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Tutti gli articoli con tag taranto

Taranto: cozze alla diossina. La Asl vieta la vendita

pubblicato da Marina

la asl di taranto vieta il consmo di cozze del mar piccolo

Vietata la vendita di cozze provenienti dal mar Piccolo di Taranto. La disposizione è stata adottata dalla Asl di taranto poiché sono stati riscontrati alti livelli di diossina e Pcb-diossino. La decisione è stata confermata anche dalla Regione Puglia.

Le analisi si riferiscono a mitili prelevati a giugno. Sono sotto analisi mitili prelevati il 19 luglio. Potrebbero cambiare i risultati? Mah! E perché, se le fonti inquinanti restano ancora saldamente presenti nel territorio?

Agenzia radicale ricorda che già lo scorso gennaio furono rilevati valori simili:

13.5 picogrammi di PCB per grammo a fronte di un limite di 8: questo significa che mangiando 100g di cozze una persona di circa 70kg supera di 9 volte la dose di PCB giornaliera tollerabile. E l’uomo non è l’unico essere vivente a nutrirsi di cozze: orate e saraghi, di cui il Mar Piccolo è pieno, sono golosissimi di molluschi.

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Taranto, quartiere Tamburi: il benzo(a)pirene è fuori controllo. Rischi per la salute, 110 denunce contro l'Ilva

pubblicato da Peppe Croce

Taranto, quartiere Tamburi: il benzo(a)pirene �¨ fuori controllo. Rischi per la saluteAl quartiere Tamburi di Taranto i valori di benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico (Ipa) ritenuto dannoso per la salute umana, sono pari al triplo della soglia prevista dalla legge.

Lo dice l’Arpa, che ha comunicato alla Provincia di Taranto i dati dei primi cinque mesi del 2010: a fronte di una soglia di 1 nanogrammo per metro cubo nello sfortunato quartiere che ospita l’acciaieria Ilva si registrano 3 nanogrammi.

Il benzo(a)pirene, tra le altre cose, è solo una delle infinite sostanze chimiche nocive (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, lo classifica come “probabile cancerogeno per l’uomo”) presenti nell’aria tarantina.

Un mix di diossina, Ipa, polveri sottili, e altri inquinanti che stanno rendendo impossibile la vita ai residenti del quartiere Tamburi che, adesso, iniziano anche a fare le prime denunce: in 110, infatti, hanno messo in mezzo l’avvocato contro le polveri che l’Ilva immette continuamente in atmosfera.

Per il momento i residenti hanno scelto una via legale “soft” ma astuta: essendo sempre difficile e lungo dimostrare in tribunale la correlazione tra inquinamento e problemi alla salute, in molti hanno denunciato la caduta del valore commerciale degli immobili. Al quartiere Tamburi di Taranto, una casa con vista acciaieria ormai non la vuole più nessuno…

Via | Altamarea, Uniti per la salute
Foto | Flickr

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Taranto: riparte il termovalorizzatore. Ma è rotto e le emissioni si controllano a mano...

pubblicato da Peppe Croce

Nuova esplosione alla raffineria Eni di Taranto

Da un articolo del Corriere del Mezzogiorno, rimbalzato on line dal Comitato per Taranto, emergono notizie molto interessanti (e molto preoccupanti) sul termovalorizzatore di Taranto. L’impianto, che brucia 160 tonnellate al giorno di rifiuti per produrre 3 megawatt di energia elettrica, è stato rimesso in funzione da pochi giorni dopo uno stop di tre anni ma, a quanto pare, funziona un po’ male.

Già nella fase di pre-preriscaldamento, effettuata alcuni giorni prima della messa in funzione vera e propria, si erano verificati alcuni problemi ad una caldaia. Problemi che si sono ripetuti anche il giorno successivo alla partenza dell’impianto tanto da richiedere l’intervento di un tecnico dalla casa costruttrice.

Risolto il problema alla caldaia, però, ne è sorto un altro: i computer registrano assai male le emissioni inquinanti. A quanto pare, però, essendoci l’elettronica di mezzo il problema è meno facile da risolvere del primo e, così, l’Arpa pugliese ha consentito che il termovalorizzatore resti in funzione solo a patto che i controlli manuali dei tecnici sulle emissioni siano incrementati.

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Raffineria di Taranto: per l'Eni è tutto ok

pubblicato da Peppe Croce

Nuova esplosione alla raffineria Eni di Taranto

Con una lettera al deputato del Pd Ludovico Vico, inviata per conoscenza anche a Prefettura, istituzioni locali, Vigili del fuoco, Arpa, Asl e Forze dell’ordine, il direttore della raffineria Eni di Taranto, Settimio Carlo Guarrata, fornisce spiegazioni sull’incidente dello scorso 7 aprile, il secondo in meno di trenta giorni nella stessa raffineria.

Guarrata, rispondendo all’On Vico che precedentemente aveva chiesto informazioni sull’accaduto, getta acqua sul fuoco: nessun problema, nessun danno ambientale, nessun rischio per i lavoratori o per la popolazione. Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, Guarrata ha spiegato che

L’incendio generatosi è stato caratterizzato dalla rapida combustione dei vapori di benzina e idrogeno, provocando anche un boato dovuto alla repentina variazione di pressione associata allo spostamento d’aria richiamata dalla combustione. La messa in sicurezza prevede la depressurizzazione verso i dispositivi di sicurezza quali sono le torce, dimensionate per gestire eventi ben più severi e che hanno quindi assolto la propria funzione con efficacia ed efficienza sviluppando una combustione regolare. La conseguente fumosità non altera e non ha alterato i parametri delle emissioni. Tra questi anche le polveri, che non hanno subìto alcun incremento. Ciò vale anche per il punto immaginato come emissivo, in quanto oltre la limitata e localizzata estensione dell’incendio, la combustione ha riguardato benzina, quindi frazioni idrocarburiche leggere, peraltro già desolforate, ed idrogeno

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Taranto: seconda esplosione alla raffineria Eni in meno di un mese. Nessun ferito.

pubblicato da Peppe Croce

Nuova esplosione alla raffineria Eni di Taranto

Dopo l’incidente mortale avvenuto nella centrale elettrica a carbone di Civitavecchia si è temuto il peggio questa notte a Taranto, quando i cittadini sono stati svegliati da un forte boato proveniente dalla raffineria Eni. Già in mattinata, però, si sono diffuse notizie rassicuranti: nessun morto e nessun ferito.

L’esplosione, a quanto pare, ha interessato una tubatura di trasporto del petrolio greggio. Molto probabilmente la pressione ha fatto un brutto scherzo, ma le cause sono ancora tutte da accertare. Le uniche due cose sicure sono le decine di telefonate arrivate al centralino dei Vigili del fuoco e il fatto che si tratta del secondo incidente grave all’interno di quella raffineria in meno di un mese.

Il 12 marzo scorso, infatti, a causa di una fuoriuscita di cherosene allo stato gassoso si è sviluppato un incendio all’interno di uno dei tubi adibiti al trasporto del gas fino agli impianti di raffreddamento. Anche in quel caso non ci furono morti né feriti ma i danni furono ingenti.

Via | Antenna Sud
Foto | Flickr

Macellazione clandestina o smaltimento illegale di scarti animali nelle campagne di Manduria?

pubblicato da missunderstanding

carneA Manduria, città del Primitivo, su un terreno agricolo sono stati ritrovati e fotografati dall’ambientalista Mimmo Carrieri resti animali di dubbia provenienza: potrebbero essere rifiuti speciali di provenienza animale abbandonati in campagna, o resti provenienti da macellazione clandestina.

In diversi sacchi della spazzatura sono infatti stati ritrovati resti di carne in putrefazione, mentre alcuni cittadini hanno segnalato la presenza di scarti di carne in alcuni cassonetti della città, intorno ai quali si sono radunati dei cani randagi.

Secondo Mimmo Carrieri, presidente dell’associazione Caccia, pesca e ambiente della Provincia di Taranto, può essere che si tratti di scarti di lavorazione di animali, abbandonati da alcune macellerie che non vogliono attenersi alla normativa europea che prevede che gli scarti vengano prelevati da una ditta autorizzata per non pagare la quota del servizio, o peggio ancora, si potrebbe trattare di macellazione clandestina di animali, destinata al mercato nero della carne, esente da controlli sulla provenienza e la lavorazione.

Foto | Flickr

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Taranto: sequestrati al porto 24 container di rifiuti non riciclabili diretti in Cina

pubblicato da missunderstanding

sequestro rifiuti taranto

Se 600 tonnellate di rifiuti in Italia sono considerate non riciclabili, li si spedisce in Cina, e si passa per il porto di Taranto, non nuovo ad episodi di questo tipo e sempre più spesso scelto da chi vuole smerciare illegalmente rifiuti verso la Cina.

Questa volta la Guardia di Finanza di Taranto ha sequestrato 24 container contenenti 600 tonnellate di rifiuti non riciclabili, in prevalenza materiale cartaceo che non aveva subito i trattamenti prescritti dalla legge e stava per prendere il largo senza l’autorizzazione all’esportazione grazie a codici di identificazione falsi. Due persone sono state denunciate per l’accaduto.

A proposito del passaggio illegale di rifiuti dal porto di Taranto, la Guardia di Finanza fa sapere che nell’ultimo anno sono stati sequestrati presso lo scalo ben 61 container, per un totale di circa 1.400 tonnellate di rifiuti. Dati tanto elevati sul traffico illecito di rifiuti, quasi da rifiutarsi di volerli conoscere.

Foto | Flickr

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L'ira di Vendola dopo il sì all'ampliamento dell'Eni di Taranto

pubblicato da missunderstanding

vendola no ampliamento Eni Il decreto di Via firmato dalla Prestigiacomo sta scatenando reazioni a catena nei presidenti delle regioni del Sud Italia. Prima c’è stato il secco no di Iorio all’impianto off-shore del Molise, ora Nichi Vendola ha colto l’occasione del dibattito presso la Fiera del Levante con Bassolino e Iorio per dire la sua in merito a quelle questioni di carattere politico che hanno ripercussioni sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Dopo il decreto Via del governo Berlusconi ed il sì all’ampliamento della centrale Eni di Taranto, Nichi Vendola ha sfogato la sua ira, difendendo la città di Taranto ed i suoi cittadini, con queste parole:

Il via libera del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla valutazione di impatto ambientale per l’ampliamento di quella centrale è l’ennesima provocazione del governo Berlusconi, oltre che un’ulteriore aggressione nei confronti di una città già martoriata, che è arrivata ormai ad un livello di saturazione industriale.

via | Repubblica Bari

Foto | Flickr

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Stop alla pesca a strascico in tutto il Salento

pubblicato da missunderstanding

pesca strascicoDa stamattina nelle acque del Salento vige il divieto di pescare a strascico o volante per tutti i pescherecci iscritti nei compartimenti marittimi di Taranto, Gallipoli e Brindisi, ovvero per tutta l’area del tacco d’Italia. La norma entra in vigore nello stesso giorno in cui tornano a pescare i pescherecci della parte Nord dell’Adriatico, quelli registrati nei compartimenti marittimi di Bari, Molfetta e Manfredonia.

L’ordinamento, firmato dal sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali Buonfiglio, è entrato in vigore per proteggere gli ecosistemi dell’ambiente marino, delicati e indispensabili per il patrimonio biologico del basso Adriatico e dello Ionio, della cui fragilità avevamo già parlato.

La pesca a strascico è particolarmente invasiva nei confronti dell’ambiente marino: le reti distruggono e asportano qualsiasi cosa incontrino, tra cui pesci, coralli, invertebrati, alghe, e la pratica è dannosa nei confronti di ecosistemi complessi, che difficilmente possono essere reimpiantati. Anche se l’interruzione di un mese non sembra abbastanza per compensare tutto ciò che viene distrutto nei restanti undici.

Foto | Flickr

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Sequestrate 82 tonnellate di rifuti speciali a Taranto

pubblicato da missunderstanding

tarantoNon molto tempo fa la provincia pugliese che ospita una delle più grandi industrie siderurgiche d’Europa era stata sotto i riflettori per traffico illecito di rifiuti destinati alla Cina, ed oggi ci ricasca.

Nel porto di Taranto sono state sequestrate circa 82 tonnellate di rifiuti speciali, materiale plastico, teloni utilizzati in agricoltura e destinate ad Hong Kong. La Guardia di Finanza e i funzionari della Dogana hanno fermato lo speciale carico diretto in Cina, perché mancante delle autorizzazioni per l’esportazione di rifiuti speciali della plastica.

In soli 3 mesi al porto di Taranto si sono verificati due tentativi di esportazione illecita verso la stessa destinazione. Chissà quanti contaneir di rifiuti speciali ce l’hanno fatta ad arrivare a Hong Kong passando inosservati.

Foto | Flickr

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