
A causa delle calde temperature questa primavera assistiamo ad una fioritura prematura della maggior parte delle piante, fenomeno che non si vedeva da quasi 250 anni.
Il che vale soprattutto per il Regno Unito, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista di biologia Proceedings of the Rocial Society, riportata dalla BBC: dal 1659 ad oggi, il 2010 è l’anno in cui i fiori sono sbocciati prima.
La ricerca ha analizzato le fioriture di 405 specie nei secoli, rilevando un trend in evidenza già negli scorsi 25 anni. Sebbene negli scorsi 250 anni ci siano stati altri periodi con temperature più elevate rispetto alla media, negli scorsi 25 anni l’aumento è stato costante, e di conseguenza il periodo delle fioriture è stato anticipato. Oggi la primavera arriva in Inghilterra 11 giorni prima rispetto a 30 anni fa, con tutte le conseguenze del caso per la tutela della biodiversità.
Foto | Flickr

Si è da poco conclusa a San Francisco la settima edizione dell’Ocean Film Festival, la rassegna che celebra la bellezza ed i misteri della vita degli Oceani, per sensibilizzare riguardo all’importanza di proteggere e conservare gli ecosistemi marini.
Al Festival è stato presentato Isla Holbox, la storia di una piccola isola dello Yucatàn che da giugno a settembre ospita un inusuale numero di squali balena giganti. Isla Holbox racconta come la presenza degli squali sia la più grande risorsa per la gente dell’isola, ma anche di come si teme che il sovrasviluppo incida negativamente, sia per gli squali che per i 1600 abitanti di Holbox.
Gli squali arrivano a centinaia da circa 6 anni, ma con loro arrivano anche migliaia di turisti: l’isola di Holbox, con le sue acque ricche di plancton, è davvero un paradiso per gli squali balena o l’ecoturismo finirà per distruggerne l’habitat naturale e mettere a rischio la specie?
Holbox, che potete vedere qui sulla pagina di Kip Evans, produttore e direttore della fotografia, racconta la storia dell’Isola di Holbox, passata dall’essere una comunità di pescatori ad una meta di ecoturismo tra le prime al mondo grazie agli squali balena, con tutti i problemi che questo comporta per chi davvero ci tiene agli squali.
via | sfoceanfilm

Mentre nel mar Ionio si scoprono banchi di coralli bianchi, nell’Adriatico ci si occupa della salvaguardia e della tutela degli animali marini, dando vita ad un centro di recupero e divulgazione specializzato. Ad opera della Fondazione Cetacea nasce a Rimini Adria, uno spazio dedicato al mare Adriatico ed ai suoi abitanti, aperto al pubblico.
Il centro Adria ospita al suo interno l’Ospedale delle Tartarughe, un’area del centro di recupero con una vasca di riabilitazione da 15.000 litri e sviluppa progetti di monitoraggio sui cetacei già avviati dalla fondazione Cetacea in collaborazione con Università italiane e straniere. L’Adriatico e i suoi abitanti sono in mostra nell’esposizione “Vita in Adriatico”, dedicata alle diverse specie e nel percorso fotografico “I Colori dell’Adriatico”.
Interessante è anche l’allestimento “Un mare da salvare” che espone coralli, affidati al centro Adria a scopo didattico, dopo essere stati sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato.
Foto | Flickr
Il parto della riserva naturale Band-e Amir è durato più di quarant’anni: progettato fin dagli anni Sessanta, il parco naturale dell’Afghanistan è stato dichiarato riserva naturale protetta in occasione dello scorso Earth Day. Situato nella provincia di Bamiyan, si estende per 600 km quadrati di territorio, a 3000 metri di altezza circa: sono le vette rossastre dell’Hindu Kush che racchiudono l’acqua turchese dei sei laghi del parco di Band-e Amir.
Leggo sul Venerdì di Repubblica che nella riserva la fauna è ancora ricca, sebbene molte specie siano scomparse a causa della caccia indiscriminata in queste aree negli anni Ottanta: stambecchi, lupi e volpi dividono il parco col fringuello delle nevi afgano, un uccello raro che si trova solo qui, tra le montagne dell’Hindu Kush. Vi lascio alla galleria di foto che illustra meglio di qualsiasi descrizione le meraviglie di Band-e Amir, primo parco nazionale dell’Afghanistan.
Foto | Melle, Montgomery
Casa delle Farfalle di Bordano (UD), dove nell’habitat di foreste pluviali tropicali dell’Africa, Asia e Amazzonia, le farfalle volano libere, stanno per arrivare altre specie del mondo vegetale ad incantare i vistatori per la loro bellezza ed eleganza: le orchidee, prime donne del mondo vegetale.
La Casa delle Farfalle, un giardino tropicale di oltre 1000 mq che rappresenta la serra più grande in Italia, ospiterà dal 30 maggio al 7 giugno Orchidays, una mostra tematica dedicata alle orchidee per conoscere e venire a contatto con rari esemplari tropicali di questo fiore.
Il percorso si snoda in mezzo a centinaia di specie botaniche e di ibridi, accompagnato da pannelli didattici utili per conoscere biologia e strategie riproduttive delle orchidee. In più, un po’ di storia e curiosità su questo fiore dai mille misteri faranno da cornice al percorso dei visitatori.
Continua a leggere: Orchidays: la Casa delle Farfalle dedica 9 giorni alle orchidee
Callum Roberts, professore di Conservazione Marina all’Università di York ha incrociato i dati di 100 pubblicazioni scientifiche per calcolare quante aree marine devono essere chiuse alla pesca. La sua proposta è di chiudere alla pesca un terzo degli oceani per vent’anni, in modo da dare la possibilità di riprodursi alle diverse specie.
La proposta arriva sul tavolo delle discussioni della UE che ha fallito in una politica di pesca comune, mentre nelle sue acque si continua a pescare fuori controllo e si superano i limiti biologici di circa il 30%. La proposta della UE si limita a chiedere un generico taglio nelle attività di pesca, a cui il Professor Roberts risponde con la proposta di creare un’Area Marina Protetta (MPA) sull’esempio di quella dell’Islanda che ha dato la possibilità alle diverse specie di riprodursi significativamente.
Altri esempi positivi di aree marine protette sono quella del New England, che in soli 10 anni di chiusura alla pesca “ha avuto una ripresa spettacolare” e quella di Off Lundy Island, una zona delle acque britanniche totalmente chiusa alla pesca in cui la popolazione di aragoste è 8 volte superiore al resto.
Oggi esistono 4000 MPA che coprono circa lo 0,8% delle acque degli oceani. Secondo voi è auspicabile l’dentificazione di una MPA in Europa o pensate sia necessario distinguere tra aree dedicate alla riproduzione biologica delle specie e zone riservate alla pesca senza che la prima tolga mercato alla seconda?
via | Guardian
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Tra i tanti animali che rischiano l’estinzione, e di cui parliamo spesso sul nostro Ecoblog, vogliamo ricordare l’axolotl, per la cui difesa è stato fatto un recente appello da scienziati ed ambientalisti. L’axolotl potrebbe infatti estinguersi in 5 anni, a causa di inquinamento e presenza di specie alloctone nel suo habitat.
La sua scomparsa sarebbe particolarmente grave, in quanto questo anfibio è unico al mondo e allo stato libero vive unicamente nel lago Xochimilco, a circa 20 km da Città del Messico. Tra le sue caratteristiche, particolarmente curiose è la sua capacità di rigenerare parti del proprio corpo e di riuscire a decidere se diventare adulto o rimanere girino.
Sebbene si verifichi raramente, l’axolotl può decidere infatti di passare alla maturità e di uscire dall’acqua, trasformandosi in una specie di salamandra. Recentemente viene anche allevato in cattività ed è stato spesso utilizzato per esperimenti scientifici, interessati a studiarne la capacità rigenerative.
Foto | LPEstrela
Le barriere coralline stanno scomparendo ad una velocità doppia rispetto alle foreste pluviali tropicali. Lo dicono John Bruno ed Elizabeth Selig della University of North Carolina. I due ricercatori hanno completato il primo studio globale sulle barriere coralline della regione indopacifica, confrontando i dati di 6.000 studi che monitoravano 2.600 barriere coralline tra il 1968 ed il 2004.
In questa zona, in cui sono presenti il 75% delle barriere coralline del mondo, i due studiosi hanno scoperto che la superficie coperta dal corallo sta diminuendo dell’1% all’anno tra il 1968 ed il 2004. Per fare un paragone, le foreste pluviali tropicali stanno scomparendo ad un tasso dello 0,4% l’anno tra il 1990 ed il 1997.
La barriera corallina non dovrebbe comunque rappresentare la prima vittima del riscaldamento globale. Basta guardare ai cambiamenti climatici estremi che è riuscita a superare negli ultimi 220 milioni di anni. Una capacità di adattamento che è stata osservata anche da Andrew Baker e dai suoi colleghi della Columbia University. Lungo la costa di Panama, l’acqua più calda ha causato lo sbiancamento dei coralli che hanno formato una relazione simbiotica con le alghe conosciute con il nome di clade C, ma non di quelli che hanno legato le loro forze con un altro tipo di alga, la clade D, che può tollerare temperature più elevate.
Per cui, come consiglia lo stesso Baker, per salvaguardare il futuro delle barriere coralline ci vuole più ricerca, che “potrebbe includere degli esperimenti in cui tentare di inoculare alghe simbiotiche resistenti al calore nelle più grandi e antiche colonie di coralli”, unita a uno sforzo internazionale per affrontare il riscaldamento globale, e a politiche locali - come la riduzione dei metodi di pesca nocivi e dell’erosione - di mantenimento dei coralli nel breve periodo.
Via | New Scientist (1), New Scientist (2)
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Il Congresso annuale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ha fatto il tradizionale punto sulle specie a rischio di estinzione nel pianeta.
La nuova lista rossa quest’anno contiene oltre 45.000 specie. Un quarto delle varietà di mammiferi rischia di sparire per sempre, e come avverte uno degli scienziati dell’IUCN, “il numero dei mammiferi a rischio potrebbe salire al 36%”, perché i ricercatori non sono riusciti a classificare il livello di rischio per almeno 836 specie a causa della mancanza di dati significativi.
Sei specie di orso su otto sono minacciate, così come la metà delle specie di primati, e 300 delle 634 specie di scimmie. In totale, circa il 40 per cento di tutte le specie animali e vegetali monitorate sono ”minacciate”. È un vero e proprio grido di allarme che rischia come ogni anno di passare inascoltato.