Il Governo congela i nuovi incentivi (probabilmente al ribasso) al fotovoltaico. Con il decreto Romani varato ieri, a cui manca però la firma del Presidente Napolitano, infatti, le nuove tariffe, per chi installa un impianto oltre il 31 maggio 2011, saranno comunicate a aprile e ratificate a giugno. Salta il tetto degli 8mila MW.
Questo stato di incertezza sugli incentivi sta causando gravi problemi agli operatori del settore. Aper, Assosolare, Asso Energie Future e Gifi si sono riuniti oggi con grande urgenza per chiedere al Presidente Napolitano di non apporre la sua firma al decreto legislativo perché:
getta il settore delle rinnovabili nell’incertezza, aprendo la strada a una crisi che non si fermerà alle aziende del fotovoltaico e dell’eolico.
Che le rinnovabili, fotovoltaico e eolico in primis, si prestassero alle speculazioni (anche delle mafie), lo avevamo già detto. Ma avevamo anche scritto delle picconate del Governo agli incentivi e non per natura morale ma per la necessità economica di sostenere il rientro del nucleare in Italia. Dunque non si capisce bene se il decreto voluto dal Paolo Romani ministro per lo Sviluppo serva più a ridimensionare lo sviluppo delle rinnovabili, piuttosto che a regolamentare e soffocare la speculazione.
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Sebbene il fotovoltaico sia un sistema per produrre energia pulita sembra non essere esente né da speculazione né da impatto poco sostenibile con il territorio.
Molte le amministrazioni dunque, che cercano di dare, nel ginepraio di leggi e modifiche recepite da Comuni e Regioni, una regolamentazione che tenga conto delle caratteristiche del paesaggio. Ecco che dopo l’impianto di Vignui che occuperà circa 600 metri quadri a Feltre hanno deciso di stabilire delle regole più restrittive tra cui il limite di 10 ettari per impianto fotovoltaico; esclusione dei terreni agricoli e minore impatto possibile per quelli sui tetti.
Infine tra le mozioni anche una serie di indicazioni per la pulizia, che dovrà essere fatta senza usare detersivi e solventi e i criteri per la la dismissione da realizzare entro un anno e a carico del proprietario.
Via | Corriere delle Alpi
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Dopo l’India e la Cambogia anche il Brasile ha annunciato la sospensione temporanea delle sue esportazioni di riso per assicurare il fabbisogno alimentare nazionale, mentre il Vietnam, che è il terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni dell’11 % e la Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e raffreddare la crescita dell’inflazione interna. E ancora, le Filippine, il principale Paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600.000 ettari di riso. Il prezzo del riso con una crescita ininterrotta da inizio anno, ha fatto segnare, un nuovo record storico a 24,82 dollari per hundredweight (50,8 chili) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole.
“Si tratta - sottolinea la Coldiretti - degli effetti delle tensioni sui mercati internazionali dove si registrano preoccupazioni ben più gravi per l’impennata dei prezzi di un prodotto come il riso che sfama oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo. Il balzo in avanti delle quotazioni - sostiene la Coldiretti - è anche il frutto delle speculazioni che si sono spostate sul mercato delle materie prime agricole e sta provocando rivolte e proteste in numerosi Paesi”.
L’Italia è il primo produttore di riso in Europa con oltre 220mila ettari di terreno e con circa 1,4 milioni di tonnellate, ma che negli ultimi anni ha visto perdere terreno per le colture risicole a favore di altri cereali come il mais che rendono di più al produttore. L’analisi è fatta dall’ Enterisi che in largo anticipo, dallo scorso febbraio cioè, aveva previsto che i mercati avrebbero subito un attacco da parte degli speculatori.
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Sono andato a Bil’in non in veste di filmmaker, ma come attivista, per partecipare alla protesta contro l’esproprio dovuto alla costruzione della barriera di separazione. Per un anno e mezzo ho usato la telecamera per documentare i momenti di sconforto e speranza, di pericolo e coraggio e la nascita di una reale collaborazione tra palestinesi e israeliani. Durante questo periodo il villaggio è diventato il simbolo della lotta unitaria contro il muro e l’occupazione - Shai Carmeli Pollak
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