
L’ufficio stampa dell’Unione europea ha diffuso oggi il documento di sintesi contenente le conclusioni del Consiglio sul vertice di Copenhagen dello scorso dicembre. Si tratta, in pratica, di un sunto delle principali posizioni dell’Unione in fatto di cambiamenti climatici e obbiettivi a medio-lungo termine per ridurre il riscaldamento globale.
Che a Copenhagen non si sia ottenuto un granché ormai lo sanno tutti. Interessante, però, la lettura della posizione comune europea su alcuni argomenti, specialmente sul “clima gate“. Bruxelles, in buona sostanza, difende gli scienziati dell’Ipcc ed esprime la sua fiducia nel loro lavoro confidando che i piccoli errori fatti possano essere presto corretti. Nel testo, infatti, si legge che il Consiglio
PONE IN RILIEVO il suo pieno e costante sostegno al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) che, grazie alle sue solide ed efficaci valutazioni scientifiche sul cambiamento climatico contribuisce all’approfondimento della nostra comprensione del cambiamento climatico; PRENDE ATTO del fatto che è stato segnalato un numero ristretto di imprecisioni; È CONVINTO che l’IPCC offra la più autorevole e completa procedura di valutazione delle conoscenze scientifiche esistenti in materia di cambiamenti climatici; in tale contesto, SI COMPIACE delle iniziative intese a riesaminare le procedure interne del IPCC per i suoi futuri lavori

Combattere i cambiamenti climatici (lasciamo da parte per ora le polemiche) con un quilt? E’ l’idea che stanno portando avanti con il progetto climate quilt dove a essere coinvolti sono i bambini delle scuole elementari aderenti al circuito delle GSE Green schools alliance. Ogni ragazzino prepara un quadrato di stoffa, che è la base del quilt, la coperta che per antonomasia rappresenta la migliore funzione pratica dell’upciclye o riciclo creativo, che sarà unito a quello di altri bambini e che appunto andrà a formare una grande coperta da destinare al Vertice di Copenaghen.
Su ogni quadrato di stoffa, infatti, i ragazzini, hanno lasciato un messaggio che comporrà un dedalo di richieste e idee da destinare ai leader che si confronteranno a Copenaghen. Ma approfondendo l’iniziativa ho scoperto che esiste proprio un gruppo di volontari che armati di ago e filo porta avanti una silenziosa rivoluzione i cui bastioni sono appunto i quilt. Le loro esperienze e le loro storie sono raccontate le libro Quilting for peace di Katerine Bell.
Foto | Climate quilt

Secondo molti scettici dei cambiamenti climatici è bastata la violazione da parte di hacker di diverse caselle di posta elettronica per mettere in discussione il riscaldamento globale e tutte le nefaste conseguenze previste dall’IPCC. Se davvero così fosse, se davvero sul Pianeta Terra non si sta verificando nessun cambiamento di clima né di origine naturale, né di origine antropogenica, ebbene ci sarebbe da arrabbiarsi sul serio con gli scienziati che fino a oggi hanno sostenuto appunto questa tesi.
Ma veniamo ai fatti e al primo sospetto: mancano poco meno di 14 giorni al vertice di Copenaghen, quello presso cui tutti i leader mondiali cercheranno accordi per la riduzione delle emissioni di CO2, che appunto salta fuori questa novità, cioè che i cambiamenti climatici non esistono. Le mail, che attesterebbero appunto che il global warming sia frutto di una manipolazione scientifica sono quelle inviate tra vari scienziati tra il 1996 e pochi giorni fa. Il server violato il 20 novembre è quello del Climatic Research Unit, CRU, della University of East Anglia.
Scrive Real Climate:
Tuttavia, queste e-mail (presumibilmente una selezione accurata di (eventualmente modificate?) una corrispondenza risalente al 1996 e fino al corrente 12 novembre) sono state ampiamente diffuse e quindi richiedono qualche commento. Alcuni di esse ci coinvolgono (l’archivio comprende la prima e-mail RealClimate inviata ai colleghi) e includono le discussioni che abbiamo avuto con il CRU su argomenti relativi alla registrazione della temperatura di superficie e a alcune questioni legate al paleoclima.
Combattere, anzi cambiare i cambiamenti climatici a passo di danza. E’ questa la filosofia di Terra! Onlus impegnata da tempo alla lotta alle emissioni di C02 di origine antropogenica. Il video in alto, è un viral, che in queste ore corre sul web per sensibilizzare gli amanti della danza su quanto si possano ridurre le emissioni e di come sia importante effettuare una pressione sui partecipanti al vertice di Copenaghen.
Il video è stato girato nello scorso agosto da oltre 10mila persone sulla Ostend Beach in Belgio che hanno danzato contro i cambiamenti climatici. Il movimento dei danzatori, dance for the climate è globale e dunque chi vuole può postare il proprio contributo qui.
La Ue fa sapere di avere raggiunto, oggi a Bruxelles, un accordo da portare al summit di Copenaghen: 100miliardi di euro da versare ai paesi in via di sviluppo dal 2013 al 2020. A quanto ammonti, però, la quota di ogni paese non è dato saperlo. Gli accordi per la lotta ai cambiamenti climatici, nelle intenzioni della Ue, dunque, passerebbero anche attraverso gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Ma di fatto, non avendo ancora indicato la quota che dovrebbe versare ogni singolo Stato membro, sorge già un primo problema: su quali basi sarà individuata?
Pertanto sembra solo una strategia economico-politica per non giungere con le mani vuote al tavolo degli accordi, dove saranno presenti anche, tra gli altri, Usa, Cina, Giappone, India, Brasile. L’obiettivo, ha dichiarato Angela Merkel è quello di ammettere che c’è una grossa cifra in gioco ma che la definizione di come vada spesa e da chi vada spesa sarà stabilita solo quando anche gli altri stati giocheranno a carte, pardon, soldi scoperti.