Su Ecoblog abbiamo più volte parlato di minieolico sottolineando come la diffusione di questa tecnologia in Italia avesse serie difficoltà a prendere piede. Lo scorso anno, dopo estenuanti attese, lo Stato ha finalmente reso operativa la tariffa omnicomprensiva per la diffusione del minieolico nel nostro Paese.
Quest’incentivazione prevede in sostanza l’erogazione di una tariffa pari a 0,30 euro per kWh netto immesso in rete, per un periodo di quindici anni dal momento di entrata in funzione dell’impianto. L’incentivo è nettamente inferiore rispetto a quello elargito ai possessori di impianti fotovoltaici, tuttavia, almeno sulla carta, i risultati dovrebbero essere garantiti dal fatto che il piccolo eolico ha in media un costo compreso tra 1.400 e 2.000 euro a kW di potenza installata, rispetto ai prezzi tripli (se non quadrupli) del fotovoltaico.
Eppure c’è un segno meno da registrare. Sembrerebbe infatti che nei primi sei mesi in cui questa incentivazione è stata attivata, i nuovi impianti entrati in funzione siano stati appena 24. Se di goccia nell’oceano si può parlare, il dato è davvero desolante. Attenzione però: probabilmente è ancora presto per dire che il sistema di incentivazione sia un fallimento.
Continua a leggere: Minieolico: il punto della situazione in Italia
Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad un brusco calo del prezzo del barile di petrolio, passato dai 147 dollari di luglio ai circa 60 attuali. Se da una parte, come è ovvio che sia, a gongolare sono soprattutto gli automobilisti e il comparto produttivo greggio-dipendente, a farne le spese è invece il futuro della diffusione delle energie rinnovabili.
Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, fatto sta che questo argomento è stato trattato con una certa preoccupazione da Angus Mc Crone, caporedattore di un servizio di informazione londinese che si occupa nel particolare di energie rinnovabili e tecnologie eco-sostenibili. A soffrire questa situazione, puntualizza l’esperto, sarebbe sopratutto il mercato europeo ETS, ovvero la piattaforma che permette lo scambio di quote di CO2.
Il motivo per cui si potrebbe verificare una frenata al passaggio alle rinnovabili è che una quota di CO2 viene attualmente scambiata a soli 19 euro mentre, secondo la maggior parte degli esperti di economia del settore, solo un prezzo minimo di 25 euro potrebbe rivelarsi efficace per il sistema. Infatti dei prezzi troppo bassi stimolerebbero più ad acquistare permessi di emissione che non investire in tecnologie pulite.
Continua a leggere: Il ribasso del petrolio: un nemico per la diffusione delle rinnovabili