittà
Foto | Flickr
Qualche post fa a proposito di una patacca di pubblicità parlavamo di astroturfing, cioè di quella orribile pratica che fa passare un opinione che in realtà veicola il messaggio preciso di una lobby (qui la bella spiegazione di Ugo Bardi). Questo smantellamento del dialogo sembra concentrarsi sopratutto verso gli argomenti ambientalisti. E’ facile intuire il perché: si cerca di dirottare l’opinione pubblica dalla parte delle lobby, foraggiate dalle multinazionali, affinché tutto, consumi, sprechi, sfruttamento delle risorse resti così com’è.
Se ne parla su Monbiot e l’autore spiega che i commentatori di questa risma sono anche detti i members of 50 cent Party, in quanto , come riferisce BBC sono pagati mezzo yuan a commento.
Riferisce l’autore del post:
Ho incrociato per la prima volta l’astrosurfing nel 2002 quando gli investigatori Andy Rowell e Jonathan Matthews cercavano riscontro nei commenti di due commentatori che si firmavano Mary Murphy e Andura Smetacek. Questi lanciarono feroci attacchi attraverso forums, contro uno scienziato e la sua ricerca su colture di mais in Messico contaminate da OGM.
Spero che da oggi in poi leggeremo con maggior distacco e occhio critico i tanti commenti feroci e deliranti contro le energie verdi, l’agricoltura biologica, la sostenibilità ambientale, le emissioni di CO2.
Foto | Flickr

Ecco un po’ di foto pubblicate da Luca su Designerblog che con me segue l’evento Sustain/ability a Treviso. Dopo i Talk che trovate nella sezione live ecco la pratica di quel che fin qui vi ho raccontato. L’uso dei materiali, il controllo della filiera, l’approvvigionamento, tutto rientra sotto l’etica della sostenibilità. Il che non vuol dire che si tratti di prodotti scadenti. Al contrario, sono prodotti, spesso recuperati dalla memoria, dalla tradizione artigianale e rivisitati secondo un esigenza contemporanea. Cosa vuol dire rendere un prodotto sostenibile? Usare la materia prima necessaria, adatta e locale. Non sprecare per produrlo acqua e energia. Tutto qui.
Ruggero Canova, tra gli ideatori di Nanà pentola rivoluzionaria (di cui vi scriverò a breve) mi raccontava di un sistema di concia delle pelli secondo le tecniche Maya. Sono state studiate direttamente nei luoghi in cui sono nati. Nella Serenissima pure si conciavano le pelli con vegetali e dunque senza il cromo, pur ottenendo risultati di tutto rispetto. Ebbene, mi spiega Ruggero che recuperare la sapienza passata sembra essere la vera strada che ci condurrà al futuro.
La descrizione della scarpa; la descrizione dell’arredamento recuperato dai pallet; la descrizione della borsa di Denise Petenò che recupera per le sue produzioni RAEE. Il resto su designerblog.
Roberto Santolamazza, (ultimo a destra) di treviso Tecnologia, conclude questo giro di interventi . Presenta il progetto RIECO- rete innovativa per la valutazione della Eco compatibilità dei prodotti- che ha tra i suoi obiettivi l’ottimizzo del ciclo di vita dei prodotti attraverso l’incremento dell’intensità di utilizzo dello stesso; la diminuzione delle risorse; la gestione del fine vita dei prodotti.
Il progetto è di tipo formativo e finanziato per aziende e inoccupati. Per le aziende c’è la possibilità di organizzare progetti formativi in azienda su tematiche quali Eco design e Life Cycle asessment o il trasferimento tecnologico come supporto all’innovazione.

Domenica , quella odierna, all’insegna della sostenibilità presso il Black Out Club di Roma.
Dalle 11 alle 21 porte aperte per Ecosunday con laboratori di educazione ambientale, il mercatino del baratto di Hyarbor, la ciclofficina LaGabbia, Guerrilla Gardening, la presentazione del libro “Bandiera nera. Le navi dei veleni” di Andrea Palladino, dibattito sui lavori ”verdi” e ristorazione bio.
Via | Hyarbor

“Noi siamo il cancro della Terra”. Non usa mezzi termini Cristèl Carrisi, 24 anni, terzogenita di Al Bano e Romina Power, al debutto come cantautrice con l’album Il Tempo, il Nulla, l’Amore ed io… in cui, tra i vari temi, racconta il suo amore per la natura e il suo impegno ecosostenibile. Lo fa in particolare nel brano Custodi, quello bocciato allo scorso Sanremo giovani, in cui canta:
Questa terra non è mia né tua ma è nostra, siamo solo dei custodi.
Così ne spiega la nascita:
Avevo una melodia che continuava a girarmi in testa ed ero in aereo guardando il mondo dall’alto. Noi uomini sentiamo il bisogno di tracciare confini per delineare qualcosa che in fondo nessuno possiede. Conflitti ingiusti il cui unico risultato è il maltrattamento della Natura. Abbiamo la presunzione di pensare che la Terra ci appartenga quando invece siamo qui come ospiti momentanei.
D.:Un tema, quello della sostenibilità, che le sta molto a cuore. Mi dice Cristèl seduta al tavolino di un bar di Trastevere a Roma:
Io mi sento in colpa e sto male ogni volta che prendo un aereo.

Questo post è “ricondizionato”, cioè scritto da un computer rigenerato. Esattamente da uno dei 25 notebook di recupero che si trovano nella Sala Stampa della 47esima edizione dello Smau, il Salone internazionale di Information & Communication Technology che ogni anno si svolge a Milano. Computer arrivati alla fine del loro percorso aziendale e che sono stati puliti sia esteticamente sia nell’hardware, poi aggiornati nei software, per farli tornare a funzionare come se fossero nuovi di zecca. Evitando così i rifiuti elettronici e conciliando l’innovazione con la sostenibilità e il risparmio.
A ricondizionarli è stata Rigeneriamoci, una start up nata nel 2007 interna a un’azienda a conduzione familiare, la FastInking, che nel 2009 ha fatturato 800mila euro. La missione? Rigenerare stampanti, consumabili, PC, server e apparati di rete puntando su qualità ed efficienza del servizio, per ridurre l’ewaste e favorire la sostenibilità. Un approccio che in tempi di crisi ha creato un piccolo boom. Dice Marco Gialdi, ad di Rigeneriamoci:
Un personal computer, con installati programmi open source, costa tra i 100 e i 250 euro; un portatile circa 200. I modelli più nuovi arrivano ai 270, ma sono prezzi iva inclusa e le macchine hanno una garanzia di sei mesi. Qui allo Smau presentiamo una partnership con Prestiamoci, una comunità di prestiti tra persone che dà finanziamenti a tasso vantaggioso.
Continua a leggere: Ecoblog allo Smau, è boom per i computer riciclati

Felicità? Fa rima con sostenibilità. Non solo in senso letterale ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. A sostenerlo, all’VIII Forum internazionale sul vivere sostenibile organizzato dalla associazione Greenaccord a Cuneo, Ana Lorena Guevara, viceministro per l’Ambiente e l’Energia della Costa Rica.
Un piccolo Paese che ha fatto del vivere “verde” il proprio modello di sviluppo, tanto da aver scelto un obiettivo: diventare, entro il 2021, a impatto zero. E cosa c’entra la felicità? Il Costa Rica si è più volte aggiudicato il primo posto nella classifica della New Economics Foundation dei Paesi con il più alto tasso di felicità: “felice” si è infatti dichiarato l’85 per cento dei cittadini.

Il team di MyNatour, una community online per viaggiatori in cerca di percorsi sostenibili e di vacanze in armonia con la natura, è partito alla scoperta del Sud Africa per poter offrire ai tifosi dei Mondiali un’alternativa di turismo sostenibile per un’evento altamente inquinante come sarà la Coppa del Mondo in Sud Africa.
Il 15 febbraio sono partiti alla volta del Sud Africa per viaggiare seguendo la loro Eco Route, un percorso di 6000km in carpool per cercare le migliori pratiche di sostenibilità che il Sud Africa ha da offrire e per consigliare vie alternative di turismo sportivo, perché assistere ai Mondiali 2010 facendo delle scelte ecologiche è possibile.
Il cammino verde di MyNatour ha toccato le 9 città del Sud Africa che ospiteranno la Coppa del Mondo, senza tralasciare aree e parchi protetti di incantevole bellezza, come il Kruger National Park ed attività amate dai viaggiatori responsabili, come percorsi in bici, trekking, l’osservazione di delfini e balene.
Chi si accinge a partire per il Sud Africa per tifare la nazionale può consultare qui il diario online di MyNatour, leggere i consigli di viaggio, seguire il loro percorso e trovare informazioni utili.
Foto | Courtesy of Mynatour
A inizio anno, pubblicammo “Rompiscatole” la classifica - stilata da Greenpeace - sulla sostenibilità di alcune delle maggiori marche di tonno commercializzato in Italia augurandoci che potesse servire da monito per scelte più responsabili da parte dei consumatori e, soprattutto, dei produttori. I progressi, seppur limitati, non si sono fatti attendere: AsdoMar, ad esempio, da gennaio ad oggi, è passato dalla seconda posizione alla prima sulla base di miglioramenti sostanziali nei parametri di trasparenza; dell’incremento nella percentuale di tonnetto striato - una specie in buono stato e attualmente non a rischio -utilizzata nei propri prodotti e, non da ultimo, sulla base dei tentativi manifestati dalla stessa di “evolversi” verso metodi di pesca più sostenibile (lenza e amo). Callipo, invece, dalla zona “rossa” -considerata la più impattante- è passato a quella “arancio” mentre Rio mare ha promesso che verrà approntato un piano di sostenibilità adeguato entro la fine di quest’anno… Pollice completamente verso, invece, ancora una volta, per Mare aperto STAR e tonno Nostromo, sempre fanalini di coda e insensibili ad atteggiamenti più rispettosi di una specie tanto minacciata…
Eppur si muove! direbbe qualcuno, ma non è ancora abbastanza se è vero che nessuno dei 14 marchi analizzati è ancora riuscito a raggiungere la tanto agognata fascia “verde” che denoterebbe l’aderenza di un prodotto alla piena sostenibilità… Personalmente, tuttavia, continuo a credere che l’ipotesi vegetariana - specialmente in assenza di leggi internazionali e di sanzioni concrete che tutelino realmente le specie ittiche - sia di gran lunga la migliore….
Foto | Flickr