
Se 600 tonnellate di rifiuti in Italia sono considerate non riciclabili, li si spedisce in Cina, e si passa per il porto di Taranto, non nuovo ad episodi di questo tipo e sempre più spesso scelto da chi vuole smerciare illegalmente rifiuti verso la Cina.
Questa volta la Guardia di Finanza di Taranto ha sequestrato 24 container contenenti 600 tonnellate di rifiuti non riciclabili, in prevalenza materiale cartaceo che non aveva subito i trattamenti prescritti dalla legge e stava per prendere il largo senza l’autorizzazione all’esportazione grazie a codici di identificazione falsi. Due persone sono state denunciate per l’accaduto.
A proposito del passaggio illegale di rifiuti dal porto di Taranto, la Guardia di Finanza fa sapere che nell’ultimo anno sono stati sequestrati presso lo scalo ben 61 container, per un totale di circa 1.400 tonnellate di rifiuti. Dati tanto elevati sul traffico illecito di rifiuti, quasi da rifiutarsi di volerli conoscere.
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Il decreto di Via firmato dalla Prestigiacomo sta scatenando reazioni a catena nei presidenti delle regioni del Sud Italia. Prima c’è stato il secco no di Iorio all’impianto off-shore del Molise, ora Nichi Vendola ha colto l’occasione del dibattito presso la Fiera del Levante con Bassolino e Iorio per dire la sua in merito a quelle questioni di carattere politico che hanno ripercussioni sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Dopo il decreto Via del governo Berlusconi ed il sì all’ampliamento della centrale Eni di Taranto, Nichi Vendola ha sfogato la sua ira, difendendo la città di Taranto ed i suoi cittadini, con queste parole:
Il via libera del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla valutazione di impatto ambientale per l’ampliamento di quella centrale è l’ennesima provocazione del governo Berlusconi, oltre che un’ulteriore aggressione nei confronti di una città già martoriata, che è arrivata ormai ad un livello di saturazione industriale.
via | Repubblica Bari
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Da stamattina nelle acque del Salento vige il divieto di pescare a strascico o volante per tutti i pescherecci iscritti nei compartimenti marittimi di Taranto, Gallipoli e Brindisi, ovvero per tutta l’area del tacco d’Italia. La norma entra in vigore nello stesso giorno in cui tornano a pescare i pescherecci della parte Nord dell’Adriatico, quelli registrati nei compartimenti marittimi di Bari, Molfetta e Manfredonia.
L’ordinamento, firmato dal sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali Buonfiglio, è entrato in vigore per proteggere gli ecosistemi dell’ambiente marino, delicati e indispensabili per il patrimonio biologico del basso Adriatico e dello Ionio, della cui fragilità avevamo già parlato.
La pesca a strascico è particolarmente invasiva nei confronti dell’ambiente marino: le reti distruggono e asportano qualsiasi cosa incontrino, tra cui pesci, coralli, invertebrati, alghe, e la pratica è dannosa nei confronti di ecosistemi complessi, che difficilmente possono essere reimpiantati. Anche se l’interruzione di un mese non sembra abbastanza per compensare tutto ciò che viene distrutto nei restanti undici.
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Non molto tempo fa la provincia pugliese che ospita una delle più grandi industrie siderurgiche d’Europa era stata sotto i riflettori per traffico illecito di rifiuti destinati alla Cina, ed oggi ci ricasca.
Nel porto di Taranto sono state sequestrate circa 82 tonnellate di rifiuti speciali, materiale plastico, teloni utilizzati in agricoltura e destinate ad Hong Kong. La Guardia di Finanza e i funzionari della Dogana hanno fermato lo speciale carico diretto in Cina, perché mancante delle autorizzazioni per l’esportazione di rifiuti speciali della plastica.
In soli 3 mesi al porto di Taranto si sono verificati due tentativi di esportazione illecita verso la stessa destinazione. Chissà quanti contaneir di rifiuti speciali ce l’hanno fatta ad arrivare a Hong Kong passando inosservati.
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Mai come oggi mi risuona nelle orecchie il motivetto di Caparezza Vieni a ballare in Puglia e mai come oggi penso alla promozione turistica, al tanto parlare di voler moltiplicare gli impianti di rinnovabili in questa terra baciata dal sole per gran parte dell’anno, agli impianti eolici che fanno business ma le cui pale son ferme nonostante i venti che attraversano il territorio, mai come ora penso che si parli tanto e si mostri il meglio per coprire il peggio.
La regione Puglia è la regione italiana che inquina più di tutte, alla faccia delle leggi, dei turisti e degli abitanti. Sono stati da poco presentati i dati dell’ARPA Puglia sulla qualità dell’aria, basati sui dati Ines del 2006 che analizzano le emissioni nell’atmosfera. Di seguito la lista che conferisce alla Puglia il premio polmone nero per emissioni nell’aria, dove la Puglia è prima in Italia per:

Festambiente, il festival internazionale di ecologia promosso da Legambiente, quest’anno fa tappa a Bari, da oggi fino a domenica. Il festival trasforma il capoluogo pugliese in un grande percorso ecologico, grazie ad una serie di attività di educazione ambientale dedicate ai grandi e ai piccini.
Da oggi, sarà attiva in Piazza del Ferrarese, in collaborazione con l’Amiu, un’isola ecologica attrezzata per la raccolta dei rifiuti destinati al riciclo. Tra le varie attività proposte, anche la proiezione di una serie di documentari a tema ambientale, per informare divertendo. Tra questi, “Otnarat, Taranto a futuro inverso”, di Nico Angiuli, che racconta di un’altra Taranto possibile, prive di scorie, tolta alle fabbriche e restituita agli abitanti. Un bel viaggio onirico che sarà caro ai pugliesi.
La serata di sabato sarà allietata dallo spettacolo di artisti di strada, mentre la mattinata di domenica si apre con la gara di Duathlon (corsa - bici - corsa) per amatori e professionisti, stimolo ad incentivare l’abbandono dei mezzi inquinanti e favorire la mobilità sostenibile in città.
Sequestrati a Taranto 10 container di rifiuti diretti ad Hong Kong, contenenti circa 250.000 kg di rifiuti speciali. La guardia di finanza e i funzionari della dogana, nell’ambito dei controlli sui rifiuti per prevenire il traffico illecito transfrontaliero, hanno fermato il carico sospetto ed accertato la falsa dichiarazione circa la tipologia dei rifiuti e l’assenza delle autorizzazioni prescritte dalla normativa ambientale per le esportazioni dei rifiuti speciali.
Chiaro il contenuto, chiaro il tentativo di esportazione illecita, chiara la destinazione. L’unica cosa che non si evince dalla cronaca è la provenienza dei rifiuti: da dove vengono e chi muove 10 container di rifiuti speciali, pronti per essere smistati - probabilmente venduti - in Cina? E ora quale sarà la destinazione dei rifiuti speciali sequestrati alla dogana?
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L’associazione Peacelink ha costruito una classifica delle provincie italiane più inquinate a partire dai dati dell’Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti.
Tra tutte le possibili sostanze inquinanti che finiscono nell’ambiente, e non poteva essere altrimenti, Peacelink ha scelto di considerarne solo alcune. Ovviamente sono stati scelti elementi altamente inquinanti che sfuggono alle rilevazioni “normali” come piombo, arsenico, mercurio, diossine e furani.
L’altro limite della ricerca è che per i dati ci si è accontentati di quanto dichiarato dalle aziende, e questo porta con sé due conseguenze. La prima è che si possono nutrire dubbi sulla veridicità di questi dati. La seconda, più importante, è che tra le province più inquinate non compaiono quelle della Campania perché non sono state considerate le emissioni illegali.
La provincia più inquinata è risultata Taranto, grazie, si fa per dire, al 92% delle emissioni atmosferiche italiane di diossine e furani, oltre a livelli record di mercurio e idrocarburi policiclici aromatici e così via.
Seguono, con grande distacco, Livorno per le emissioni in acqua di arsenico e piombo, Nuoro - a causa dell’industria petrolchimica di Ottana e il cementificio di Siniscola -, e Venezia, “grazie” al polo petrolchimico di Marghera. Dal quinto al decimo posto troviamo infine Caltanissetta, Trieste, Siracusa, Carbonia Iglesias, Sassari e Ravenna.
Continua a leggere: La classifica delle province più inquinate
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.

Qualche tempo fa, vi raccontavo di come le aziende che producono energia da fotovoltaico si stessero accaparrando a suon di euro campi dismessi per l’installazione dei pannelli. Da Grottaglie, in provincia di Taranto, arriva una storia un po’ diversa. Infatti in una zona di terreni incolti e abbandonati sono state ripristinate non solo coltivazioni e ulivi ma sono stati integrati pannelli solari che hanno creato un vero e proprio impianto di 17 sottosistemi da 50 kWp e 10 da 20 kWp per un totale di 991,6 kWp.
I pannelli impiegati sono di silicio monocristallino, policristallino, amorfo e tandem e serviranno a generare non solo energia, ma ad essere monitorati così da stabilire quale sia la tecnologia migliore e il suo grado di efficienza.
L’energia elettrica generata, invece, viene comunque commercializzata e impedirà che siano immesse in atmosfera circa 800 tonnellate di CO2 l’anno e il parco entro la fine di quest’anno sarà ampliato. A progetto completato sarà possibile visitare il parco e conoscere così dal vivo le soluzioni adottate.
Via | Enerpoint