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Tutti gli articoli con tag taranto

Ilva, settimana decisiva per il colosso di Taranto

pubblicato da Andrea Spinelli

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Sarà questa una settimana intensa per la città di Taranto, in particolare per la multinazionale siderurgica Ilva: questa mattina la Procura della città pugliese ha rigettato la richiesta di scarcerazione per Emilio Riva, numero uno del colosso dell’acciaio, e per il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso (al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari).

Secondo la Procura sono

tutt’altro che inconsistenti i pericoli che Riva e Capogrosso possano prendere iniziative finalizate ad avvicinare - con scopi di subornazione in senso lato - persone a vario titolo informate sui fatti o che saranno prevedibilmente sentite in dibattimento.

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Taranto, molti video e una domanda: chi autorizza a inquinare il Mar Grande?

pubblicato da Marina Perotta

La foto è eloquente: l’acqua contenuta in quel vasetto è inquinata. Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che l’ha raccolta oggi ha deciso di recapitarla personalmente al ministro Corrado Clini. Ma resta da capire chi inquina il Mar Grande di Taranto. La risposta è ampiamente conosciuta e denunciata già parecchie volte.

Faccio un passo indietro è parto da una smentita fatta dall’Ilva proprio ieri in cui scrive nel suo Comunicato:

In riferimento agli ultimi avvenimenti riguardanti lo stato dei sedimenti presenti sui fondali marini nella zona antistante i canali di scarico dello stabilimento Ilva, l’Azienda tiene a precisare come tale condizione sia ben nota da tempo a tutta la comunità scientifica e alle Autorità locali e nazionali.Tale situazione trova le sue origini nei primi decenni di attività delle realtà industriali insediate nel territorio e già nel passato è stata oggetto di specifici studi condotti in particolare dal CNR – Istituto Talassografico “Cerruti” di Taranto.

Gli ultimi avvenimenti si riferiscono a due video girati da Fabio Matacchiera presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus che ha registrato gli scarichi in due diverse giornate: lo scorso 19 giugno e lo scorso 21 giugno (dopo il salto). Per il primo quello del 19 giugno l’Ilva ha minacciato querele a chi lo avesse diffuso (lo vedete su Petrolio; il secondo, invece, è oggetto di un esposto presentato alla Digos della Questura di Taranto e ha scatenato la smentita riportata sopra. Che però dice una sacrosanta verità, ovvero che tutti sapevano.

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Ilva,Verdi presentano esposto: oltre il disastro ambientale

pubblicato da Marina Perotta

Ilva, presentato esposto dai verdi

Angelo Bonelli presidente dei Verdi ha presentato ieri alla procura della Repubblica di Taranto un esposto in cui viene chiesto ai magistrati titolari dell’inchiesta sull’Ilva di:

di indagare per i reati di omicidio volontario e lesioni gravissime. Per Bonelli “La presentazione di questo esposto è un atto dovuto dopo che l’indagine epidemiologica e la perizia chimica sono state acquisite come prova dalla Procura di Taranto, dopo l’incidente probatorio”.

L’indagine epidemiologica a cui fa riferimento Bonelli corrisponde alla maxiperizia disposta dal Tribunale di Taranto e che ebbe come conseguenza una ordinanza del sindaco uscente mai effettivamente adottata. Attualmente il ballottaggio prevede il confronto elettorale tra Ippazio Stéfano sostenuto da Nichi Vendola e in coalizione con Udc, Pd e Idv e Mario Cito della lista civica At6 Azione meridionale.

Precisa Bonelli nella conferenza stampa tenuta ieri a Taranto dopo che nonostante un 12% di preferenze non è riuscito a essere eletto al primo turno alle amministrative sindaco della città:

Proprio l’indagine epidemiologica della procura evidenza in modo preciso come ‘nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici con ricovero, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie. Di fronte a questi numeri il reato di disastro ambientale colposo non può non essere allargato a quello di omicidio volontario con dolo diretto (art. 575 C.P.) e lesioni gravissime (artt. 582 e 583 comma 2 C.P.).

Via | Inchiostro Verde
Foto | TMNews

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Premio Senato per ragazzi a Dioxin Free, marchio per cibi liberi da diossine

pubblicato da Marina Perotta

Senato per ragazzi, vince il progetto Dioxin free Un marchio ma anche un decreto di legge: Dioxin free serve a indicare i cibi liberi da diossine. E’ questo il progetto che ha vinto il concorso Senato per ragazzi e redatto dagli alunni della V AM dell’ ITIS Righi di Taranto (nella foto a sinistra) coordinati dal professore Alessandro Marescotti.

Marco Morelli studente relatore del progetto spiega:

Il nostro testo mira a definire un marchio di qualità denominato “Dioxin Free” che consente al consumatore di conoscere la quantità di diossine e pcb (policlorobifenili) presenti nell’alimento che acquista. Tale marchio di qualità viene rilasciato solo se gli esami di laboratorio attestano quantità di diossine e pcb inferiori a soglie minimali che il disegno di legge fissa a tutela dei consumatori e della loro sicurezza alimentare.

Il progetto si rivela particolarmente utile non solo sul territorio nazionale ma proprio per Taranto e provincia. La città dei Due mari è oggetto de una serie di indagini disposte dalla Procura di Taranto in merito all’inquinamento ambientale da diossine.

Via | Inchiostro Verde
Foto | ITIS Righi

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Taranto, con Missione Girasole semi per la bonifica ambientale

pubblicato da Marina Perotta

Missione girasole a taranto

Semi di girasole da piantare per bonificare i terreni. E’ questa l’azione di fitodecontaminazione progettata da Presto! Idee ultrarapide in quel di Taranto. L’inquinamento nella Città dei due mari è attestato da due maxiperizie depositate presso il Tribunale di Taranto e in merito è stata richiesta anche la revisione della Via all’Ilva. L’azione però, appunto, vuole solo essere dimnostrativa, più simile a una provocazione. In ogni caso i semi saranno distribuiti nelle scuole, negozi e anche presso privati cittadini da marzo a giugno. Leggo su Siderlandia:

A ciascun partecipante viene assegnato il compito di piantare questi semi nel proprio quartiere perché nascano dei girasoli in diverse zone della città. Lo scopo è certamente quello di stimolare metaforicamente l’idea di una città meno inquinata, ma anche quello di colorare diverse aree del territorio. In questa maniera si intende inoltre sviluppare, tra gli abitanti della città jonica, una importante forma di collaborazione che possa renderli protagonisti del cambiamento e sempre più consapevoli della necessità di intervenire con azioni comuni sulla questione ambientale.

Ovviamente per ripulire Taranto dall’inquinamento non bastano manciate di semi di girasole, ma l’azione ottimista e propositiva potrebbe ricevere un feedback interessante al fiorire dei girasoli.

Foto | Comunicare il sociale

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Al WWF non piace il ripopolamento delle lepri a Taranto

pubblicato da Gabriele Capasso


Ha senso spendere 180.000 euro per ripopolare con 1000 lepri al fine di fornire prede ai cacciatori della zona? Per l’ATC, Ambito Territoriale Caccia, della provincia di Taranto evidentemente sì. L’operazione è stata avviata nei giorni scorsi con il rilascio dei primi esemplari che dovrebbero rendere nuovamente la zona più attrattiva per quanti si divertono ad andare per campagne a sparacchiare a qualche animale.

Il Wwf ha contestato, per ragioni più che condivisibili, l’operazione. Innanzitutto il costo: 180 euro a lepre, facendo una semplice divisione, decisamente tanti soldi per far divertire qualche cacciatore. Poi la tempistica: per quanto il rilascio sarà “graduale” l’associazione ambientalista contesta il fatto che sia stato scelto un periodo nel quale le rigide temperature potrebbero rendere la vita difficile, ancor prima dei cacciatori, ai graziosi leprotti.

L’operazione sarà effettuata ai soli fini venatori, e presto potrebbe essere avviata anche dall’ATC di Lecce pronta a spendere altri 90 mila euro. Il presidente del Wwf Puglia, Antonio De Feo, ha spiegato:

In nome della legge sono stati spesi regolarmente centinaia di migliaia di euro per immolare tanti esseri che zampettando nelle verdi praterie dovrebbero, secondo le stesse delibere, ripopolare il territorio. Siamo sconcertati dalla decisione assunta dalla Provincia di Taranto che in dispregio a qualsiasi aspettativa di buonsenso ha deciso di effettuare un’operazione ambientalmente insostenibile ed economicamente opinabile.

Come dargli torto?

Foto | Flickr - CC

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Taranto: cozze alla diossina. La Asl vieta la vendita

pubblicato da Marina Perotta

la asl di taranto vieta il consmo di cozze del mar piccolo

Vietata la vendita di cozze provenienti dal mar Piccolo di Taranto. La disposizione è stata adottata dalla Asl di taranto poiché sono stati riscontrati alti livelli di diossina e Pcb-diossino. La decisione è stata confermata anche dalla Regione Puglia.

Le analisi si riferiscono a mitili prelevati a giugno. Sono sotto analisi mitili prelevati il 19 luglio. Potrebbero cambiare i risultati? Mah! E perché, se le fonti inquinanti restano ancora saldamente presenti nel territorio?

Agenzia radicale ricorda che già lo scorso gennaio furono rilevati valori simili:

13.5 picogrammi di PCB per grammo a fronte di un limite di 8: questo significa che mangiando 100g di cozze una persona di circa 70kg supera di 9 volte la dose di PCB giornaliera tollerabile. E l’uomo non è l’unico essere vivente a nutrirsi di cozze: orate e saraghi, di cui il Mar Piccolo è pieno, sono golosissimi di molluschi.

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Taranto, quartiere Tamburi: il benzo(a)pirene è fuori controllo. Rischi per la salute, 110 denunce contro l'Ilva

pubblicato da Peppe Croce

Taranto, quartiere Tamburi: il benzo(a)pirene �¨ fuori controllo. Rischi per la saluteAl quartiere Tamburi di Taranto i valori di benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico (Ipa) ritenuto dannoso per la salute umana, sono pari al triplo della soglia prevista dalla legge.

Lo dice l’Arpa, che ha comunicato alla Provincia di Taranto i dati dei primi cinque mesi del 2010: a fronte di una soglia di 1 nanogrammo per metro cubo nello sfortunato quartiere che ospita l’acciaieria Ilva si registrano 3 nanogrammi.

Il benzo(a)pirene, tra le altre cose, è solo una delle infinite sostanze chimiche nocive (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, lo classifica come “probabile cancerogeno per l’uomo”) presenti nell’aria tarantina.

Un mix di diossina, Ipa, polveri sottili, e altri inquinanti che stanno rendendo impossibile la vita ai residenti del quartiere Tamburi che, adesso, iniziano anche a fare le prime denunce: in 110, infatti, hanno messo in mezzo l’avvocato contro le polveri che l’Ilva immette continuamente in atmosfera.

Per il momento i residenti hanno scelto una via legale “soft” ma astuta: essendo sempre difficile e lungo dimostrare in tribunale la correlazione tra inquinamento e problemi alla salute, in molti hanno denunciato la caduta del valore commerciale degli immobili. Al quartiere Tamburi di Taranto, una casa con vista acciaieria ormai non la vuole più nessuno…

Via | Altamarea, Uniti per la salute
Foto | Flickr

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Taranto: riparte il termovalorizzatore. Ma è rotto e le emissioni si controllano a mano...

pubblicato da Peppe Croce

Nuova esplosione alla raffineria Eni di Taranto

Da un articolo del Corriere del Mezzogiorno, rimbalzato on line dal Comitato per Taranto, emergono notizie molto interessanti (e molto preoccupanti) sul termovalorizzatore di Taranto. L’impianto, che brucia 160 tonnellate al giorno di rifiuti per produrre 3 megawatt di energia elettrica, è stato rimesso in funzione da pochi giorni dopo uno stop di tre anni ma, a quanto pare, funziona un po’ male.

Già nella fase di pre-preriscaldamento, effettuata alcuni giorni prima della messa in funzione vera e propria, si erano verificati alcuni problemi ad una caldaia. Problemi che si sono ripetuti anche il giorno successivo alla partenza dell’impianto tanto da richiedere l’intervento di un tecnico dalla casa costruttrice.

Risolto il problema alla caldaia, però, ne è sorto un altro: i computer registrano assai male le emissioni inquinanti. A quanto pare, però, essendoci l’elettronica di mezzo il problema è meno facile da risolvere del primo e, così, l’Arpa pugliese ha consentito che il termovalorizzatore resti in funzione solo a patto che i controlli manuali dei tecnici sulle emissioni siano incrementati.

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Raffineria di Taranto: per l'Eni è tutto ok

pubblicato da Peppe Croce

Nuova esplosione alla raffineria Eni di Taranto

Con una lettera al deputato del Pd Ludovico Vico, inviata per conoscenza anche a Prefettura, istituzioni locali, Vigili del fuoco, Arpa, Asl e Forze dell’ordine, il direttore della raffineria Eni di Taranto, Settimio Carlo Guarrata, fornisce spiegazioni sull’incidente dello scorso 7 aprile, il secondo in meno di trenta giorni nella stessa raffineria.

Guarrata, rispondendo all’On Vico che precedentemente aveva chiesto informazioni sull’accaduto, getta acqua sul fuoco: nessun problema, nessun danno ambientale, nessun rischio per i lavoratori o per la popolazione. Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, Guarrata ha spiegato che

L’incendio generatosi è stato caratterizzato dalla rapida combustione dei vapori di benzina e idrogeno, provocando anche un boato dovuto alla repentina variazione di pressione associata allo spostamento d’aria richiamata dalla combustione. La messa in sicurezza prevede la depressurizzazione verso i dispositivi di sicurezza quali sono le torce, dimensionate per gestire eventi ben più severi e che hanno quindi assolto la propria funzione con efficacia ed efficienza sviluppando una combustione regolare. La conseguente fumosità non altera e non ha alterato i parametri delle emissioni. Tra questi anche le polveri, che non hanno subìto alcun incremento. Ciò vale anche per il punto immaginato come emissivo, in quanto oltre la limitata e localizzata estensione dell’incendio, la combustione ha riguardato benzina, quindi frazioni idrocarburiche leggere, peraltro già desolforate, ed idrogeno

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