
Secondo il Berkeley Earth Surface Temperature studio indipendente la temperatura del Pianeta è aumentata dal 1950 a oggi di 1 grado. E la responsabilità è delle emissioni di gas serra. Oltre ogni ragionevole dubbio.
Infatti come ricostruisce Martina Saporiti su Galileo la commissione di studio nasce all’indomani del Climategate, proprio per ristabilire un sistema di ricerca verificabile e veritiero. A garanzia dell’imparzialità tra i finanziatori è stata ammessa anche la Charitable Foundation di Charles G. Koch, riccone americano che ha finanziato anche gli scettici dei cambiamenti climatici.
Scrive la Saporiti:
I ricercatori hanno raccolto dati da 39.390 stazioni metereologiche differenti, un numero che supera di oltre cinque volte le 7.280 stazioni considerate nel Global Historical Climatology Network Monthly data set (GHCN-M), il database più completo cui fa riferimento la maggior parte degli studi sul clima. In più, hanno analizzato 1,6 miliardi di rapporti sulla temperatura contenuti in 15 archivi preesistenti. Analizzando questa abbondante mole di dati, il gruppo è arrivato alle stesse conclusioni degli studi precedenti: la temperatura della Terra sta salendo.
Foto | Berkeley Earth
Agosto è stato un mese caldo. Lo abbiamo capito e ce lo conferma l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna.
Spiega Michele Brunetti ricercatore all’Isac-Cnr:
I dati registrati ad agosto dicono che si è trattato di un mese caldo e secco.È stata rilevata una anomalia di temperatura, rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000, di +1.4 gradi, che pone il mese appena trascorso al decimo posto degli ultimi 200 anni. Ancora più significativo il dato relativo alla precipitazione: con un meno 73% rispetto alla media, l’agosto 2011 si attesta all’ottavo posto tra i mesi più asciutti dal 1800 a oggi.
Giugno 2011 si è attestato al ventesimo posto tra i mesi più caldi e dice Brunetti:
Globalmente la media stagionale si è conclusa con un’anomalia di temperatura di +0.8 gradi rispetto al periodo di riferimento, classificandosi come la diciannovesima estate più calda dal 1800 ad oggi. Il deficit di precipitazioni del 19%, invece, posiziona l’estate 2011 al 69° posto tra le più asciutte dal 1800 ad oggi. Si tratta comunque di valori a cui siamo abituati nell’ultimo decennio.
Le anomalie comunque sono state registrate anche nel luglio 2011 (il NOAA sta elaborando quelle su scala planetaria di agosto 2011) e in una nota si legge:
Luglio 2011 si attesta al settimo posto tra i mesi più caldi (suolo e oceani) dal 1880 a oggi su tutto il Pianeta.
Dopo il salto il grafico del NOAA.
Continua a leggere: Cnr: agosto 2011 con anomalia di temperatura e poca pioggia

La rivista scientifica Science ha pubblicato uno studio che lega l’aumento dei prezzi del cibo degli ultimi anni agli effetti del riscaldamento globale. Gli aumenti della temperatura riducono la produzione di queste materie prime con un’inevitabile ricaduta sui prezzi che, cercando di tenere presente che si tratta di fenomeni che hanno effetti globali, finiscono per divenire decisivo acceleratore per l’instabilità politica nelle regioni più povere del mondo. Questo senza considerare la crescita esponenziale degli affamati del terzo mondo, i primi ad essere colpiti da una variazione positiva del prezzo del grano.
I cambiamenti climatici, secondo questo studio, hanno avuto un impatto negativo sulla produzione del grano e del mais quantificabile fra il 3% e il 6% nelle ultime tre decadi. Questa riduzione, combinata con l’aumento della domanda e i fenomeni speculativi, ha portato ad un aumento medio dei prezzi del 20%. Il climate change ha di fatto assorbito un decimo di quanto il progresso nelle tecniche di coltivazione avrebbe permesso di raggiungere in termini di aumenti dei raccolti.
Il paese maggiormente colpito è la Russia dove l’aumento delle temperature e le variazioni della piovosità hanno portato un -15% nella produzione di grano. Gli studiosi della Stanford University e della Columbia University hanno evidenziato che questa riduzione equivale all’intero raccolto di un paese come la Francia, il più grande produttore dell’Unione europea. Per ridurre questi effetti negativi si possono adottare delle contromisure, ma di fatto i modelli mostrano che senza i cambiamenti climatici la produzione sarebbe potuta aumentare attenuando l’aumento dei prezzi connesso portato dalla crescita della domanda.
[Via | Euroactiv]

Nonostante la domenica a piedi, i valori di smog nell’aria di Milano e Torino non sono calati. Nei due comuni, infatti, nei giorni scorsi si era reso necessario, almeno secondo le amministrazioni locali, vietare l’uso delle auto (con numerose deroghe però) per provare a ridurre i valori di PM10. Tutto inutile: le centraline continuano a dare valori sballati oltre le soglie. I valori per comune li trovate, aggiornati in tempo reale, sul sito la mia aria.
A Milano oggi sono scattati i divieti di circolazione anche nella zona ecopass (i colleghi di 02blog vi forniscono il calendario degli stop) il che sta scatenando un’ondata di proteste immani. Ora l’appello ai cittadini da parte delle associazioni ambientaliste: abbassare la temperatura dei riscaldamenti privati, degli uffici e condominiali e riportare tra i 16 e i 19 gradi piuttosto che agli attuali 23-24 gradi.
Riccardo De Corato vicesindaco di Milano a Life su La7 annuncia che anche domenica prossima è previsto lo stop alle auto considerate le attuali previsione meteorologiche.
Foto | Flickr

Ugo Bardi, presidente di Aspo Italia, torna alla carica contro i negazionisti del clima. E rilancia: il 2010 potrebbe passare alla storia come l’anno più caldo da quando si fanno le rilevazioni.
Secondo Bardi, infatti
i primi quattro mesi del 2010 si prefigurano come parte di quello che potrebbe essere l’anno più caldo della storia, da quando si fanno misure di temperatura. La cosa si sta facendo preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a un minimo storico dell’attività solare - se il riprende a salire, cosa succede?
Il problema, però, è che in Europa questo riscaldamento non si avverte a causa, continua Bardi, di una fluttuazione artica che sta portando mal tempo e temperature sotto la media stagionale:
Come vedete nel diagramma in alto a sinistra, c’è una striscia blu di raffreddamento che parte dalla Cina e arriva fino agli Stati Uniti. Chi vive in questa zona, incluso noi, ha difficoltà a rendersi conto della situazione. Nel resto del mondo, invece, ci sono delle zone, come il Canada, dove abbiamo sei gradi in più rispetto alla media stagionale. Non oso pensare cosa potrebbe succedere se avessimo temperature del genere qui da noi
Continua a leggere: Secondo l'Aspo il 2010 potrebbe essere l'anno più caldo della storia

Quanto terreno l’agricoltura ha tolto alla natura? A quale velocità scompare la foresta in Amazzonia? La piccola camera di Proba-V sarà lanciata in orbita per permetterci di saperlo. Il microsensore dell’Agenzia Spaziale Europea, se mandata in orbita, fornisce ogni giorno una panoramica virtuale della variazione di vegetazione sulla Terra.
Il progetto di monitoraggio costante e quotidiano è già ambizioso per una missione completa, figuriamoci per una piccola piattaforma grande meno di un metro cubo. Il piccolo Proba-V per ora è stato testato in laboratorio, sottoposto a condizioni di temperatura estreme, simile a quelle che il satellite incontrerà nello spazio e ha dato buoni risultati.
Negli scorsi 12 anni la variazione di vegetazione è stata osservata ed analizzata dalle telecamere Spot-4 e Spot-5 del programma francese Vegetation, ma lo scopo di mettere in orbita Proba-V è quello di fornire dati aggiornati costantemente e senza interruzione su base quotidiana. Il micro sensore dell’ESA, il più piccolo ad essere lanciato per una missione del genere, se dovesse superare tutti i test come si spera, sarà in orbita dalla metà del 2012.

Lo spazio aereo sui cieli d’Europa è stato aperto, ma ciò non vuol dire che le ceneri del vulcano di Eyjafjallajokull, con la loro piccola percentuale di particolato, siano scomparse. Secondo alcuni, potrebbero addirittura fare bene, se non alle compagnie aeree, almeno all’atmosfera e ai giardini d’Europa.
Per Colin Dale, orticultore del Notcutt Garden in Inghilterra, le ceneri del vulcano potrebbero essere dei buoni fertilizzanti naturali. In più, secondo quanto l’esperto ha riferito al Telegraph, la cenere del vulcano servirebbe a proteggere la terra dagli sbalzi di temperatura e manterrebbe più a lungo l’acqua, favorendo la crescita di batteri e semi, entrambi buoni per la crescita di piante e fiori.
Sebbene la quantità di ceneri che riesce a depositarsi al suolo sia talmente bassa da essere irrilevante per la rigenerazione dei terreni, la tesi di Colin Dale è confermata da Jon Davidson, professore all’Università di Durham, che afferma come già altri stati, come l’Indonesia, abbiano beneficiato in passato della fertilizzazione naturale dovuta a ceneri vulcaniche.
Tuttavia, se tra qualche mese vi dovesse capitare di vedere dei vasetti con le ceneri di Eyjafjallajokull spacciate per fertilizzante, controllate bene che non ci sia la British Airways come sponsor.
Foto | Flickr

Questo grafico sta facendo il giro del mondo: dimostra che Claude Allègre, geochimico ex ministro dell’Educazione e della Ricerca in Francia durante il governo Jospin, nel suo ultimo libro intitolato “L’Imposture climatique”, ha palesemente modificato i dati per dimostrare che non ci sarebbe alcuna relazione tra le emissioni di CO2 e il riscaldamento globale.
Il grafico originale, così come i dati che rappresenta, è del paleoclimatologo svedese Hakan Grudd e, oltre ad essere diverso da quello taroccato da Allegre, si riferiva alla sola Svezia. Allegre, invece, ha spacciato i dati per mondiali e li ha palesemente modificati nell’ultima parte, come visibile nel grafico, riprodotto da Libération.
Allègre, in questo modo, ha affermato che mentre la CO2 sale le temperature scendono. Grudd, ovviamente, ha riconosciuto il suo grafico e ha denunciato tutto alla stampa facendo fare una pessima figura al collega che, nel frattempo, di libri ne aveva venduti parecchi entrando nella top ten francese per diverse settimane. Che sia l’inizio di un anti clima gate?
Via | Libération

Lungo le coste della California la nebbia scompare sempre di più: negli ultimi 100 anni si sono perse in media quasi 3 ore di nebbia al giorno. A calcolare la diminuzione della presenza della nebbia uno studio dell’Università di Berkley, che ha analizzato e incrociato i dati su visibilità, vento e differenza di temperatura tra entroterra e costa forniti dagli aeroporti di tutto il Paese.
Lo studio evidenzia come la perdita di nebbia possa provocare danni agli ecosistemi: piante ed animali tipici del clima umido potrebbero scomparire a causa della perdita della nebbia, garante della conservazione dell’umidità e delle condizioni tipiche del clima costiero e del processo di rigenerazione di flora e fauna.
La scomparsa della nebbia si deve alla diminuzione della differenza tra le temperature dell’entroterra e della costa e la conseguenza, anche se non appare chiaro se la causa sia dovuta all’azione dell’uomo o ad un ciclo naturale. Ma una volta che la nebbia sarà scomparsa, la difficoltà maggiore per alberi e foreste sarà riuscire a trattenere l’acqua.
Sebbene le sequoie della California non siano oggi a rischio estinzione, il problema della scomparsa della nebbia non è prerogativa americana: anche in Europa si registra una regressione degli eventi nebbiosi, mentre in la comparsa della nebbia al Sud e la regressione del fenomeno nella Pianura Padana sono esempi a noi vicini di quanto analizzato a Berkley.
via | berkley.edu
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Sotto le acque ghiacciate dell’Antartide, in un luogo tanto inospitale quanto meraviglioso, c’è vita, così come testimoniano le ricerche condotte dalla Bas e le fotografie di esseri viventi meravigliosi.
I ricercatori della Bas, inviati a studiare le diverse forme di vita nelle acque del mar di Bellingshausen in Antartide, hanno scoperto sotto le acque ghiacciate degli esemplari rarissimi di flora e fauna marine. Là dove le temperature degli oceani salgono più rapidamente, il fotografo Peter Bucktrout ha fotografato gli esemplari incontrati ad uno ad uno.
I ricercatori hanno scoperto, fotografato e catalogato fiori dei fondali, stelle marine, pesci, alghe ed altri esseri viventi dalle caratteristiche particolari, prima tra tutte quella di poter vivere ed adattarsi ai freddi fondali dell’Antartide. Molte delle specie fotografate sono molto sensibili ai cambiamenti di temperatura, e con l’innalzamento della stessa, l’ecosistema e la biodiversità delle acque antartiche sono a rischio.
via | bas