
La capacità di creare lavoro del settore dell’energia rinnovabile è un tema quanto mai discusso. Arriva adesso un contributo “pesante” che può far luce fornendo qualche numero: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) ha appena pubblicato una ricerca proprio sul rinnovabili e lavoro.
Due gli scenari previsti dal Cnel: “business as usual”, cioè la situazione attuale riportata al 2020, e il secondo caratterizzato da un forte “impegno europeo”. In entrambi gli scenari i numeri sono buoni, ma è il secondo che offre i risultati migliori.
Se l’Europa mette in atto uno sforzo economico e normativo importante in favore delle rinnovabili, infatti, secono il Cnel nel 2020 ciò potrà portare a 102.000 posti di lavoro nella sola Italia. Nel caso di business as usual, invece, i numeri si feramno alla metà: 51.000.
Interessante il dettaglio della ricerca che mette in luce come, tra tutte le fonti rinnovabili, quella che produce un lavoro che resta nel tempo e non muore col cantiere è l’eolico. Le torri eoliche, infatti, oltre a richiedere molta manodopera specializzata per la loro costruzione hanno anche bisogno di manutenzione costante nel tempo.
Via | Il Mediterraneo

In Romania stanno costruendo la centrale eolica on shore più grande del mondo: 240 turbine da 2,5 MW ciascuna per un totale di 600 MW. Il record attuale, la centrale scozzese di Whitelee, ha una potenza di 322 MW.
A costruire la centrale romena, nelle località di Fontanele e Cogealac, è la società ceca Cez. La fine dei lavori, vista la mole del progetto, non è vicinissima (anche se Cez giura di finire tutto entro l’anno) ma le prime 100 torri eoliche sono già state costruite e 21 sono entrate in funzione. La vera sfida è il collegamento alla rete elettrica, che deve essere decisamente robusta ed efficiente per gestire i picchi produttivi di questo mega impianto eolico.
I costi del progetto sono da record come la potenza: 1,1 miliardi di euro. Verranno ripagati dai generosi incentivi statali previsti dalla legislazione romena in materia di rinnovabili.
Via | Enel Green Power, Cez
Foto | Cez
L’assessore regionale siciliano all’Ambiente, Roberto Di Mauro, boccia il progetto del parco eolico off shore nel golfo di Gela, di fronte Butera e Licata.
Un progetto criticatissimo a causa della vicinanza delle torri eoliche alla costa, appena cinque miglia. Si tratta, tra le altre cose, del secondo progetto perché il primo, molto più grande di quello attuale, è stato modificato in sede di Via.
Via che, però, alla fine è arrivata: il Ministero dell’Ambiente, infatti, ha autorizzato il parco a fine giugno scatenando le proteste di un comitato civico prima (Difendi Licata no P.e.o.s. , che ha scritto persino al Presidente Napolitano) e dell’assessore regionale ora.

Vi ricordate il parco eolico off shore di cui parlava Marina appena tre giorni fa? Bene, è ancora al centro delle polemiche: Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute-Puglia ed il Coordinamento Civico di Maglie hanno infatti scritto all’On. Antonio Di Pietro in persona per chiedere conto e ragione dell’operato del suo neo assessore regionale pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro.
Nicastro, infatti, appena insediatosi ha dato il suo ok al parco eolico in questione, suscitando le ire delle tre associazioni citate. Ma Di Pietro, che ci azzecca? Ci azzecca e come perchè, a detta delle tre associazioni pugliesi avrebbe usato due pesi e due misure nei confronti dell’eolico off shore: assolutamente contrario nel “suo” Molise, favorevole nella “loro” Puglia:
Di Pietro sta portando avanti da diversi anni una battaglia di civiltà e legalità contro l’invasione della Penisola Italiana da parte di mega impianti d’energia rinnovabile secondo modelli industriali ad alto impatto, nonché altamente speculativi, ai danni dei contribuenti e dello stesso ambiente
Passatemi il titolo e anche la foto, ma la tentazione di fare il verso alla martellante campagna pubblicitaria della Apple era troppo forte. La notizia, invece, ha a che fare con un software sviluppato dall’Enea. L’applicazione in questione serve, stando a quanto afferma l’Enea, ad azzerare o quasi i rischi di sbagliare investimento quando si progetta un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il software, infatti, analizza il microclima di un’area a scelta dell’operatore e calcola, con una approssimazione dell’1%, il rendimento di ogni impianto installato in quella zona. Inseriti i dati sull’irraggiamento solare, sul vento, la temperatura, l’umidità etc. etc. il programma svela quanto dovrebbe rendere il pannello, o la pala, in un determinato luogo. A detta dell’Enea
I comuni tools commerciali di valutazione dell’efficienza energetica possono presentare errori compresi tra il 4 e il 5%, mentre il sistema messo a punto dall’equipe ENEA presenta un margine del solo 1%. È evidente che questo dato può avere un’importante ricaduta economica e indirizzare in campo eolico, microvoltaico, solare fotovoltaico e biomasse, scelte sempre più efficaci e sostenibili sul territorio
Continua a leggere: Fotovoltaico o eolico? Rinnovabili o agricoltura? Per saperlo c'è un'App...

L’eolico cinese? Una gigantesca bufala. O, al massimo, un “progetto di immagine” e non di sostanza. A pochi giorni dalla diffusione dei dati di EurObserv’ER, che incoronano la Cina reginetta dell’eolico, si diffonde una notizia che potrebbe rimettere tutto in discussione. China Daily, infatti, riporta le parole del vice ministro dell’Industria cinese, Miao Wei, che avrebbe affermato che l’eolico in Cina avrà vita breve.
Il problema starebbe nella sabbia, a quanto pare assai abbondante nel vento cinese, che accorcerebbe notevolmente la vita media delle torri eoliche a causa dell’erosione. Difficile, a quanto pare, che tali impianti possano raggiungere i 20 anni progettati. Ma, allora, per quale motivo tanti investimenti su questa fonte rinnovabile in Cina?
Greenwashing di Stato, niente di più e niente di meno. Gli immensi sforzi economici cinesi nel settore eolico altro non sarebbero se non un’operazione di immagine da spendere, principalmente, all’estero. Le torri eoliche, quindi, non rientrerebbero in una precisa e coerente strategia energetica cinese. La cosa, tra l’altro, è assolutamente plausibile visti gli investimenti, ancora più incredibili, della Cina nelle centrali a carbone. Il vice ministro, però, avrebbe anche detto che in altri paesi meno “sabbiosi” la situazione è differente.
Via | China Daily
Foto | Flickr
Il giornale on line Agrigento Web riporta la notizia di un nuovo stop al progetto di parco eolico di fronte a Licata. Il sindaco della cittadina, Angelo Graci, ha infatti diramato alla stampa locale una nota per ribadire la sua contrapposizione al progetto, proposto dalla società Energia Rinnovabile S.r.l. di Trapani, di installare nelle acque del Canale di Sicilia 156 aerogeneratori.
Licata non è l’unico Comune interessato dal progetto delle torri eoliche che, se venissero realizzate, sarebbero visibili anche da Agrigento e Palma di Montechiaro. Non è la prima volta che questo grosso impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili riceve delle critiche: nel settembre dello scorso anno si era pronunciata in senso contrario anche la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali della limitrofa provincia di Caltanissetta.
Le opposizioni dei sindaci, però, potrebbero essere vane: la recente legge n.99/2009, infatti, prevede la competenza esclusiva dello Stato per gli impianti eolici off shore e poco o nulla potranno fare Regioni e Comuni per bloccare un progetto approvato dal Ministero dell’Ambiente.
Continua a leggere: Eolico off shore nel Golfo di Gela, nuovo stop dal Comune di Licata

Sul sito internet di EurObserv’ER, l’osservatorio europeo sulle fonti rinnovabili, sono disponibili i dati aggiornati al 2009 dell’eolico in Europa e nel mondo. La potenza installata lo scorso anno è cresciuta in tutto il pianeta, ma l’Europa si conferma leader mondiale in questa tecnologia.
Su 157.932 Mw di potenza installata nel mondo, infatti, ben 76.185 Mw provengono dalla sola Europa. L’Asia, in totale, raggiunge la metà della potenza del vecchio continente con 38.909 Mw installati, praticamente identici ai 38.478 Mw del nord America. Nel complesso, dal 2008 al 2009, il mondo ha guadagnato 37.042 Mw di eolico e ne ha dismessi 113.
Veramente incredibile, però, è il dato cinese: 13.000 Mw installati nel solo 2009, a fronte dei 14.000 totali dell’Asia. Numeri incredibili che dimostrano, come se ce ne fosse bisogno, l’enorme fame di energia cinese che il gigante asiatico sazia con qualunque tipo di tecnologia e fonte, dall’eolico al carbone. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, invece, EurObserv’ER mette in evidenza la “cura Obama”: +17.8% di potenza eolica installata nel 2009.
Continua a leggere: EurObserv'ER: l'eolico non teme la crisi. Nel 2009 è cresciuto del 13,3%

Terna ha presentato ieri il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che, onestamente tra mille difficoltà, cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione. Quella, per capirci, che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.
Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.
Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.
Continua a leggere: Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Anev, l’Associazione nazionale energia dal vento, e Uil hanno rinnovato l’accordo biennale di collaborazione per favorire lo sviluppo dell’eolico in Italia. Il primo protocollo d’intesa tra l’associazione degli industriali dell’eolico e il sindacato risale al 2008 ed ha già portato a risultati interessanti, soprattutto per quanto riguarda la stesura di rapporti sull’occupazione che lo sviluppo che questo settore delle rinnovabili potrebbe portare nel nostro paese.
I dati parlano di 66.000 occupati teorici nel 2020, tra diretti e indotto, a fronte di 13.600 occupati certi registrati nel 2007. Una crescita notevole che, in periodi di crisi dell’occupazione come questi, non possono essere ignorati. Tuttavia, per arrivare a questi numeri si dovrebbero istallare 1.100 MW di potenza eolica ogni anno. Anche questo non è poco specialmente a causa della forte opposizione che spesso trovano gli impianti eolici tra le popolazioni locali.
Il mitico effetto Nimby, infatti, non risparmia neanche l’energia pulita e a poco sono serviti i protocolli d’intesa stipulati dall’Anev con Legambiente, Greenpeace e WWF. Due sono i principali “buchi neri” del settore eolico italiano che, spesso e facilmente, danno man forte ai detrattori delle torri eoliche: la presunta scarsa trasparenza del settore (indimenticabile Vittorio Sgarbi che definisce “mafiose” le pale eoliche siciliane, ma ha avuto anche parole più dure e volgari che non voglio riportare) e i pesanti vincoli tecnologici causati dalla rete elettrica ad alta tensione italiana, gestita da Terna.
Continua a leggere: Eolico e occupazione: si rinnova l'intesa Anev-Uil. Tra luci e ombre