
In Amazzonia, al fianco delle associazioni che cercano di salvare la foresta pluviale dalla deforestazione, c’è una scuola speciale, nella quale si cerca di preservare l’antica cultura degli sciamani, perché la loro sapienza non si estingua. Per le tribù native dell’Amazzonia Nord Occidentale gli sciamani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale come leader spirituali e come esperti di medicina naturale.
Nella scuola Malikai Depan, nel villaggio di Cachoeira Uapui, nella parte amazzonica del Brasile, si tramandano le antiche arti sciamaniche, con il supporto della Fondazione per gli Studi Sciamanici della California, interessata alla studio e alle tradizioni degli sciamani. Il percorso di studi è volto a tramandare i principi della medicina naturale e ad istruire gli studenti su come coltivare piante ed erbe officinali.
Malikai Dapana ha per adesso soltanto 12 iscritti ai suoi corsi, ma i fondatori della scuola sperano che gli iscritti e gli studenti desiderosi di apprendere l’arte sciamanica possano crescere, di odo che le tradizioni, la cultura e gli antichi costumi locali possano essere preservati dall’estinzione.
via | Treehugger
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Il turismo-natura e i centri storici certificati, si incontrano per un’alleanza all’insegna del turismo sostenibile per la XVIII edizione di Ecotur dal 18 al 20 aprile al Palacongressi d’Abruzzo di Montesilvano.
Ecotur ospita una sezione promozionale, aperta ai visitatori, con circa 200 stand espositivi su una superficie di 6.000 mq, una sezione commerciale, il “Nature Tourist Workshop”, dove gli espositori e quanti accreditati possono negoziare con oltre 100 partner della domanda internazionale ed italiana ed una sezione approfondimenti in cui si organizzano ed ospitano convegni, tavole rotonde incontri finalizzati all’approfondimento delle tematiche di un settore in costante evoluzione: il “Turismo Verdeblu”.
E secondo il “V rapporto Ecotur su turismo e natura” tra le motivazioni principali del viaggiatore che sceglie una vacanza a contatto con la natura, al 1° posto figura la ricerca di “tranquillità e relax” che precede l’indicazione “territorio e ambiente”, invertendo in pratica le posizioni dell’anno precedente.

Esser sensibili al problema ambientale qualche volta comporta delle deroghe, in nome della felicità dei pargoli. Lanciarsi i coriandoli è un’attività per cui un bambino di 7 anni non rinuncerebbe per niente al mondo (e se lo facesse sarebbe ora di togliergli la Play Station). Come ovviare al problema? I coriandoli non sono biodegradabili o non sono nemmeno fatti di carta riciclata. Nella migliore delle ipotesi per colorarli le aziende utilizzano tinture naturali, facendone lievitare i prezzi e condannandoli a rimanere sugli scaffali.
Esser ecologisti oggi significa ridurre gli sprechi, diminuire la propria impronta ecologica e combattere con le tradizioni: i coriandoli non sarebbero un male di per sé se (utopicamente) finissero nei bidoni per la raccolta della carta. Purtroppo per l’ambiente la stragrande maggioranza dei lanci viene fatta nei giardini pubblici, nei parchi urbani e in tutte le altre aree verdi della città, aggiungendo ulteriore inquinamento a quelle piccole “oasi” nel cemento.
Non credo sia moralmente etico cancellare una tradizione secolare in nome del rispetto dell’ambiente: voi cosa ne pensate? Fa riflettere il fatto che il carnevale in gran parte d’Italia finisca tra pochi giorni mentre i coriandoli rimangono ad infestare gli spazi per oltre 2 mesi, fino a quando saranno completamente disciolti dalle piogge per esser assorbiti dall’ambiente.
Domenica 27 Maggio, come ogni anno, si svolgerà ad Orvieto la Festa della Palombella. Una colomba viene legata con tanto di petardi e issata dalla piazza al Duomo.
Da anni la Lipu, animalisti e gente comune chiedono che il piccione vivo venga sostituito con uno finto, ma l’accordo non si è mai trovato.
A noi non resta che accodarci a questa semplice quanto ovvia richiesta.
Per informazioni: www.palombella.info
Ieri, a Valdieri, si e’ festeggiato il tradizionale carnevale dell’orso della segale.
Un uomo s’è fatto “impagliare”, avvolto in una lunghissima corda di segale, e ha interpretato l’orso che, risvegliatosi dal letargo, esce dal suo nascondiglio e va in giro per il paese in cerca di cibo, spaventa o corteggia le donne e cerca di liberarsi dai domatori. Al suo seguito canti e fracasso segnano la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.
Alla fine della manifestazione, l’orso si libera e fugge fuori dal paese. (Oggi di segale se ne coltiva poca e gli orsi, quest’anno, hanno dormito ben poco… queste tradizioni, purtroppo, sembrano veramente “roba d’altri tempi”).
Ad organizzare la manifestazione, di cui si stava perdendo la memoria, e’ stato l’Ecomuseo della Segale in collaborazione con l’Archivio della Teatralità Popolare - Casa degli Alfieri. Fino al 15 febbraio, presso la sede del Parco delle Alpi Marittime, sempre a Valdieri, si potrà vedere la mostra “Dei selvatici: orsi, lupi e uomini selvatici nei Carnevali del Piemonte”.
» Valdieri: l’Orso della segale protagonista del Carnevale
» La tradizione della questua carnevalesca dell’Orso della segale di Valdieri
Molti dei 7 milioni di alberi di Natale veri che sono stati protagonisti degli addobbi di queste feste stanno per finire nella spazzatura. Secondo delle stime del Corpo Forestale, circa il 90% degli alberi acquistati per le feste muore. Triste destino per un sempreverde che dovrebbe simboleggiare la vita.
La tradizione originaria prevedeva la decorazione all’aperto, di piante vive, che passata la festa venivano ripulite e lasciate vivere in pace. In questi giorni si raccolgono dai rami le palline di plastica, come fossero frutti artificiali, e si butta via il resto.
Continua a leggere: Raccolta differenziata degli alberi di Natale
Una famiglia statunitense ha fissato una regola per liberarsi dallo stress dei regali di Natale: regalare solo cose di seconda mano, fregandosene degli inviti pubblici a spendere per risollevare l’economia. Volevano che la riunione di famiglia fosse un evento piacevole e non l’arrivo di una corsa con in premio una montagna di cose impersonali.
La tradizione del regalo e’ salva, tutti hanno qualcosa da scartare, ogni oggetto ha una storia da raccontare, ma nessuno ha speso soldi o perso tempo cercando parcheggio in centro, facendo la coda alle casse, frugando nei negozi e passando da una vetrina all’altra al freddo in cerca di ispirazioni.
Il sindaco di un comune siciliano nel parco elle Madonie, Castelbuono, si e’ fatto due conti in tasca e ha calcolato che affidare la raccolta della spazzatura a degli asini avrebbe significato un notevole risparmio per le casse comunali.
Mario Cicero spiega la sua ecologicissima idea in questi termini: “Non abbiamo il dovere di difendere l’ambiente? Bene, allora eliminiamo dalle strade del centro storico del nostro paese i camion e i furgoni che sono inquinanti e rumorosi.” Ogni asino girerà per il paese con un bidone per lato, uno per i rifiuti biodegradabili ed uno per il resto (a Castelbuono si differenziano i rifiuti).
Il raffronto dei costi e’ schiacciantemente a favore della bestia: un camioncino costerebbe 30.000 euro, mentre un asino ne costa 1.500. mantenere un camioncino (bollo, assicurazione, gasolio, meccanico…) costa 8.000 euro, mantenere un asino (alimentazione, custodia e veterinario) ne costa 2.000. “Prevediamo che due automezzi possano essere sostituiti da tre animali e che gli operai impegnati si riducano da quattro a tre.”
Oltre al risparmio c’e’ anche il ripristino di una tradizione locale (il trasporto a dorso d’asino) che viene attualizzata. Il sindaco si spinge provocatoriamente oltre, fino a suggerire il rilascio di certificati verdi per il processo di raccolta rifiuti effettuato a dorso d’asino. Noi di ecoblog appoggiamo e applaudiamo!
Un lettore (Martin) mi segnala che in Svezia hanno cercato di dare una risposta ponderata alla questione: ecologicamente parlando, è meglio un albero di Natale vero o uno di plastica?
L’analisi dell’LCA (Life Cycle Assessment) è stata riportata dal Guardian e tradotta dall’Internazionale e ha comparato la storia di due alberi: un abete artificiale di dieci chilogrammi trasportato via nave fino in Svezia dall’industria di Hong Kong dove è stato fabbricato e un abete di dieci chili, dieci anni e 2 metri di altezza, trasportato su un autocarro da un vivaio svedese fino a un negozio di Stoccolma.
Energia: l’abete vero consuma, durante l’intero ciclo di vita, un quinto di quella consumata dall’albero finto.
Inquinamento: per produrre l’albero finto si usa il PVC (PoliVinilCloruro) mentre per produrre quello vero si usano fertilizzanti e fitofarmaci.