
Comincia oggi la Settimana Europea della Mobilità, e sono 21 le città che hanno aderito all’appello, per migliorare il clima urbano e la propria responsabilità in ambito di politica ambientale.
Aderisce al completo l’Emilia-Romagna, sono pronte e ricettive alcune città del Nord, mentre al Sud hanno deciso di aderire alla settimana della Mobilità Europea soltanto Napoli e Maglie (LE) e per le isole figura solo Alghero.
L’Europa chiede alle città di impegnarsi ad adottare tecnologie verdi per rendere pulito ed energeticemente efficiente il sistema del trasporto pubblico e di promuovere politiche locali a favore della mobilità ciclabile, sensibilizzando ed informando i cittadini su servizi ed incentivi.
In Italia, l’Emilia Romagna con la sua lunga tradizione legata all’uso delle biciclette ha aderito alla settimana della Mobilità con una pedalata regionale, “Pedalando per Kyoto”, che si terrà il 18 e il 19 settembre ed accoglierà a Bologna gruppi provenienti da tutta la regione.
via | ermesambiente
Il raggiungimento di una mobilità più sostenibile nella nostra società passa sicuramente per il potenziamento e il miglioramento del servizio nel trasporto pubblico. In riferimento a ciò è molto interessante riportare la notizia dell’iniziativa che da qualche mese ha preso piede a Cagliari ovvero l’introduzione (appunto nella rete del trasporto pubblico) di un sistema informatico che migliora di gran lunga il servizio e incentiva maggiormente i cittadini all’utilizzo dei mezzi.
Nel capoluogo sardo è stato infatti introdotto un interessante sistema informatico costituito da tutta una serie di accorgimenti tecnologici: autobus dotati di gps integrati; semafori intelligenti che diventano verdi alla presenza dei mezzi pubblici; un servizio “a chiamata” dedicato ai disabili; informazione in tempo reale via sms e via telefono che informa sul tempo necessario all’attesa del successivo mezzo di trasporto.
A sperimentare questo interessante sistema integrato è l’azienda del trasporto pubblico CTM di Cagliari che serve un’area di 42 km e otto comuni (Cagliari, Quartu Sant’Elena, Monserrato, Quartucciu, Selargius, Elmas, Assemini e Decimomannu). In sostanza l’utente ha quindi la possibilità, attraverso un numero di telefono (chiamata o sms), di scegliere un tasto da premere tra l’elenco delle funzioni disponibili.
Continua a leggere: Cagliari: la prima rete telematica per il trasporto pubblico
Sappiamo che andando in bici si può produrre energia, anche se minima, tramite una dinamo. Di solito la si sfrutta solamente per far andare una lampadina posta sul davanti, che torna comunque utile. Il designer Chiyu Chen, ha sviluppato un concept per cui si potrà immagazzinare e poi rilasciare nella rete cittadina l’energia ricavata dalle pedalate, che andrà ad alimentare degli autibus elettrici, gli Hybrid.
Il progetto si chiama Hybrid2 e consiste nell’immagazzinare l’energia prodotta pedalando una bici presa a noleggio. Queste bici hanno sul manubrio uno speciale strumento, contenente un condensatore, che accumula l’energia prodotta dalla dinamo. Questa energia viene poi immessa nel sistema energetico della città, che si presuppone dovrà essere alquanto avanzato, e che alimenterà gli autobus elettrici del servizio di trasporto pubblico. L’immissione dell’energia in rete, avviene tramite delle specifiche colonnine alla quale la bici verrà attaccata una volta finita la corsa. Il concept prevede un sistema per il riconoscimento elettronico in modo da automatizzare il noleggio e la consegna della bici, tramite un lettore di apposite card (RFID), il tutto alimentato ad energia solare.
L’Hybrid2 permette all’utente di accumulare del credito a seconda di quanta energia viene prodotta, sia durante la marcia normale che in frenata. Questo credito, memorizzato nella stessa card con la quale si noleggia la bici, sarà spendibile per comperare biglietti per il trasporto pubblico. Ma i costi per implementare il progetto confrontati all’energia prodotta non saranno troppo elevati? Non rimarrebbe più efficente il sistema a pannelli solari?
Via | InHabitat

Direbbe Giobbe Covatta: “Basta poco che ce vò?”. Quel “basta poco” è riferito alla possibilità di ridurre le emissioni di C02 del 29% entro il 2020 e raggiungendo così l’obiettivo del 30%, come previsto nel Pacchetto clima energia. L’investimento richiesto? In pratica lo 0,2% del PIL, ossia a 4 miliardi di euro all’anno e l’Italia non lo vuole tirare fuori.
Ma in quanto a tirchi siamo in buona compagnia. Dietro di noi ci sono Giappone, Stati Uniti, Russia e Canada che neanche stanno facendo troppo per ridurre le emissioni e per, spiega il WWF:
mantenere l’aumento medio della temperatura al di sotto dei 2°C rispetto all’epoca pre-industriale.
Rileva il wwf che consumiamo troppa energia e come conseguenza aumentano le emissioni. Spiegano che in Italia siano arrivati, nel solo 2007, ad un totale di 553 milioni di tonnellate di CO2 rilasciate in atmosfera di cui il 26% come derivato dalle attività industriali, il 25% dalla fornitura energetica, il 23% dai traposrti e il 16% dall’edilizia e per i prossimi anni le previsioni sulle emissioni parlano di ulteriori rialzi.
Ed ecco la ricetta del WWF:
il settore industriale potrebbe risparmiare il 44% delle emissioni migliorando l’efficienza energetica e la produzione combinata di calore ed elettricità, e riducendo il tasso di clinker (materiale base) nella produzione del cemento. Il settore dei trasporti ne risparmierebbe il 36% migliorando l’efficienza energetica dei mezzi e favorendo le ferrovie e il trasporto pubblico. Migliorando l’isolamento termico e la progettazione degli edifici e utilizzando le biomasse per il riscaldamento si avrebbe un risparmio del 35%. Meno 33% dall’agricoltura sfruttando il biogas e migliorando il regime alimentare dei bovini. Meno 46% nel settore della fornitura energetica migliorando l’efficienze presso gli utenti finali, aumentando l’uso delle energie rinnovabili e adottando soluzioni di cattura e stoccaggio CO2 per ogni impianto a combustibile fossile. Addirittura meno 59% dai rifiuti, aumentando riciclo e compostaggio.
Intanto se vi va di mandare un vostro messaggio agli 8 leader che si incontreranno tra poco più di una settimana a L’Aquila, potete usare il giocherello messo su dal WWF nel quale lasciare anche la foto del vostro faccino.
Via | WWF
Foto | Face the G8
A Ravenna sono stati presentati i risultati della sperimentazione durata un anno di una coppia di autobus alimentati a metano e idrogeno per il progetto MHy Bus voluto da Regione Emilia-Romagna, ENEA, ASTER e ATM Ravenna.
Gli autobus, uno dell’ATM Ravenna e l’altro dell’ATR Forlì, con un carico oltre il 50% del massimo trasportabile, sono stati fatti circolare su una pista del Centro Ricerche della Casaccia a Roma e sono state rilevate le emissioni e condotti dallo stesso autista. Per compeltare il test sono state provate anche diverse formulazioni della miscela di idrogeno e metano al 5%, 10%, 15% e 20%.
Riferisce RomagnaOggi:
I risultati della sperimentazione evidenziano che l’utilizzo delle miscele ha indotto un risparmio in termini di massa di combustibile utilizzata, con riduzioni, riferite al consumo di metano, che variano dal 5 % al 16 % nelle diverse formulazioni della miscela. Riconducendo i consumi al consumo di metano equivalente, le riduzioni si attestano su valori che variano dal 4% al 13%. La riduzione del consumo è indice di un miglior rendimento del motore, in quanto - essendo rimasti inalterati il percorso, lo stile di guida ed il veicolo - l’energia meccanica erogata alle ruote è rimasta la stessa con minor impiego di combustibile. Le risultanze sperimentali confermano inoltre le considerazioni teoriche sulla riduzione delle emissioni inquinanti: mostrano infatti una riduzione delle emissioni significativamente superiore rispetto ai valori teorici, che varia dal 6,15% al 19,48% nelle diverse formulazioni della miscela. Gli scostamenti positivi rispetto ai valori teorici sono determinati dal migliorato rendimento del motore, che richiede un minor apporto di combustibile per ottenere alle ruote la stessa energia.
Nell’attesa che il progetto passi dalla fase di sviluppo a quella di pproduzione degli autobus a metano e idrogeno si continuerà la sperimentazione su strada.
Via | RomagnaOggi
Foto | Ermesambiente

Si ricarica mentre sosta alle fermate. Si tratta di un rivoluzionario autobus elettrico progettato dall’Enea per offrire ai cittadini una modalità alternativa di trasporto pubblico, ecologica e dai costi di realizzazione contenuti. L’iniziativa e’ stata illustrata dal presidente dell’ente, Luigi Paganetto, nel corso della presentazione di “H2 Roma 2009”, la manifestazione dedicata all’auto eco-compatibile in programma il 4 e 5 novembre prossimi nella capitale.
Paganetto ha spiegato che:
La principale caratteristica di questo autobus è la capacità di ricaricarsi alle fermate attraverso speciali pensiline cui si “aggancia”. Ogni due o tre soste, il mezzo, utilizzando un supercondensatore, accumula l’energia necessaria che gli servirà per viaggiare per altrettante fermate.
Due, secondo il presidente dell’Enea, i vantaggi di questa tecnologia: da una parte la flessibilità, perché il veicolo, a differenza dei filobus, non e’ vincolato da un percorso fisso ma solo dalla presenza delle pensiline di ricarica: l’altro e’ la sua economicità di realizzazione. Il progetto, ammesso a finanziamento nell’ambito del Programma “Industria 2015” del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato per ora sperimentato dall’Enea a livello di componenti, nel 2012 dovrebbe essere completato a livello di prototipo e quindi sperimentato in strada.

Mentre le grandi città italiane, su tutte Milano e Roma, restano inquinate, piene di macchine, con un trasporto pubblico del tutto insufficiente e pochissime innovazioni sul fronte del risparmio energetico e delle rinnovabili, i grandi centri metropolitani del mondo si riuniscono per discutere la situazione ambientale.
Speriamo possano dare un aiuto concreto proprio alla capitale e al capoluogo lombardo, uniche città italiane (e Milano non in veste di “partecipante” ufficiale) a far parte del C40, terza edizione del convegno in cui 40 grandi città del mondo discutono di cambiamenti climatici, concluso ieri a Seoul.
Il dibattito ha riguardato il modo in cui le metropoli affrontano il cambiamento del clima, gli obiettivi raggiunti e le sfide da affrontare per combatterlo, in particolare riducendo le proprie emissioni.
Continua a leggere: C40 Summit: a Seoul metropoli riunite per parlare di cambiamenti climatici

Legambiente propone una petizione da firmare, rivolta a tutti i politici più importanti del Lazio e al Ministro dei Trasporti, per potenziare la metropolitana di Roma. Chiunque abbia vissuto nella capitale, anche per un periodo limitato, si sarà sicuramente reso conto dei suoi problemi di traffico e dell’inadeguatezza dei servizi pubblici, in primo luogo proprio quelli su rotaia.
Negli ultimi anni sembrava si potessero fare dei piccoli passi in avanti, con la creazione della metro C e D, oltre che col prolungamento della B. Ora tutto è di nuovo nell’incertezza, tra mancanza di fondi e cantieri che vanno sempre a rilento. Sta di fatto che se si censiscono le grandi metropoli europee, Berlino ha 9 linee più quelle di superficie, Madrid e Londra hanno 12 linee ciascuna e Parigi addirittura 16 linee di metro. Roma si ferma a due. Spesso con problemi che ne bloccano il funzionamento e le costringono a chiudere in anticipo. Tutta colpa dell’archeologia?
Ecco per cosa chiede la firma l’associazione ambientalista:
Per il prolungamento delle Metro B2 da Rebibbia a Casal Monastero, per la nuova Metro D da Fermi ai Prati Fiscali, per il completamento delle linea C fino a Clodio.
Per la chiusura dell’anello ferroviario ed il potenziamento dei treni metropolitani.
Per i previsti prolungamenti della linea A verso Casalotti e Casal Selce a nord e verso Romanina a sud, della linea B1 verso Bufalotta ed il Gra a nord e oltre Laurentina a sud, della linea C verso Farnesina e Grottarossa e da Teano verso Ponte Mammolo,
della linea D da Grottaperfetta a Talenti.
Via | Legambiente Lazio
Foto | Flickr
Va bene: sono interventi d’arredo urbano. Ma è così bello vedere del verde in mezzo alle rotaie dei tram! In Italia ci sono a Bergamo e Firenze. Nella galleria i tram inerbiti di Praga, Barcellona, Francoforte, St.Etienne, Strasburgo e Bergamo.
Via| Inhabitat, freeforumzone
Seicento ciclisti morti per inquinamento nella città di Roma. Un dato allarmante pubblicato su alcuni giornali dei giorni scorsi, denunicato in primis dall’associazione BiciRoma che punta il dito sull’urbanizzazione speculativa degli ultimi anni, sulla creazione di quartieri dormitorio nelle periferie della città e sulla mancata progettazione di infrastrutture per la mobilità.
BiciRoma chiede che la situazione si affronti immediatamente, proponendo interventi concreti quali il divieto di acquisto delle aziende di trasporto pubblico di nuovi mezzi che siano solo elettrici o a metano. In più BiciRoma denuncia il mancato collegamento ciclabile Roma Litorale e la ripavimentazione della banchina del Tevere, finanziate ma ancora inattuate.