La Grecia è pronta a cercare il petrolio nel Mar Egeo, secondo quanto dichiarato dal Ministro per lo Sviluppo Costis Hatzidakis al quotidiano greco Eleftherotypia. Secondo il ministro, entro la fine dell’anno sarà varata una legge per dar inizio alla ricerca, garantendo “un minimo di tutela ambientale”.
Se già la ricerca del petrolio che garantisce la tutela ambientale dovesse sembrarvi abbastanza controverso come argomento, pensate che la decisione di iniziare le ricerche nell’Egeo è conseguente alle ricerche iniziate dalla vicina Turchia nei pressi delle acque dell’isola di Castellorizo, greca.
La Grecia non lascerà né le proprie acque, né tanto meno l’eventuale oro nero nelle mani dei vicini turchi, anche a costo di sacrificare il proprio mare, le proprie coste e il proprio patrimonio naturale.
Foto | Flickr
L’Emilia Romagna ha approvato ieri uno strumento programmatico, di durata triennale, destinato alla tutela dell’ambiente, facendo leva sui proncipi di conservazione e valorizzazione delle biodiversità, dopo l’allarme lanciato dalla UE.
La Regione ha deciso di destinare 21 milioni di euro per la tutela ambientale. Il programma prevede la nascita e lo sviluppo di 2 parchi regionali, di 2 riserve naturali, di 7 aree protette e 54 destinate al riequilibrio ecologico.
Il programma prevede un’azione di tutela naturalistica amministrativamente più leggera, affidata alle Province e ai Comuni. Inoltre, è prevista un’azione coordinata con le Regioni Toscana e Liguria per sviluppare iniziative comuni di conservazione e promozione dei parchi dell’appennino.
Foto | Flickr
Questa proprio il Premier, che era a conoscenza di tutto, non la doveva fare a Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’ambiente e sostenitrice del nucleare: con un emendamento approvato nel recente pacchetto anti-crisi sono tolte al suo Ministero le competenze proprio in materia energetica e nucleare. Ossia, il Ministro è stato escluso dalle decisioni cruciali relative alle reti energetiche. L’articolo è stato scritto dal Ministro Calderoli, e di fatto non solo esautora il Ministero dell’Ambiente, ma anche tutti gli Enti locali che entrano nel merito delle decisioni relative agli approvvigionamenti energetici. Ciò vuol dire che per la costruzione di una centrale elettrica, non occorrerà più il parere di nessun esperto, non si dovranno produrre studi per ottenere le VIA, non si terrà conto di alcun vincolo ambientale, locale o paesaggistico e senza neanche informare le amministrazioni locali.
Il Ministro Prestigiacomo, però, minaccia di dimettersi, se un articolo simile dovesse essere approvato alla Camera, raccogliendo la solidarietà anche dei gruppi ambientalisti. Ma la discussione sul maxiemendamento, che come un cerotto dovrebbe sistemare un po’ di falle lasciate aperte e non solo nel settore energia, è stato sospeso oggi. Riferisce Il Giornale:
Il maxiemendamento al quale sta lavorando il governo comunque conterrebbe anche alcune micromodifiche: tra queste la proroga per la pubblicazione degli studi di settore e un intervento legato al settore dell’energia.
Scrive il Ministro Prestigiacomo:
Ribadisco che l’art. 4 va modificato. Francamente anche io sono sorpresa dal fatto che il mio collega Calderoli non fosse a conoscenza della forte contrarietà espressa dal ministero dell’Ambiente su questa norma. Si informi con i suoi uffici. Certo, nel penultimo consiglio dei ministri in cui è stato approvato il decreto ero assente perché mi trovavo a Siviglia per far conquistare alle Dolomiti il sigillo dell’Unesco; e non sono certo mancati emendamenti correttivi al testo durante la discussione in commissione. Nel merito il sistema delle autorizzazioni funziona a ritmo serrato da un anno, e stiamo recuperando ritardi storici: cito da ultimo l’autorizzazione per Porto Tolle, dopo ben otto anni di rimpalli. Poi, se il Ministro per la Semplificazione pensa che semplificare voglia dire abolire i controlli sull’ambiente e la tutela della salute dei cittadini, può stare certo che non mi troverà mai d’accordo. E dubito che la società civile da lui invocata accetterà mai di vedere costruite sul proprio territorio centrali elettriche ad olio, a carbone, reti energetiche, o addirittura centrali nucleari senza i dovuti controlli ambientali e di sicurezza per le popolazioni.
Ci sarà per il Ministro Prestigiacomo, il contententino o un un passo indietro? La risposta arriverà entro il 2 agosto.
Dopo il salto la nota diffusa dal Ministro Prestigiacomo.

Il titolo non è uno scherzo, e la questione è seria: l’Istat ha diffuso i dati relativi alle spese ambientali sostenute dalle amministrazioni delle regioni italiane per il triennio 2004-2006 e il risultato medio della spesa per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente è appunto 75 euro (pro capite). La serie di dati è calcolata secondo gli schemi del metodo europeo Seriee per le spese ambientali. Questi conti descrivono le spese effettuate da parte delle amministrazioni regionali per proteggere l’ambiente da fenomeni di:
Per tutte queste spese ogni regione italiana spende in media 75 euro l’anno. Si registrano valori inferiori alla media nazionale nel Nord-Ovest, Nord-Est e Centro (rispettivamente 44, 65 e 41 euro), e valori superiori di spesa destinata all’ambiente nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 93 e 183 euro). Questa differenza è dovuta ad un ritardo strutturale delle regioni del Sud Italia e delle Isole nel triennio preso in esame, mancanza che è stata colmata dalle amministrazioni regionali che hanno investito in infrastrutture.
A cosa sono destinati questi 75 euro? Nel periodo 2004-2006, in media, in tutta Italia la spesa ambientale è stata destinata principalmente a finanziare interventi che hanno interessato i settori ambientali della gestione delle acque reflue, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie, delle acque interne oltre a quelle destinate alla protezione e al risanamento del suolo. Una parte delle spese è andata anche alla protezione della biodiversità e del paesaggio. Le amministrazioni regionali delle Isole, oltre che a questi settori ambientali, hanno destinato una quota importante della loro esosa spesa di 183 euro all’anno anche all’uso e alla gestione delle foreste.
Continua a leggere: La spesa delle Regioni per salvaguardare l'ambiente è di 75 euro all'anno
La Selva di Chiaiano cioè la zona che comprende il Parco delle Colline di Napoli, in cui è incastonata la discarica è entrata nelCatalogo del paesaggio rurale storico italiano, cioè in quella lista di aree che sono da tutelare in quanto parte del patrimonio ambientale e storico nazionale.
Il catalogo, è un lavoro ufficiale e direttamente commissionato dalla Direzione generale Sviluppo rurale del Ministero dell’Agricoltura. Hanno preso parte alla sua stesura circa settanta fra i massimi esperti in colture agricole, storia e discipline territoriali, che sono stati guidati e coordinati dal Prof. Mauro Agnoletti, della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali).
Scrive Chiaianodiscarica:
Tra l’altro aggiunge un motivo in più a quelli ambientali, urbanistici e socio-economici che tecnici, scienziati, giuristi e cittadinanza vanno evidenziando da oltre un anno, quello della conservazione dei valori fondamentali dell’identità culturale nazionale. Si tratta proprio di quei valori verso i quali l’attuale governo si dichiara ad ogni occasione utile particolarmente sensibile: bene, invece di porre in atto politiche antidemocratiche e inumane nei confronti dei migranti, dimostri di esserlo davvero interrompendo lo scempio cui ha dato inizio.
Via | Chiaianodiscarica
Foto | Chiaianodiscarica
Accanto alla croce quote latte, per gli allevatori padani si apre la croce nitrati. Scrive Coldiretti Lombardia:
È fondamentale arrivare ad una “rivisitazione generale” di una direttiva comunitaria vecchia di quasi vent’anni.
Le istanze che come Italia si devono portare avanti nei confronti dell’Unione Europea devono fondarsi sulla peculiarità dell’agricoltura della Pianura Padana, dove si riesce a praticare la doppia coltura (e pertanto c’è una doppia asportazione di azoto), eliminando assurdità come quella della direttiva che prevede da una parte il limite di 170 unità di azoto derivante da sostanza organica, e dall’altra che si possa però integrare con concimi minerali (chimici!) l’ulteriore necessità della coltura.
In pratica, a causa di una produzione eccessiva di nitrati, gli allevatori e coltivatori chiedono una rivisitazione della Direttiva Nitrati, che tenga conto della tutela ambientale ma senza andare a toccare nè il numero di capi di bestiame né gli allevamenti.
Continua a leggere: Quote azoto: è emergenza negli allevamenti italiani

Agli italiani piace comprare primi piatti già pronti (+16 per cento), sughi pronti (+14 per cento), affettati imbustati (+18 per cento) e insalate di quarta gamma sulla base delle rilevazioni della Ref per Ancc-coop relative al primo semestre del 2008.
E a me viene da dire: alla faccia del risparmio e della tutela dell’ambiente.
Abbiamo un bel parlare qui su ecoblog di spesa a chilometri zero, eliminazione del packaging e crisi economica evidentemente argomenti che non toccano molti italiani, considerato che sempre secondo stime Coldiretti, sarebbero responsabili di queste impennate nei consumi dei piatti già pronti le coppie lavoratrici e i circa 6 milioni di single:
La crescita del consumo di piatti pronti sta portando ad una progressiva riduzione del tempo trascorso in cucina in Italia dove alla preparazione dei pasti di dedicano appena 34,9 minuti per il pranzo (il 4,7 per cento in meno rispetto all’anno precedente) di 33,1 minuti per la cena (-2,7 per cento) secondo un sondaggio Gpf.
Triplica, invece, rispetto al 2007 l’acquisto di verdure e frutta di quarta gamma, cioè quelle che si trovano confezionate in atmosfera protetta già pulite e lavate: nel 2008 ne sono state venduti 90 milioni di chili per una spesa di 700 milioni di euro.
Via | diariodelweb, Coldiretti
Foto | Flickr
Non solo sono schiave la cui carne è sfruttata fino all’ inverosimile, ma sono anche parte integrante de o’sistema (così si chiama la camorra per i camorristi) della criminalità organizzata di stampo mafioso: se vogliono “lavorare” devono tutelare il territorio in cui operano.
E tutelare non significa salvaguardare la zona dal punto di vista ambientale, ma dal punto di vista degli interessi economici de o’sistema.
Continua a leggere: Campania, le prostitute sentinella a guardia dei rifiuti tossici