
Tetti verdi ed elevato isolamento termico sono due delle principali caratteristiche di queste case nella terra, costruzioni letteralmente immerse nella gelida campagna islandese, sovrastate da un manto erboso e realizzate con materiali naturali locali.
Frutto di un processo di adattamento secolare ad un clima a dir poco rigido, queste case riescono a garantire agli islandesi protezione dalle escursioni termiche e dal freddo. All’epoca della colonizzazione, l’Islanda era ricoperta da foreste di betulle. Tuttavia, il legno non si è rivelato il materiale migliore per costruire abitazioni perché la betulla non garantiva un isolamento termico adeguato.
Difficile anche importare materiali da altri Paesi, vista la localizzazione dell’Islanda e le navi non molto resistenti alle tempeste dell’epoca. Così i coloni hanno dovuto industriarsi con quello che trovavano sul posto ed hanno iniziato a costruire con rocce ed erba.
Le prime case avevano una base in pietra ed un telaio di legno ricoperto da strati di torba con grandi proprietà di isolamento termico. Le porte e le finestre sono in legno. Somigliano un po’ alle case degli Hobbit. Oggi queste case sono state sostituite in parte da costruzioni in cemento armato e ferro ai lati, ma nelle campagne più sperdute si possono ancora ammirare case con tetti verdi nella forma originaria.

Porta la firma dell’architetto J. Mayer H., il progetto di riqualificazione urbana di un quartiere di Düsseldorf, in Germania.
L’area, che ospita attualmente i vecchi edifici postali di Erkrather Strasse, verrà trasformata in un quartiere sostenibile, ricco di aree verdi, di sistemi per la raccolta dell’acqua piovana, ben collegato dalla stazione ferroviaria di Hauptbahnof al centro culturale Tanzhaus NRW.
Abitazioni ed uffici, ricavati dalla ristrutturazione delle costruzioni esistenti, saranno ricoperti da tetti verdi e godranno della luce naturale, grazie ai lucernari presenti in ogni settore. Ci sarà spazio anche per un hotel e per un asilo nido.
Continua a leggere: Riqualificazione urbana, il quartiere M a Düsseldorf

Per ridurre le emissioni dell’aria condizionata nelle torride estati spagnole, lo studio di architettura Alberto Alarcón y Asociados ha progettato una casa di campagna interamente ricoperta da un tetto verde. La peculiarità di questa abitazione, ubicata a Léon, è il tetto inclinato che simula un dolce pendio ricoperto di erba.
La casa si compone di tre ampie camere tutte collegate tra loro per garantire il massimo della ventilazione naturale. Le grandi finestre assicurano un’illuminazione naturale ottimale.
Il tetto verde, grazie ad una membrana impermeabile, mantiene l’edificio isolato termicamente garantendo un risparmio energetico elevato sia sul riscaldamento invernale che sul raffreddamento estivo.
Via | Plataforma Arquitectura
Foto | Alarcón y Asociados

Raccolta e recupero dell’acqua piovana sono fonti di ricchezza a Berlino. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, di come la città si sia dotata di quartieri impermeabilizzati, distribuendo sul tessuto urbano diverse superfici di raccolta che fanno confluire la pioggia in serbatoi sotterranei e superficiali. In seguito l’acqua convogliata nelle cisterne viene depurata tramite sedimentazione o fitodepurazione ed utilizzata per alimentare le fontane pubbliche o irrigare i giardini.
Nella gestione delle acque piovane non è da meno Portland. La città dell’Oregon è attraversata da strade verdi, in grado di recuperare 140 milioni di litri di acqua ogni anno. L’acqua non defluisce nella rete fognaria bensì viene raccolta, depurata e reimmessa nelle falde acquifere completamente purificata. Il tutto tramite marciapiedi e strade costruite con una leggera pendenza, tappezzate di piante ad elevata ritenzione idrica, di ghiaia e di sassi che trattengono il flusso.
Nella cittadina degli States, al contrario di quanto avvenuto a Berlino, si è puntato su strutture permeabili come giardini filtranti e tetti verdi. La città è stata tappezzata di vegetazione in grado di assorbire l’acqua, filtrarla e trattenerla. I cittadini vengono incentivati e supportati tecnicamente dall’amministrazione territoriale ad installare tetti verdi e giardini filtranti.
Continua a leggere: La raccolta differenziata delle acque piovane, le strade verdi di Portland
L’architettura si muove sempre di più verso la sostenibilità, verso una integrazione della natura all’interno degli edifici, e verso una ricerca di materiali che siano il più possibile sostenibili. Dalla nuova integrazione tra natura e architettura nascono giardini pensili, tetti che sono dei veri e propri giardini, muri verdi che permettono agli edifici di respirare.
The Coolist ha stilato la classifica dei 10 capolavori di architettura sostenibile dotati di tetti verdi. Io ho deciso di aprire con la Nanyang School of Arts di Singapore, con il suo tetto mozzafiato piantato nel 2008. Tra i 10 tetti, ad ognuno dei quali The Coolist dedica una gallery per chi vuole ammirare dettagli e particolari, c’è anche l’Accademia delle Scienze della California, opera di Renzo Piano, il cui tetto è uno tra i migliori esempi di green roof al mondo, integrazione perfetta tra architettura e natura: i 2 acri e mezzo del tetto ospitano piante locali per la conservazione della biodiversità.
via | thecoolist
Volete dare un tocco di verde alla cuccia del vostro adorato animale domestico? La Suistanable pet produce e commercializza cucce per cani con tetti pieni di piantine rigogliose. I green roof, versione inglese di “tetti verdi” vengono riempiti con vegetazione rigorosamente nativa dell’habitat in cui verrà utilizzata la casetta.
Sono cucce per animali domestici realizzate a mano, con legno di cedro impermeabilizzato senza sostanze tossiche o con pezzi di legname riciclati (probabilmente scarti di lavorazione) per evitare d’infierire ancora sulla natura. Sul tetto, le piantine vivono sopra due strati: uno di terra ed uno drenante che consente loro di sopravvivere anche solo con l’acqua piovana e non marcire in caso di abbondanti piogge.
Questi modelli hanno il vantaggio di contenere al minimo gli odori, far crescere le piantine senza dedicar loro troppo tempo e non far soffrire il freddo o il caldo ai nostri amici a 4 zampe. La gallery completa vi mostra alcune idee che consiglio caldamente di riprodurre per chi non volesse spendere dai 1000 ai 3000 dollari per una cuccia per cani.
Concludiamo oggi la nostra trilogia sui tetti verdi inglesi trattando questa volta un impianto costruito con finalità ecologiche, in particolare per la proliferazione del codirosso spazzacamino.
Detta specie è rara nel Regno Unito e viene tutelata dall’UK Biodiversity Action Plan (BAP), da qui l’interesse per la sua protezione e non a caso questi particolari tipi di impianti, denomintati “brown roofs”, sono stati identificati come potenziale soluzione per il ripopolamento del codirosso spazzacamino.
Proprio come insegnano i principi del birdgardening dobbiamo riprodurre le condizioni maggiormente favorevoli alla vita e riproduzione del Phoenicurus ochruros.
Continua a leggere: Brown roofs: il punto di incontro tra tetti verdi e birdgardening
Continuiamo il nostro viaggio esplorando i tetti verdi londinesi. Oggi vedremo un tetto inerbito con i Sedum. A questo genere di piante appartengono specie di climi caldi e asciutti e con terreni sciolti, non necessitano di irrigazione ed inoltre resistono abbastanza bene al freddo.
Negli impianti di Sedum viene generalmente utilizzata l’argilla espansa con spessore di 5-7 cm, sotto la quale è possibile disporre uno strato di materiale assorbente per creare una scorta d’acqua oppure delle strutture a “bicchiere” che fungono da piccoli serbatoi utili alla pianta nel periodo estivo, in cui sono frequenti piogge intense seguite da caldo.
Ma torniamo a noi e al nostro caso di studio: il tetto verde in questione risale al 1999; le specie scelte per l’intervento sono: Sedum album, S.acre, S.reflexum, S.spurium, S.pulchellum, S.sexangulare, S.hispanicum, S.kamtshaticum e Saxifraga granulata.
Torniamo a parlare di tetti verdi e lo facciamo attraverso alcune esperienze inglesi iniziate 15 anni fa.
Pensando ad un tetto inerbito viene subito in mente un prato. Non è sempre vero: i tetti verdi sono generalmente distinti in verde intensivo (il praticello “trapiantato in soffitta”) ed il verde estensivo che ha finalità perlopiù ecologiche e di riduzione dell’escursione termica.
Tratteremo queste ultime tipologie di green roof in tre diversi post, a seconda della vegetazione presente sul tetto o della specie animale da tutelare.
Il primo esempio è un tetto del 1993 di 200 mq in cui sono stati utilizzati substrati diversi e con diverse profondità: ghiaia (5cm), gesso e argille (10cm) sui quali si sono seminati miscugli di specie locali adatte ai substrati alcalini, agli acidi ed ai neutri. Sono state aggiunte, inoltre, alcune specie infestanti annuali per avere una copertura vegetale immediata.
Non il vaso della foto, ma 150 metri quadri di terrazze connesse tra loro costituiscono l’orto pensile di un torinese, Gaetano Bruno, che coltiva di tutto sopra la sua casa.
Per realizzare il suo progetto ha rifatto la copertura di 5 terrazze adiacenti, rimuovendo coperture di eternit e migliorando l’isolamento termico dei tetti. Sulla terrazza esposta a sud trovano posto degli alberi, alcuni dei quali raggiungono i 7 metri di altezza. Vi e’ un pergolato di uve bianche e nere sotto la cui ombra, d’estate, si mangia.
Continua a leggere: Tetto verde fai da te: un orto pensile a Torino