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Tutti gli articoli con tag tigre di sumatra

APP, che polpa!

pubblicato da AlterEco

deforestazione indonesia app

Sono appena quattrocento le tigri di Sumatra allo stato brado in Indonesia. La perdita degli habitat, causata dalla deforestazione, ed il bracconaggio rappresentano le due maggiori minacce per la sopravvivenza della specie.

Nel 2001 una legge indonesiana ha introdotto il divieto di abbattere gli alberi di ramino (Gonystylus bancanus, Gonystylus spp), cruciali per preservare l’habitat della tigre di Sumatra. Greenpeace, in eterno conflitto con APP, denuncia tuttavia l’abbattimento illegale del ramino della foresta pluviale. Anche questi alberi, presenti nelle torbiere indonesiane dove la tigre di Sumatra va a caccia, sono in via d’estinzione, protetti dalla convenzione CITES.

In uno studio sul campo durato un anno, Greenpeace ha scoperto un traffico illegale di ramino. Gli alberi, in barba alla legge, vengono abbattuti per essere destinati alle cartiere dove si estrae la polpa. Secondo Greenpeace è coinvolto il colosso APP, l’Asia Pulp & Paper. La multinazionale ha però negato qualsiasi implicazione, affrettandosi a precisare che usa solo legno legale nella sua filiera.

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Felini dell'Indonesia, le foto della tigre di Sumatra e del gatto leopardo scattate dal WWF

pubblicato da AlterEco

felini Indonesia

Gatto leopardo, tigre di Sumatra, leopardo nebuloso, gatto marmorizzato e gatto dorato asiatico: cinque specie a rischio estinzione che vivono in Indonesia, immortalate dal WWF mentre attraversano il corridoio naturale tra la foresta di Bukit Tigapuluh e la Rimbang Baling. Il loro habitat sta scomparendo a causa della presenza sempre più massiccia di piantagioni industriali di palma da olio e di acacie per l’industria della carta.

Felini dell'Indonesia Felini dell'Indonesia Felini dell'Indonesia Felini dell'Indonesia

Spiega Karmila Parakkasi, a capo del WWF Indonesia Research Team Tiger:

Quattro di queste specie sono protette dal governo indonesiano e sono classificate come minacciate di estinzione nella Lista Rossa IUCN. Questo sottolinea la ricca biodiversità del paesaggio Bukit Tigapuluh e l’importanza di questi corridoi di foresta che collegano le diverse zone di di foresta ancora integre. La tigre è una delle specie più a rischio di estinzione e queste indagini ci confermano ciò che potremmo irrimediabilmente perdere se tali ambienti venissero cancellati dalla sempre più invadente industria.

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Barbie distrugge le foreste? Ken la lascia, la campagna di Greenpeace

pubblicato da Nestor Carnevali

Il packaging della più celebre bambola del mondo, la bionda Barbie, è realizzato con carta derivante dal legname proveniente dalle foreste pluviali. Greenpeace ha organizzato una spettacolare campagna d’informazione e boicottaggio sulla nefasta politica di Mattel. L’idea è semplice: mettere al corrente lo storico compagno di Barbie, Ken, delle pratiche a cui si dedica la fidanzata quando sostiene di andare nella foresta pluviale per un “servizio fotografico“. Quando Ken scopre che Barbie contribuisce alla distruzione dell’habitat di specie in via d’estinzione come la Tigre di Sumatra decide di lasciarla per sempre.

Il video che sta diffondendo la campagna virale di Greenpeace ha già fatto il giro del web mentre gli attivisti dell’organizzazione ambientalista hanno dato l’assalto alla sede di Mattel esponendo lo striscione nel quale Ken annuncia a Barbie di non volere più nulla a che fare con lei. Dal sito è possibile inviare una mail di protesta, firmata, alla celebre casa produttrice di giocattoli.

Come capita spesso Greenpeace prende di mira i marchi più in vista (si veda il caso della Apple) con lo scopo di sensibilizzare sulle pratiche distruttive per l’ambiente che queste aziende metto in atto senza scrupoli per aumentare i loro profitti. La reazione dei consumatori, informati e coscienti di queste malefatte, è fondamentale per fare pressione sulle corporation. Qui potete trovare il report preparato da Greenpeace in PDF, qui invece la versione animata.

Le foto dell’assalto di Greenpeace alla Mattel

Le foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla MattelLe foto dell'assalto di Greenpeace alla Mattel

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Tredici Stati, a Bali, per salvare le tigri dall'estinzione

pubblicato da alessandra

Nei primi anni del 1900 gli esemplari di tigre presenti sul nostro pianeta erano circa 100.000, contro i 3.200 di oggi. Fra questi, molti sono quelli che vivono in cattività. Un sistematico sterminio dettato dalle leggi della medicina cinese (che ancora oggi vede nelle ossa e negli organi della Pantera tigris una risorsa indispensabile contro l’infertilità), dalle mode e dalla distruzione degli habitat è stato, quindi, posto in essere nel tempo. E a nulla valgono le poche azioni volte a contrastare la crescita di un commercio illegale, severamente proibito dalla Cites, che appare più fiorente che mai. Occorrono misure rapide e ugualmente serie ed efficaci in tutti i Paesi in cui questo felino, principe indiscusso dell’immaginario collettivo, è ancora presente in libertà. A questo scopo, i rappresentanti dell’ambiente per il Bangladesh, il Bhoutan, la Birmania, la Cambogia, la Cina, l’India, l’Indonesia, il Laos, la Malaisia, il Nepal, la Russia, la Thaïlandia e il Vietnam si sono riuniti in questi giorni a Bali per elaborare un programma di conservazione condiviso e concreto che possa salvare la tigre dall’estinzione.

Questo incontro, che si chiuderà mercoledì a Nusa Dua, mira a definire i punti di discussione e a individuare una strategia coerente per assicurare la continuità della specie in attesa del più decisivo summit internazionale della tigre previsto dal 15 al 18 settembre a San Pietroburgo. Intanto, il più bello dei felini deve fare i conti con la sparizione di almeno 3 delle 9 specie presenti un centinaio di anni fa. Ad oggi, secondo le ultime proiezioni datate 2007 ed effettuate dal WWF International, di Panthera tigris in Asia non sarebbero rimasti più di 7.000 esemplari. Quella siberiana, poi, la più imponente fra le tigri, dovrebbe essere ridotta ad appena 200 individui.

Intanto, l’Indonesia ha già fatto sapere che entro la fine di quest’anno - proprio l’anno della tigre, secondo il calendario cinese - cercherà di ottenere un finaziamento internazionale di 175 milioni di dollari finalizzati a raddoppiare la popolazione di tigri di Sumatra (tra i 500 e i 400 esemplari) attualmente presente sul suo territorio…

Via | Afp
Foto | Flickr

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Contro l'estinzione, la tigre di Sumatra va in giardino

pubblicato da alessandra

Il governo Indonesiano ha ideato un modo molto personale e assolutamente discutibile per rispondere al pericolo d’estinzione che grava sulle tigri di Sumatra: il rilascio di apposite licenze che permetteranno ai beneficiari di adottarne un esemplare - fra i 30 attualmente disponibili (in cattività) -, facendone animali “da compagnia”. Basterà avere a disposizione 100 mila dollari, uno spazio minimo di 60 metri quadri (poco più di un monolocale!) e una gabbia (!) sufficientemente ampia…

Del resto, chi non vorrebbe una tigre in giardino? Gli esempi in tal senso purtroppo non mancano e, a poche ore dalla proposta, sono già volate le offerte da parte di facoltosi magnati che, sulla scia di Scarface, hanno evidentemente bisogno di questo felino per sentirsi davvero all’altezza di ogni situazione.

Il reale problema è che - con buona pace anche della convenzione Cites sul commercio di animali o parti di essi - nessun governo pare voler prendere sul serio le proprie responsabilità in tema di tutela degli animali. Evidentemente, proporre misure contro la deforestazione e sanzioni severe per chi viene trovato con animali vivi o con resti di essi non è abbastanza redditizio. Come al solito, ciò che non produce reddito non viene neppure preso in considerazione. Non è un caso, infatti, che anche l’Islanda abbia cominciato a pensare di ridurre il proprio consumo di carne di balena proprio quando il whale watching ha dimostrato di poter garantire un numero sempre crescente di introiti…

Al di là di ogni riflessione e sperando che la proposta del governo indonesiano si sostanzi in una mera provocazione, c’è da augurarsi che “l’anno della tigre”, che avrà inizio a febbraio secondo il calendario cinese, sarà davvero l’anno della celebrazione di questo splendido felino - e della biodiversità tutta - e non quello, ancora una volta, della sua scomparsa scandita dall’inazione dei governi.

Fonte | utilitymagazine
Foto | Flickr

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