
Google ha da poco pubblicato Zeitgeist 2009, ovvero la classifica delle parole chiave più cercate in tutto il mondo nel 2009, divise per categorie. In un anno ricco di novità politiche, a partire dall’elezione di Obama, e di preoccupazione per la crisi economica, le preoccupazioni della rete si sono concentrate sulla salute con l’influenza A e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, ovvero sui disastri.
Come si vede dal grafico che rappresenta le parole chiave più cercate nella sezione News, ai primi tre posti della classifica relativa ai disastri ci sono le catastrofi direttamente o indirettamente connesse all’ambiente: terremoti, incendi, tsunami.
Come Google stesso ci ricorda, purtroppo il terremoto che ha fatto impennare le ricerche on-line in tutto il mondo è stato quello de L’Aquila, mentre lo Tsunami che ha preoccupato maggiormente gli utenti americani è stato quello alle Samoa. Triste leggere la classifica dei disastri più cercati, ma in un futuro non troppo lontanto dovremo abituarci a convivere con l’imprevedibilità delle catastrofi ambientali, e non solo on-line, parola (chiave) di Google.
Prevedere uno tsunami non è ancora possibile, così come non è possibile prevedere un terremoto. Se un sisma si verifica nei pressi delle coste diventa importante avvisare i residenti del possibile pericolo di onde anomale. L’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Ismar-Cnr) ha installato “Geostar” stazione abissale, nel Golfo di Cadice a 3200 metri di profondità. Geostar fa parte del progetto Nearest, il cui obiettivo e collocare sensori direttamente sulle zone struttire a rischio e monitorarle con lo tsunamometro. Nearest è voluto dalla Commissione Europea a cui prendono parte l’Istituto nazionale di vulcanologia e geofisica (Ingv), l’Inaf e la Tecnomare-Eni S.p.A.
Spiega Nevio Zitellini, direttore dell’Ismar-Cnr:
Lo ‘tsunamometro’ si basa su un doppio controllo del segnale sismico e di pressione e tiene conto dei movimenti del fondo del mare: rileva, misura e registra i cambiamenti che avvengono sul fondo ed è in grado di elaborare i dati per riconoscere variazioni di pressione dell’ordine del centimetro nella colonna d’acqua. Lo studio dell’accoppiamento fra il moto del fondo del mare e la perturbazione della colonna d’acqua da esso generata è infatti una delle chiavi per comprendere l’irrisolto problema scientifico della generazione degli tsunami in seguito a forti terremoti.
Purtroppo però nessuno sa come e quando si verificherà uno tsunami. Dice infatti Zitellini:
Le tecniche di monitoraggio finora sviluppate dai paesi più sottoposti al rischio, quali Giappone e Stati Uniti, non sono direttamente applicabili a queste zone e, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non siamo in grado di prevedere se dopo un grande terremoto avvenuto in mare si generi o no uno tsunami, come confermato anche dal recente sisma avvenuto in Perù, che nonostante l’elevata magnitudo non ha prodotto tsunami.
Per ora l’esperimento è solo un primo passo che condurrà nel Golfo di Cadice all’installazione di un osservatorio permanente. Il golfo di Cadice sarà il nodo della Emso, European Multidisciplinary Seafloor Observatory, che la Ue intende sviluppare dall’Artico al Mar Nero.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr
Un terremoto di magnitudo 8.0, anzi magnitudo 7.9 come ha specificato hypocentre, all’alba di questa mattina (ora locale), ha causato uno tsunami che ha colpito i villaggi lungo le coste delle isole Samoa (qui la scheda dell’USGS). Per ora si contano oltre 50 morti anche se sembra che purtroppo il bilancio sia destinato a salire. Twitter si sta mostrando con il canale tsunami il media maggiormente aggiornato.
L’epicentro è al largo delle isole Pago Pago:


Foto | Geofon, hypocentral