La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, come è ormai collaudatissima consuetudine da quasi 20 anni, ha pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C114, l’invito a presentare proposte per i progetti che possano rientrare nella categoria Life+ 2010, lo strumento finanziario principe nell’Ue per lo sviluppo sostenibile e la protezione della biodiverstà. E’, questa, una notizia molto utile in particolare per le piccole e emedie imprese che, in tempi di crisi, “osano” investire nella tutela ambientale attraverso progetti innovativi ma che si trovano strozzate, a vario titolo, dal mercato o dalla scarsità di finanziamenti pubblici.
Quest’anno, facendo leva sui punti cardine del piano strategico pluriennale comunitario, potranno accedere al cofinanziamento gli enti - siano essi pubblici o privati - che intendano investire: nella protezione delle specie in pericolo; nella definizione di strategie di governance ambientale o di tecnologie utili a tutelare e a migliorare lo stato di salute delle acque, a ridurre la concentrazione di C02 nell’atmosfera e i rischi connessi all’uso e alla dispersione di sostaze chimiche inquinanti. Saranno altresì presi in considerazione gli interventi a favore della riduzione del rumore all’interno dei centri abitati o sul posto di lavoro, e lo sviluppo di tecnologie che, a vario titolo, siano considerate suscettibili di sostenere un ambiente sano e pulito. Altro punto cardine del finanziamento, è poi costituito dalle misure a tutela delle foreste nella complessa rete di protezione che va dalla prevenzione degli incendi alla razionalizzazione delle risorse boschive.
Il budget totale a disposizione è di 243.243.603 euro. Di questi, spetteranno all’Italia 21.429.948 di euro e serviranno a coprire, per ciascun progetto approvato, al massimo il 50% dei costi ammissibili. Particolari eccezioni - con un finanziamento previsto fino al 75% - sono invece previste per le azioni rientrati nelle direttive “Uccelli selvatici” e “Habitat”. La data ultima per provare a partecipare a Life+ 2010 è il primo settembre.
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Oggi prendono il via due importanti iniziative per la tutela ambientale che richiedono, per essere adottate, solo piccoli gesti quotidiani come fare la spesa in maniera consapevole: le Piazze del bio e Porta la sporta. La prima, Le Piazze del Bio è voluta dal Mipaaf, dal Ministero per l’agricoltura; la seconda è Porta la sporta, partita ieri e dura una settimana, fino al 24 aprile e invita tutti i consumatori a non usare i sacchetti di plastica per i loro acquisti ma a usare una borsa per la spesa riusabile.
A fronte di un annata disastrosa per l’agricoltura nazionale, ha retto la filiera biologica. Si legge sul sito del Mipaaf:
Il biologico in Italia ha numeri importanti per qualità di prodotti, numero di operatori e superficie coltivata. L’Italia è il secondo Paese europeo per superficie coltivata a biologico: 1.002.414 ettari, il 7,9% della superficie totale dedicata all’agricoltura. Il 2009 si è rivelato un ottimo anno per il mercato del biologico italiano: dalle ultime rilevazioni effettuate dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), in Italia lo scorso anno gli acquisti domestici di prodotti biologici confezionati hanno fatto registrare un incremento in valore del 6,9%, maggiore di quello relativo al 2008, che era stato del +5,2%.
Oggi in 20 piazze italiane perciò ci saranno produttori di olio e confetture, formaggi, miele, frutta e verdura, vino, pane, cereali, pasta, spumante, grappa, carni, erbe aromatiche, oli essenziali e cosmetici per promuovere le produzioni bio.
Dopo il salto l’elenco delle piazze che ospiteranno i produttori bio.
Continua a leggere: Fai la spesa nelle Piazze del bio e Porta la sporta

Dopo la Dichiarazione di Istanbul dei Paesi Islamici per la tutela ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici, il mondo musulmano si è riunito a Bogor, in Indonesia, per il primo Congresso Generale sull’argomento.
Durante il Congresso, terminato ieri, un comitato ha eletto quelle che saranno le prime 4 città verdi del mondo islamico, da prendere come esempio per uno sviluppo sostenibile delle grandi metropoli. Sono Bogor in Indonesia, Sana’a nello Yemen, Medina in Arabia Saudita e Salleh in Marocco, selezionate e candidate a diventare esempio per i numerosi giganti dell’Asia, che non figurano certo tra le città più virtuose del mondo per quanto riguarda vivibilità e ambiente.
Le quattro città verdi saranno monitorate dall’Associazione Musulmana per l’Azione contro i Cambiamenti Climatici (MACCA) e saranno il terreno fertile per far crescere esempi di gestione sostenibile da riproporre nelle città degli altri 30 paesi dell’Islam.
via | Hendrasiry Blog
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Le campagne marketing che si basano sul greenwashing stanno crescendo in maniera esponenziale, sopratutto negli Stati Uniti e dunque il Governo americano, attraverso la Federal Trade Commission ha annunciato che ha intenzione di porre un freno. Ma cos’è esattamente il greenwashing? E’ addizionare con false qualità ecologiche prodotti e servizi, il che li rende piuttosto vicini alla frode in commercio.
Negli ultimi anni, si parla in maniera sempre più coinvolgente di cambiamenti climatici o riscaldamento globale, tanto che sono divenuti questi due argomenti il mainstream per molte campagne di marketing che interessano in maniera trasversale aziende e prodotti. Le aziende si presentano così come sostenitrici dell’ambiente e i prodotti e i servizi che offrono sono fatti passare attraverso un messaggio positivo. In realtà prodotti e servizi hanno solo subìto una mano di verde, il che, appunto, non li rende affatto ecologici.
Tuttavia, sopratutto negli Usa dove la coscienza dei consumatori è piuttosto illuminata sulle tante questioni che riguardano tutela ambientale e ecologia e dove tante aziende collocano campagne marketing senza avere alle spalle reali soluzioni ambientali stanno iniziando a sorgere molti dubbi e preoccupazioni in merito. Nell’attesa che il Governo aggiorni il regolamento del 1998, per limitare le campagne di greenwashing i consumatori si sono già autorganizzati e sul sito www.greenwashingindex.com/ è possibile scorrere le campagne pubblicitarie e seguendo un metodo di votazione capire se si tratti di greenwashing. Molte le sorprese nel settore Food & Beverages e Automotive.
Via | ScientificAmerican, Causecast
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Il Marocco si pone alla testa dei paese africani per la tutela dell’ambiente: è quanto emerge dalle consultazioni effettuate in questi giorni e che porteranno, entro il mese di marzo, alla redazione di una Carta Ambiente da parte dell’esecutivo.
Istruzioni precise al Governo in merito alla questione sono state rilasciate dal sovrano Mohamed VI a più riprese, durante gli scorsi mesi e rientrano nell’ambito di un più ampio programma di tutela ambientale che passa anche per la riduzione dell’uso dei sacchi in polietilene a favore di altri imballaggi più ecologici.
La svolta verde del Marocco, in realtà, non costituisce soltanto la necessaria risposta al problema dei cambiamenti climatici e alla necessità di fondare uno sviluppo che sia anche sostenibile, ma affonda le proprie motivazioni nello stesso Corano e nei precetti islamici che ne costituiscono il fondamento. L’esistenza dell’individuo, infatti, viene qui precisato che debba essere dedicata alla preservazione della vita umana, alla protezione dell’ambiente e alla moderazione nell’uso delle sue risorse. Di fatto, un piccolo breviario sulla sostenibilità che esprime la maggiore lungimiranza del passato riguardo alla tutela e al rispetto della natura.
La questione è di interesse nazionale. E ciascuna delle 16 regioni del Marocco dovrà presto dotarsi di un osservatorio ad hoc in partenariato con le autorità centrali per monitorare la situazione e, insieme, proporre eventuali misure di tutela. In questo modo, scienziati, ricercatori, esponenti di varie ONG e della pubblica amministrazione, nonché privati cittadini e professionisti saranno coinvolti in maniera trasversale e a tutti i livelli per effettuare le necessarie proposte in un’ottica di ampio coinvolgimento della popolazione locale.
Via | Magherebinfo
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La nazionale di calcio del Camerun è pronta a scendere in campo per la tutela della biodiversità del mondo, guidata dal suo giocatore più famoso, l’interista Samuel Eto’o. L’iniziativa si chiama Play for Life ed è promossa dall’UNEP, programma per la tutela dell’ambiente delle Nazioni Unite, in partnership con Puma.
Play for Life mira a sensibilizzare ed informare per la conservazione della biodiversità appassionati di calcio, tifosi e pubblico durante i prossmi eventi calcistici in Africa: la Coppa d’Africa in Angola, le partite amichevoli ed i Mondiali di calcio, evento ad altissimo impatto. Per l’occasione, le 12 squadre africane sponsorizzate da Puma, indosserano l’Africa Unity Kit, diventando ambasciatrici di un messaggio di tutela ambientale rivolto agli africani e al pubblico internazionale.
Dalla vendita del kit, approvato dalla Fifa, si ricaveranno fondi volti a tutelare le biodiversità del continente africano e a salvaguardare specie a rischio come leoni, elefanti e gorilla.
La Cina in più di un’occasione ha manifestato la propria volontà di ridurre l’impatto ambientale della propria crescita economica. Seppure con tutte le necessarie cautele, i risultati di un’indagine ventennale dell’Istituto di scienze ambientali di Nanjing paiono confermare tutto questo, almeno per quanto riguarda l’incremento delle foreste in territorio cinese. Il dato è senz’altro confortante conferendo il primato di rapidità mondiale di crescita per i boschi e le foreste proprio a questo immenso paese. Contestualmente, si rileva una sensibile riduzione dell’estensione delle aree desertiche tra il 1999 e il 2004. Il tutto, mentre lo sviluppo economico appare quanto mai invasivo e tumultuoso.
Probabilmente, in questo modo, la Cina spera di arginare - secondo quanto previsto all’interno della convenzione sulla biodiversità biologica – la perdita di innumerevoli specie sul proprio territorio entro il 2010. Eppure, il “paese di mezzo” non risulta affatto un modello di ecologismo e di tutela delle specie animali. Sono tristemente noti, infatti, l’incuria e la facilità con cui orsi, tigri, primati ecc. diventano troppo spesso oggetto delle peggiori pratiche mediche, alimentari o di puro svago. Luci e ombre, quindi, per un paese che non smette mai di stupirci. Da un lato, un dispendio economico sempre maggiore per la tutela dei panda, in cui esperti italiani preposti alla conservazione dell’orso marsicano diventano maestri delle tecniche di protezione e di ripopolamento, dall’altra, l’utilizzo intensivo di monoculture, pesticidi e fertilizzanti che pesano come un macigno sulla biodiversità.
Eppure, ancora una volta, e proprio in questi giorni, la Cina si è mossa, cercando di fare qualcosa per ridurre, almeno in minima parte, l’impatto devastante che la trainante industria dei pesticidi (solo nei primi otto mesi del 2009 il fatturato è stato di 89,6 miliardi di yuan, pari a circa 13,1 miliardi di dollari) ha sull’ambiente naturale. Il ministero dell’industria e dell’informatizzazione di Pechino ha reso noto un progetto di disposizioni per questo settore che punta a ridurre il numero di impianti di produzione del 30% entro il 2015 e a imporre, sempre entro i prossimi 5 anni, la delocalizzazione degli impianti in zone meno impattanti e la corretta gestione degli scarti e dei reflui.
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Da ieri è possibile leggere sul sito dell’UNFCCC, i risultati di un’analisi della Deutsche Bank sulle politiche ambientali di 109 paesi finalizzata a individuare nuovi sbocchi di investimento in tutti i settori “green” dell’economia.
Il responso, per noi, è a dir poco agghiacciante: tra gli stati analizzati, solo l’Italia è stata classificata tra quelli a rischio maggiore, sui quali è meglio non fare affidamento. Ancora peggio, tuttavia, è la postilla, davvero imbarazzante, che fa da corollario alla ricerca effettuata:
Se state cercando opportunità di investimento collegate ai cambiamenti climatici, non mettete l’Italia in cima alla vostra lista, non essendo assolutamente chiaro che tipo di legislazione il suo primo ministro Silvio Berlusconi intenda adottare in proposito.
La Francia e la Germania, invece, spiccano, com’era ovvio, tra i paesi più redditizi per il settore legato al clima, promettendo non solo una certa facilità nel ricavare profitti non trascurabili ma anche - evidentemente -opportunità di miglioramento nelle condizioni di vita e sbocchi occupazionali che già stanno cercando di traghettare l’Europa ben oltre la tanto millantata crisi. Impossibile, poi, non citare Cina e Brasile che, nonostante le remore da questi manifestate nei confronti della riduzione della Co2, spiccano agilmente tra i paesi a più alto rendimento green avendo deciso di destinare una parte sempre maggiore dei propri PIL nella tutela ambientale…
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Se tutti si preoccupassero un po’ delle sorti dell’ambiente e del pianeta, forse ci sarebbe meno cinismo e più ottimismo, e coloro che si preoccupano, si preoccuperebbero meno. Questa è la teoria su cui si basa il premio Brower Youth Award, che premia ogni anno i più coraggiosi e ottimisti nel campo della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.
Il premio deve il nome a David R. Brower, fondatore di John Muir Institute for Environmental Studies, Friends of the Earth, the League of Conservation Voters, and Earth Island Institute, un innovatore ed un coraggioso che ha sfidato col sorriso il cinismo mondiale e si è impegnato per l’ambiente.
Così come lo Young Conservationist Award, il premio Brower ci ricorda che ci sono persone che ogni giorno lottano per salvaguardare l’ambiente, perchè insieme si può lavorare e costruire un futuro migliore ed un mondo più equo.
I pessimisti possono cominciare con una scorpacciata di video sugli ottimisti dell’ambiente, guardando qui la carrellata dei vincitori delle precedenti edizioni, per poi rispondere alla domanda: Ti sentiresti più tranquillo se tutti si preoccupassero per l’ambiente?
via | Treehugger
Anche il presidente della Repubblica Napolitano, ieri, in occasione della Festa d’autunno ha sottolineato l’importanza della tutela ambientale e del ruolo che il mancato rispetto della natura può avere nelle devastazioni che sempre più frequentemente attanagliano il nostro territorio. Fra tutti, impossibile non citare la tragedia di Messina - che negli scorsi giorni ha continuato a mietere vittime se non tra le persone almeno tra gli animali – e l’importanza di combattere l’abusivismo nella lotta alla difesa idrogeologica del territorio soffermandosi sulla facilità con cui, a volte, le stesse autorità rilasciano permessi per la costruzione di abitazioni in aree non esattamente edificabili.
Ma non è tutto, Napolitano si è rivolto, inoltre, all’importanza del turismo sostenibile e delle buone pratiche di comportamento da tenersi in ogni contesto con l’avvallo del CTS ambiente che, per l’occasione, ha consegnato allo stesso Presidente e al Ministro Prestigiacomo la ‘Carta d’identità per i viaggi sostenibili’, realizzata dall’Associazione Italiana Turismo Sostenibile (AITR).
Inoltre, a conclusione di una giornata in cui la più importante carica politica dello stato ha mostrato vivo interesse per le questioni di tutela ambientale in un’ottica sempre più proiettata verso il vertice di Copenaghen, non poteva mancare un atto simbolico e doveroso: l’adozione di Martina , la tartaruga marina Caretta caretta divenuta il simbolo della campagna di adozione che CTS porta avanti
da anni.
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