Stefania Divertito mi informa del prossimo seminario della Corte Internazionale per l’Ambiente che si tiene a Roma il 9 maggio nella Sala Pietro da Cortonà dei Musei Capitolini con l’obiettivo dichiarato di:
Fare pressione sul governo perché si faccia portavoce della proposta di creare una Corte Internazionale per l’Ambiente, durante i lavori di Rio+20, la Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio de Janeiro nella seconda metà di giugno.
Ne scrive su Toghe Verdi.
L’Icef Court è però una Fondazione voluta da Amedeo Postiglione (uno dei magistrati maggiormente esperti nei reati ambientali NdR) direttore e presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, con a cuore:
La promozione di un sistema equilibrato di governo mondiale dell’ambiente, che include il profilo politico-amministrativo e quelli giurisdizionali.
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Io non so che senso abbia rispolverare il piagnisteo sul nucleare: un referendum popolare abrogativo ne ha sancito l’uscita lo scorso giugno. Ma Antonio Tajani vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la politica industriale, sembra non farsene una ragione e con la gran cassa de Il Sole24ore sempre probo a questo genere di informazione ci dice:
Sul problema dell’approvvigionamento del gas all’Italia bisogna dire la verità senza fare dell’allarmismo, ma mi sembra che ora sulla scelta del nucleare una riflessione vada fatta. L’incidente alla centrale di Chernobyl fu la fine del comunismo e il disastro alla centrale atomica di Fukushima in Giappone è stato più un problema legato allo tsunami.
Debora Billi su Petrolio ci informa che il flusso di gas dalla Russia, secondo quanto riferisce Gazprom sarebbe tornato normale. In sostanza qual’è il problema? Che con questo freddo sono aumentati i consumi di gas. Noi, attraverso ENI ci riforniamo dalla Russia e da Gazprom, figli di Putin in quanto a politica economica, e che qualche giorno fa avevano annunciato con il solito giochetto del tira e molla, che avrebbero tagliato le forniture del 10%. Alché la marmellata mediatica del mainstream si è gettata sulla notizia senza neanche degnarsi di capire cosa stesse succedendo e se ci sarebbero state reali conseguenze.
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Ho letto in un pomeriggio Toghe Verdi (ed. Ambiente euro 14), l’ultima fatica di Stefania Divertito (la bella signora nella foto). E il retrogusto che mi ha lasciato è amaro e poi anche dolce, per la speranza: potrebbe essere uno di quei libri a massima diffusione, una sorta di manuale dell’ambientalismo per capire come stiamo messi in questo Paese, rispetto ai disastri che subiamo.
Sì, esatto, subiamo inermi uno sconvolgimento del territorio, e dei nostri diritti, da parte di furbi e furbetti che sfruttano risorse naturali per far cassa. Valli sventrate, industrie malate di inquinamento, lavoratori e cittadini bersaglio di veleni di ogni sorta: questi gli intrecci che una magistratura paziente, laboriosa, carica di passione e onore per lo Stato che rappresenta, cerca di sbrogliare e di mettere a posto dando quella giustizia che manca.
Prendiamo la storia della TAV del Mugello, che Stefania racconta proprio all’inizio del suo libro (nel blog gli approfondimenti): una valle lasciata senz’acqua per far passare un treno che collega in mezz’ora Firenze a Bologna. Ossia 30 minuti in meno rispetto ai treni rapidi. E vale la pena bucare il ventre di Firenze per giungere mezz’ora prima? Mah! Di certo ne sono girati di milioni di euro.
Stefania racconta anche il percorso legale che si cela dietro quel papocchio della discarica romana di Malagrotta o Porto Tolle, Larderello, il maglificio di Praia a Mare o ancora la raffineria Saras. Storie del nostro Paese martorizzato nelle sue bellezze e nel suo paesaggio per fare posto, scioccamente, a un industria che promette lavoro ma che nella maggior parte dei casi porta veleni e malattie.
A difendere acqua, terre e suoli cittadini, ecoavvocati coraggiosi e magistrati testardi. Stefania li racconta con lucidità e passione. Leggetelo e ne parleremo.
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