
Lungo le coste della California la nebbia scompare sempre di più: negli ultimi 100 anni si sono perse in media quasi 3 ore di nebbia al giorno. A calcolare la diminuzione della presenza della nebbia uno studio dell’Università di Berkley, che ha analizzato e incrociato i dati su visibilità, vento e differenza di temperatura tra entroterra e costa forniti dagli aeroporti di tutto il Paese.
Lo studio evidenzia come la perdita di nebbia possa provocare danni agli ecosistemi: piante ed animali tipici del clima umido potrebbero scomparire a causa della perdita della nebbia, garante della conservazione dell’umidità e delle condizioni tipiche del clima costiero e del processo di rigenerazione di flora e fauna.
La scomparsa della nebbia si deve alla diminuzione della differenza tra le temperature dell’entroterra e della costa e la conseguenza, anche se non appare chiaro se la causa sia dovuta all’azione dell’uomo o ad un ciclo naturale. Ma una volta che la nebbia sarà scomparsa, la difficoltà maggiore per alberi e foreste sarà riuscire a trattenere l’acqua.
Sebbene le sequoie della California non siano oggi a rischio estinzione, il problema della scomparsa della nebbia non è prerogativa americana: anche in Europa si registra una regressione degli eventi nebbiosi, mentre in la comparsa della nebbia al Sud e la regressione del fenomeno nella Pianura Padana sono esempi a noi vicini di quanto analizzato a Berkley.
via | berkley.edu
Foto | Flickr
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Sotto le acque ghiacciate dell’Antartide, in un luogo tanto inospitale quanto meraviglioso, c’è vita, così come testimoniano le ricerche condotte dalla Bas e le fotografie di esseri viventi meravigliosi.
I ricercatori della Bas, inviati a studiare le diverse forme di vita nelle acque del mar di Bellingshausen in Antartide, hanno scoperto sotto le acque ghiacciate degli esemplari rarissimi di flora e fauna marine. Là dove le temperature degli oceani salgono più rapidamente, il fotografo Peter Bucktrout ha fotografato gli esemplari incontrati ad uno ad uno.
I ricercatori hanno scoperto, fotografato e catalogato fiori dei fondali, stelle marine, pesci, alghe ed altri esseri viventi dalle caratteristiche particolari, prima tra tutte quella di poter vivere ed adattarsi ai freddi fondali dell’Antartide. Molte delle specie fotografate sono molto sensibili ai cambiamenti di temperatura, e con l’innalzamento della stessa, l’ecosistema e la biodiversità delle acque antartiche sono a rischio.
via | bas
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Un iceberg gigante, staccatosi dai ghiacci dell’Antartide, si muove adesso verso la parte occidentale dell’Australia. L’iceberg, noto come B17B, è lungo 19km e largo 8.
Secondo lo studioso Neal Young, dell’Australian Antarctic Division, l’iceberg è uno dei più grandi al mondo ad essere arrivato intatto così vicino a una costa: il ghiacciaio si trova ora a circa 1700km a Sud-Ovest della costa occidentale dell’Australia e si muove verso nord così come si muove la corrente prevalente nell’Oceano.
A causa delle temperatura dell’acqua il grande pezzo di ghiaccio inizierà pian piano a rompersi in pezzi più piccoli, così come è accaduto agli altri iceberg staccatisi dalla Barriera di Ross da una decina di anni a questa parte.
Via | news.com.au
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Secondo il governo danese dimezzare le emissioni inquinanti entro il 2050 non solo è possibile, ma dev’essere un dovere per i paesi ricchi. Per questo ha redatto il testo di una bozza programmatica, che potrebbe diventare la base per un accordo politico tra i leader che parteciperanno all’incontro di Copenaghen tra una settimana.
Il testo prevede di dimezzare le emissioni rispetto al 1990, e di raggiungere l’obiettivo per il 2050. I tagli più significativi dovranno avvenire per i Paesi ricchi, ai quali si chiede di dimezzare dell’80% le proprie emissioni.
Nella bozza si afferma anche la necessità di mantenere l’aumento medio globale della temperatura entro e non oltre i 2°, ma non viene indicato alcun obiettivo o termine, così come richiesto dai Paesi in via di sviluppo.
Foto | Flickr
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Una compagnia americana, la Geoplasma di Atlanta, “elaborerà” fino a 1.500 tonnellate di rifiuti al giorno con la tecnologia della torcia al plasma, per immettere nella rete elettrica della Florida fino a 60 MW di energia, che, come si scomoda a spiegare Scientific American, sarebbero sufficienti ad alimentare circa 50.000 abitazioni.
Su EcoBlog abbiamo già avuto modo di parlare di questa tecnologia che vaporizza i rifiuti indifferenziati con un flusso di gas ad altissima temperatura detto plasma, e che viene venduta come versione pulita dei cosiddetti inceneritori termo-valorizzatori, mentre, come sa chi ci segue, le cose non stanno proprio così.
Con i volumi di spazzatura prodotta nelle società più consumistiche, la generazione di elettricità dai rifiuti è senza dubbio un grosso business, quindi non c’è da stupirsi che la favoletta della vaporizzazione pulita abbia attecchito nel paese più consumista del mondo.
Infatti vicino al confine con Ottawa, anche il Gruppo PlascoEnergy sta costruendo un’altro impianto al plasma, che produrrà 21 MW e, come quello di Geoplasma, si prevede entrerà in funzione per il 2011.
Stupisce che in America non ce li abbiano costruiti prima dei sistemi con torcia al plasma, visto che quello di Geoplasma in Florida sarà il primo ad entrare in funzione nel paese a stelle e strisce.
Via | Scientific American
Foto | isado
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L’Europa si sta riscaldando più velocemente rispetto al resto del mondo, questo quanto riportato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency) che ha diffuso i risultati dell’ultimo rapporto sui cambiamenti climatici. I numeri, com’era lecito attendersi, sono particolarmente preoccupanti. Stando a questi dati si può osservare che l’aumento della temperatura media nel continente europeo è più marcato rispetto al resto del pianeta.
Nel vecchio continente infatti dall’epoca pre-industriale ad oggi è cresciuta di 1 grado rispetto agli 0,8 di quella mondiale. Le acque dei mari europei hanno inoltre avuto un riscaldamento medio di 1,2 gradi rispetto alla tendenza mondiale di 1,0. I possibili scenari indicano che entro la fine del secolo si avrà un aumento della temperatura di circa 5,5 gradi.
Le conseguenze di questo fenomeno avrà effetti sopratutto nelle regioni del sud del vecchio continente dove sono previsti aumenti di ondate di calore, della siccità, della desertificazione e del rischio incendi. Le aree più settentrionali avranno invece inverni meno freddi, tuttavia, con buona probabilità, vi saranno precipitazioni più violente.
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La temperatura terrestre potrebbe non cambiare per i prossimi dieci anni. Uno studio effettuato da ricercatori tedeschi ha previsto l’arrivo di una fase climatica fredda per la prossima decade che potrebbe contrastare il riscaldamento globale prodotto dai gas serra.
La chiave della nuova previsione è il naturale ciclo delle temperature oceaniche, definito come Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO), strettamente legato alle correnti calde che trasportano il calore dai Tropici alle coste europee. Le cause dell’oscillazione non sono ancora del tutto chiare, ma si sa di per certo che il ciclo appare all’incirca ogni 60 anni. Ciò potrebbe spiegare l’innalzamento delle temperature d’inizio secolo e l’improvviso calo intorno agli anni ‘40.
Gli scienziati avvertono che le temperature potrebbero innalzarsi bruscamente per il 2020, quindi questo lasso di tempo potrebbe servire alla società per pianificare qualcosa di utile per il futuro.
Via | BBC NEWS.co.uk
Foto | Flickr
Da circa un ventennio una delle cause di biodiversità Mediterranea è legata al cambiamento climatico del pianeta. L’incremento di temperatura sta influenzando la diversità biologica con effetti diretti sugli organismi (in termini di sopravvivenza, riproduzione, comportamento e dispersione) e sulle comunità con effetti indiretti anche attraverso le correnti marine, la stratificazione termica lungo la colonna d’acqua, il riciclo dei nutrienti e la produttività primaria.
E’ stato riscontrato un aumento di temperatura anche per le acque più profonde del Mediterraneo con effetti a livello ecosistemico in termini di alterazione dei cicli del carbonio e dell’azoto con effetti negativi su batteri e sulla meiofauna. Una conseguenza più evidente è la cosiddetta «tropicalizzazione» del Mediterraneo causa di due principali fenomeni:
Le variazioni nella biodiversità mediterranea sono dovute quindi a differenti pressioni antropiche, tra cui la diffusione di specie esotiche e ed il cambiamento climatico, accelerato ovviamente da attività umane. Spesso non è affatto facile distinguere le cause specifiche di tali variazioni e tanto meno prevederne gli effetti.
Via | Vglobale.it
Foto | Flickr
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Coltivare nel sottosuolo. Sembra un impresa folle. Ma per un giapponese può diventare un’appassionante sfida. E infatti nel sotterraneo dell’ Otemachi Nomura Building di Tokyo nel distretto di Otemachi c’è una fattoria di mille metri quadri dove si coltivano ortaggi, riso, erbe aromatiche e fiori. Il progetto si chiama Pasona 02 e nasce con l’obiettivo da parte di una società di selezione del personale di dare formazione professionale agricola a giovani disoccupati o a persone di mezza età in cerca di una seconda carriera.
In Giappone, sempre meno persone si dedicano all’agricoltura e il paese è costretto a continui import di materie prime.
In assenza di luce del sole, le piante sono alimentate dalla luce artificiale emessa da diodi, lampade alogene e ad alta pressione, lampade a vapori di sodio. La temperatura della camera è controllata dal computer, e le verdure sono coltivate con i nutrienti forniti a spruzzo. Nella struttura è usato anche il sistema di coltivazione idroponica, con cui le piante sono coltivate in acqua.
Via | Pruned blog
Un ponte tra i potenti e la gente comune, lanciato attraverso youtube con la domanda: “ Se le nazioni, le imprese o gli individui, potessero compiere una singola azione nel 2008 per rendere il mondo un posto migliore, quale sarebbe il tuo parere?”.
Questo il filo rosso dell’attuale edizione del World Economic Forum Annual Meeting 2008 - The Power of Collaborative Innovation - che si tiene fino a domenica 27 gennaio a Davos, in Svizzera e che mette a confronto bella gente e autorità: il segretatrio genarle dell’Onu, Ban Ki-Moon, il premier britannico Gordon Brown, Il Nobel Al-Gore, il Presidente Musharaff, la regina di Giordania, Rania, il leader degli U2 Bono, il presidente di Microsoft Bill Gates, il presidente nigeriano Umaru Musa Yar’Adua, il presidente di Cisco John Chambers che attraverso il dialogo cercano strategie per aiutare il Pianeta Terra.
Dal canto suo zio Bill Gates, attraverso la Fondazione che gestisce con la moglie Melinda, ha versato 306 milioni di dollari per aiutare l’agricoltura e i piccoli agricoltori in Africa. “Se siamo sinceri nella nostra volontà di porre fine alla fame estrema e alla povertà nel mondo, dobbiamo esserlo altrettanto nell’agire per trasformare l’agricoltura dei piccoli agricoltori, molti dei quali sono donne. E’ necessario migliorare la qualità dei semi, dei suoli, creare nuovi mercati ed allargare l’accesso ai mercati- ha detto Gates nella conferenza stampa di presentazione della sua iniziativa- Ma la produttività non è tutto. A un contadino serve ben poco produrre di più se poi non può vendere il surplus. Il nostro approccio vuole includere tutta la catena agricola”.
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