Si terrà il 25 giugno prossimo la presentazione ufficiale dei risultati ottenuti con progetto EVA, Eco villaggio autocostruito, di cui vi parlammo quasi un anno fa. Il 18 giugno, invece, alla Casa del Popolo di Settignano, una serata per l’autofinanziamento.
Ebbene, come vedete dalle foto in gallery le case sono state quasi terminate e questo grazie all’aiuto dei moltissimi e generosi donatori. Ora manca un piccolo e ultimo sforzo per completare le casette, lo ricordo, costruite in paglia e legno grazie al lavoro dei volontari.
Si accettano soldi, viti o travi, ma anche braccia desiderose di lavorare. Per ogni approfondimento o anche per seguire gli incontri di autofinanziamento è possibile consultare il gruppo su facebook.
Giocchino Giuliani detto Giampaolo, è l’uomo che da quel terribile 6 aprile 2009, giorno del terremoto in Abruzzo, sta destabilizzando il mondo scientifico con le sue teorie, asserendo di essere in grado di prevedere i terremoti.
Gli scienziati hanno sempre chiesto a Giuliani delle relazioni scientifiche considerate necessarie a sostenere gli esperimenti condotti dal tecnico abruzzese. Il Giuliani però ha semplicemente risposto che i dati erano sulla sua scrivania e a disposizione di chi li volesse leggere. Ma la prassi scientifica e accademica è ben diversa e dunque ecco arrivare un primo studio sui precursori dei terremoti presentato nei giorni scorsi al EGU (European Geosciences Union) che si è tenuto a Vienna. Il titolo della ricerca è: Atmosphere Awakening Prior to Abruzzo, Italy M 6.3 Earthquake of April, 6 2009 revealed by joined satellite and ground observation scritto in collaborazione con Sergey Pulinets, Dimitar Ouzounov, Luigi Ciraolo e Patrik Taylor.
Ha detto Giuliani:
Sicuramente questo convegno internazionale sarà ricordato come la pietra miliare per lo studio dei precursori sismici e la possibilità di poter prevedere forti terremoti con un largo margine di anticipo. Molti sono stati gli scienziati che si sono trovati concordi nel valutare la possibilità di unire gli sforzi a livello internazionale, costituendo dei gruppi di ricerca nelle varie specializzazioni scientifiche per trarre informazioni da tutti gli elementi che permettono di osservare anomalie preventive sui terremoti. Vale la pena ricordare alcuni nomi degli scienziati presenti a Vienna, non ultimi gli italiani, dall’Università di Bari il Prof. Pierfrancesco Biagi, dall’Università della Basilicata il Prof. Valerio Tramutoli, Michael E. Contadakis dalla Grecia, Katsumi Hattori dall’Università di Chiba Giappone, Tsanyao Frank Yang dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Taiwan. E’ stata per me motivo di grande soddisfazione, ricevere da parte di tutti i ricercatori presenti a Vienna, un consenso unamine e una volontà di realizzare a livello mondiale l’Early Warnig System.
Via | Impronta l’Aquila
L’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, studia il radon anche se precisa che non esiste al momento alcuna possibilità di previsione dei terremoti. Il dato sin qui osservato è sintetizzato da Sergio Vinciguerra, coautore della ricerca attualmente in pubblicazione su Geophysical Reaserch Letters (GRL). Il progetto che ha studiato l’aumento e la diminuzione di gas radon nei processi di rottura delle rocce prima dei terremoti ha ottenuto finanziamenti attraverso TRIGS (www.trigs.eu). Ha detto Vinciguerra a Report On Line:
La nostra scoperta ha permesso di isolare i meccanismi fondamentali che determinano la diminuzione e l’aumento dell’emissione di radon prima dei processi di rottura, che avvengono durante terremoti o eruzioni vulcaniche. Stiamo estendendo l’analisi ad altre litologie con diversi contenuti di vuoti per studiarne l’emissione di radon in funzione del carico applicato. Questo ci permetterà nei prossimi anni di sviluppare un modello per i cambiamenti di emissione di radon osservati e fornire un supporto quantitativo all’interpretazione delle anomalie di questo gas prima di eventi sismici e vulcanici. Colgo l’occasione per precisare che solo attraverso l’integrazione di studi sistematici, come questo, di un fitto monitoraggio del radon e degli altri segnali precursori e una conoscenza dettagliata del contesto geologico, che il nostro istituto ha sviluppato negli anni è possibile giungere al riconoscimento di segnali premonitori, con bassi margini di errore.
E precisa, cautamente l’Ingv che:
I risultati finora raggiunti in questo campo, compreso l’articolo GRL in questione, ci hanno permesso di comprendere meglio molti dei segreti del nostro pianeta ma finora non hanno assolutamente alcuna possibilità di applicazione pratica per la previsione deterministica dei terremoti. Tale possibilità non esisteva nel recente passato (all’epoca del terremoto de L’Aquila), non esiste nel presente e possiamo affermare che non esisterà nel futuro a breve e medio termine.
In una intervista rilasciata a Abruzzo24ore.tv Giampaolo Giuliani, il tecnico che studia da anni il radon, dopo essere stato messo alla berlina da un video dell’Ingv si dice soddisfatto del fatto che gli scienziati si stiano occupando di quello che ha sempre definito il suo campo di ricerca. E se iniziassero a collaborare?

Google ha da poco pubblicato Zeitgeist 2009, ovvero la classifica delle parole chiave più cercate in tutto il mondo nel 2009, divise per categorie. In un anno ricco di novità politiche, a partire dall’elezione di Obama, e di preoccupazione per la crisi economica, le preoccupazioni della rete si sono concentrate sulla salute con l’influenza A e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, ovvero sui disastri.
Come si vede dal grafico che rappresenta le parole chiave più cercate nella sezione News, ai primi tre posti della classifica relativa ai disastri ci sono le catastrofi direttamente o indirettamente connesse all’ambiente: terremoti, incendi, tsunami.
Come Google stesso ci ricorda, purtroppo il terremoto che ha fatto impennare le ricerche on-line in tutto il mondo è stato quello de L’Aquila, mentre lo Tsunami che ha preoccupato maggiormente gli utenti americani è stato quello alle Samoa. Triste leggere la classifica dei disastri più cercati, ma in un futuro non troppo lontanto dovremo abituarci a convivere con l’imprevedibilità delle catastrofi ambientali, e non solo on-line, parola (chiave) di Google.
Abruzzo. Provincia dell’Aquila. 6 Aprile 2009. Ore 3:32. La terra trema. Per molti è condannata a non essere più la stessa, questa terra, ricca di storia, di sogni, di falchi che popolano il nostro immaginario e che vogliono continuare a volare su questi castelli, forse ruderi, ma vivi, come la gente che ancora è rimasta che e vuole continuare ad esserci .
Ora, molti aquilani sono ancora senza una casa, oppure un tetto sì, ce l’hanno, ma distante dal paese di origine, anche di qualche km, in una villetta a schiera che non parla più la lingua di questi boschi condannando alcuni tra i centri urbani i più belli del mondo, all’oblio. Ma non a Pescomaggiore, piccolo centro a 15 km dall’Aquila, e soprattutto, non oggi! EVA - l’Eco Villaggio Autocostruito infatti, è l’esempio più straordinario della vita che ricomincia e lo fa partendo proprio dall’ecologia, dal rispetto del territorio… e a prezzi straordinariamente bassi! Il tutto grazie alla cooperazione di alcuni tra gli abitanti di questo magnifico posto che, rimasti senza casa, hanno deciso di rimboccarsi le maniche ricostruendo, da soli, ciò che non li soddisfaceva.
Qui, dunque, si ricomincia sul serio con l’allegria e la bellezza delle cose fatte insieme ascoltando quelli che per qualcuno sono i consigli degli spiriti della natura e per altri i precetti dell’eco-edilizia. L’unico problema? Occorrono fondi: meno di 150 mila euro per ben 7 abitazioni. Pochi, eppure troppi per chi ha perso davvero ogni cosa. Per dare una mano o semplicemente vedere come procedono i lavori basta cliccare qui.
Pasolini diceva che per sanare le piaghe della società occorreva tornare al bello e alla natura. Oggi più che mai questa affermazione risulta vera. Perché l’appartenenza ad un territorio é qualcosa che non si può far rubare neppure dalla terra stessa. E’ qualcosa che ti scava dentro e forgia te stesso, ogni giorno.
Foto | Flickr
Guido Bertolaso in una lettera ammette:
I morti dell’Aquila potevano non esserci, e soprattutto essere molto meno tra i giovani.
La lettera in questione è una mail privata inviata a Sergio Bianchi, padre di uno dei 55 universitari morti sotto le macerie della casa dello studente crollata dopo il sisma che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo il 6 aprile scorso. Scrive ancora Bertolaso:
Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e che faccio, insieme a quelle di chi non ha fatto e non ha assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti, che non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone. È giusto che non si chiami fatalità o disgrazia ciò che poteva essere evitato.
Ad essere in possesso della mail è Sofia Basso giornalista di left che ha interpellato anche lo staff di Bertolaso che in porposito ha risposto “No comment”.
Dopo il terremoto in Abruzzo, da quel 6 aprile, ci si è chiesti se la tragedia in una qualche maniera la si poteva evitare. Da un lato c’era chi aveva gridato alla possibilità di prevedere i terremoti; dall’altro l’attuale compito della magistratura di indagare sulle responsabilità di quella che è stata una strage e che cercherà di individuare i colpevoli. La Scienza ad oggi ci dice che i terremoti non si possono prevedere, ma la stessa Scienza ci dice anche che esiste una tecnologia che consente la costruzione di edifici anti-sismici. l
E allora perché in una zona sismica, così pericolosa come quella de L’Aquila, sono crollate le case? La magistratura dai rilievi effettuati subito dopo il terremoto scoprì che forse per molte abitazioni non era stato usato solo del cemento ma una miscela che conteneva troppa sabbia. Dunque, quante case sono state costruite con falso cemento? Quante di quelle case se costruite secondo le norme antisismiche potevano resistere? A molte di queste domande provano a rispondere Marco Travaglio e Vauro con il libro-inchiesta “Sangue e Cemento” (Ed. Editori Riuniti € 12,90) a cui viene allegato un Dvd che contiene le interviste riportate anche nel testo. In alto nel video il trailer di presentazione.
Il G8 che si sta svolgendo in queste ore a L’Aquila vede oltre a tutti gli incontri e alle le passerelle politiche registrate dai media ufficiali, anche una serie di pacifiche proteste contro quelle linee guida che potrebbero essere modellate in questo summit.
Dopo le azioni di questa mattina di Greenpeace, che ha posto l’accento sulla necessità di intervenire concretamente nel contrastare i cambiamenti climatici con politiche mirate, un gruppo di aderenti al comitato 3e32, intitolato così per ricordare l’ora del terremoto in Abruzzo, ha occupato una delle colline appena fuori l’Aquila e ha lasciato su una scritta gigantesca: “Yes, we camp”, sì siamo accampati.
Il comitato, composto per la maggior parte di giovani, protesta contro la tragica situazione vissuta oramai da mesi da i 30mila abitanti delle tendopoli, sottoposti alle brusche escursioni termiche, al disagio dei servizi igienici da campo, ai continui allagamenti dovuti ai temporali o ai colpi di calore causati dalla mancanza di un sistema di refrigerazione nelle tende. Ma i ragazzi protestano anche perché i centri storici de L’Aquila e degli altri paesini colpiti, come Coppito, non saranno ricostruiti, ma ci saranno delle new town fuori le città che accoglieranno gli sfollati. E la loro disperazione consiste proprio nel sapere che i borghi e i paesini distrutti dal sisma saranno abbandonati al loro destino.