
Tra i tanti ostacoli innaturali che incontrano gli uccelli migratori quando sorvolano i cieli europei, il primato per la crudeltà va alla Spagna. Gli attivisti di SEO/BirdLife denunciano infatti la presenza di migliaia di trappole “discutibili” a Castellón (e non solo), nella Spagna orientale.
In pratica si formano delle trappole con rovi e rami cosparsi di collanti e si attirano gli uccelli con richiami vivi o elettronici. Tordi ed altri uccelli finiscono dalle trappole (parany o barraca, ndr) alle tapas, bocconcini fritti che vengono serviti nei locali spagnoli da secoli.
Anche se la caccia non è illegale, gli attivisti contestano i metodi cruenti usati per la cattura: gli uccelli catturati sono infatti condannati ad una morte lenta e dolorosa con le ali incollate, prima di essere finiti rompendogli il collo o schiacciandogli la testa.
Purtroppo, come molti sanno, la stagione della caccia è alle porte. E con il caldo che ancora ci attanaglia, per i nostri amici animali - e per tutti noi - non è affatto una bella notizia.. Come ormai è consuetudine, infatti, gli uccelli migratori risentono molto dell’allungamento della stagione estiva nel definire le date “utili” per la loro partenza verso i paesi caldi. Ed è già capitato che il magnifico spettacolo della migrazione divenisse una terribile strage.
Tra gli aspetti più controversi della caccia, poi, ci sono i numeri - terribili! - legati all’eccidio che, ogni anno si compie nell’esercizio di una pratica erroneamente definitiva “sportiva”: sarebbero cento milioni, infatti, gli animali uccisi ogni anno, secondo le stime effettuate dal Corpo Forestale dello Stato, e ben 7 le condanne inflitte al nostro Paese dalla Corte di Giustizia Europea negli ultimi due decenni. Eppure, nulla cambia: anche quest’anno, la terza domenica di settembre sarà una giornata di lutto per il popolo animalista che, per l’occasione, ha deciso di “celebrare” questo triste evento con una marcia simbolica per condurre alo scoperto il popolo contrario alla mattanza di tutti gli esseri viventi. Così afferma la Lav, in un suo comunicato stampa:
Per gli animali la caccia è una guerra impari, per questo è fondamentale partecipare, domenica 25 settembre, alla Marcia della Pace Perugia-Assisi. La Marcia vuole essere anche un forte segnale di protesta nei confronti del Decreto Legislativo 121, pubblicato in G.U. n.177 del 1 agosto scorso, che introduce norme dannose per la fauna selvatica e inaccettabili “sconti” ai bracconieri, snaturando così la Direttiva europea 2008/99 che all’articolo 5 intima agli Stati Membri ad adottare le misure necessarie per assicurare che i reati siano puniti con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive
Un colpo di mano per qualcuno. Un abominio per (quasi) tutti: l’articolo 38 del ddl comunitario sulla caccia che allunga la stagione venatoria ai mesi di febbraio e agosto, è stato approvato al Senato. Con estrema leggerezza e nonostante le vive proteste delle 150 associazioni ambientaliste, purtroppo inascoltate.
Ma sono stati ignorati anche i pareri negativi del Ministero dell’Ambiente - secondo cui l’articolo si configura come peggiorativo rispetto alla situazione di infrazione dell’Italia sulla caccia -; quello dell’ISPRA - l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia - e anche quelli delle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo.
Ora, spetta alla Camera decidere. Se malaguratamente anche in questo consesso il testo dovesse passare inalterato, la stagione venatoria rimarrà di cinque mesi solo per alcune tipologie di mammiferi mentre alle Regioni verrà concessa libertà di deroga per uccelli migratori e altre specie. Inoltre, i limiti temporali finora vigenti per la caccia all’avifauna saltarebbero del tutto permettendo l’estensione proprio a quei mesi in cui i migratori sono più vulnerabili, per via della riproduzione e quando, in piena estate, la stagione turistica è al massimo. Un danno multiplo, dunque, per la biodiversità e per il turismo ma anche, in fondo, per l’immagine di un’Italia sempre più incapace di far fronte agli impegni presi in sede europea e internazionale.
Per fortuna, fanno sapere le associazion i ambientaliste, Lipu in testa,
La battaglia alla Camera, per cui comincia da subito la mobilitazione, sarà epocale!
Il WWF Toscana è sul piede di guerra da quando, ieri, è stato approvato il testo di legge regionale sulla caccia alla Commissione agricoltura. La prossima settimana, l’iter si concluderà in Consiglio con l’approvazione oppure con la proposta delle necessarie modifiche.
Quello che la Regione Toscana sta cercando di fare è di semplicare, e di molto, la vita ai cacciatori rendendoli cittadini dalle speciali ed inusuali “garanzie”, una sorta di oligarchia che possa violare in più punti le norme vigenti non solo afferenti la tutela della fauna ma anche l’urbanistica. E c’è di più: le associazioni cui fanno capo godranno di un finanziamento pubblico per l’esercizio delle loro attività e iniziative istituzionali.
In questo modo, il 2,5% dei proventi delle tasse di concessione regionale per l’esercizio venatorio e dei contributi dovuti dai cacciatori per la caccia in mobilità (fuori dal proprio ambito territoriale) andranno ad arrichire proprio una lobby invisa dalla maggior parte della popolazione. La cifra esatta, certamente non trascurabile, però non è stata indicata dalla Regione. Non ancora.
Continua a leggere: Il WWF Toscana contro le norme a favore della caccia
Lipu, ENPA, WWF Italia, LAV, LAC e Legambiente oggi hanno fatto fronte comune contro la chiusura anticipata, di ben due settimane rispetto all’anno scorso, dell’Operazione Pettirosso in una delle zone più sensibili per i piccoli migratori - il bresciano - portata avanti con successo dal NOA –il Nucleo Operativo Antibracconaggio – del corpo forestale dello Stato.
Siamo sconcertati, terminare ora l’attività di contrasto al bracconaggio nei boschi del bresciano significa consegnare decine di migliaia di uccelli nelle mani dei bracconieri… Bisogna continuare l’azione fino alla fine del periodo migratorio se vogliamo evitare una vera e propria mattanza di uccelli protetti da parte di bracconieri senza scrupoli.
E’ quanto scrivono le associazioni citate in una lettera inviata al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Luca Zaia e al Comandante del Corpo Forestale dello Stato Cesare Patrone.
In questa stagione basta alzare gli occhi al cielo per trovarlo gremito di uccelli e stormi che con le loro danze fatate ci dilettano anche in città. “Codici di geometria esistenziale” le chiama Battiato, esempio lampante della fascinazione che gli uomini da sempre nutrono per il volo e suoi protagonisti. Eppure, a volte questo sbalordimento estatico viene celebrato da una parte malata della popolazione nel peggiore dei modi possibili: il bracconaggio, che annienta, crudelmente, l’oggetto stesso del sogno … Che siano pettirossi, garzette, capo vaccai, aquile reali o falchi pellegrino per questi individui ignobili non fa alcuna differenza: agiscono ugualmente con tagliole, reti, trappole. Confidiamo nel buon senso delle nostre autorità.
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Si è aperto oggi il processo contro il clan dei Casalesi relativo al saccheggio del territorio, perpetrato con le vasche di Villa Literno e Castel Volturno, emerso dopo anni di indagini e una maxi operazione anti camorra nota come Volo Libero. La LIPU si è presentata come parte civile. Sono contestati a 14 persone, tra cui i boss Bernardino Terracciano e Carmine Schiavone, i reati di bracconaggio, utilizzo illegale delle acque, truffa a enti pubblici, lottizzazione abusiva, danni alla rete idrica e occupazione di aree demaniali. In pratica i boss e i loro aiutanti avevano fatto costruire delle vasche, dette “puosti” in dialetto, che riproducevano gli habitat naturali di uccelli migratori ma sopratutto specie protette e come scrive la LIPU:
Al centro dello specchio d’acqua i bracconieri vi collocano sagome di uccelli o addirittura anatre legate oppure rinchiuse in gabbie. Gli uccelli migratori vengono attratti con richiami acustici elettromagnetici vietati che riproducono i versi delle specie da abbattere; le vasche sono tutte munite di appostamenti fissi, in muratura chiamati in dialetto “puosti”. Sulle vasche si spara tutto l’anno, ad aironi, falchi, cavalieri d’Italia; uccelli protetti e bellissimi che attraversano due continenti durante il periodo migratorio per poi finire impagliati nel salotto di qualche collezionista. Questa forma di bracconaggio è un fenomeno sociale diffuso, ma rappresenta anche un modo per le organizzazioni criminali di controllare il territorio e sottrarlo alla società civile.
L’operazione “Volo libero” condotta dal Comando Carabinieri Tutela Ambiente e dalle Guardie Volontarie della LIPU iniziò nel 2001 come conseguenza di controlli di routine sul territorio ma solo nel 2005 le vasche furono sequestrate. L’anno dopo a seguito di un appello della LIPU, le vasche furono riconosciute dalla Regione Campania come appartenenti alla riserva naturale Foce Volturno e costa di Licola. Di fatto, però, denuncia LIPU la situazione non è migliorata. Dichiara Rino Esposito, Consigliere Nazionale della LIPU-BirdLife Italia:
Nessun intervento di gestione e manutenzione, né tanto meno progetti di educazione ambientale e di fruizione del territorio. A quattro anni dal sequestro, nonostante la presenza di tre soggetti istituzionali, il Ministero dell’Ambiente, custode giudiziario delle vasche, la Regione Campania e l’Ente di Gestione della Riserva, ci risulta che l’area vige in uno stato di abbandono invasa da rifiuti speciali e che ancora oggi qualche bracconiere incallito continua a sparare.
L’Independent ci racconta quella che definisce una storia di successo, ovvero, il ritorno del Falco pescatore in Northmberland, in Inghilterra, dopo quasi 200 anni.
Due esemplari di Falco pescatore sono stati avvistati nei pressi di Kielder Water, una foresta attorno al bacino artificiale più grande d’Europa, grazie ad un progetto sviluppato per attirare i rapaci lungo la loro linea migratoria.
Il Falco pescatore, unico esemplare della famiglia dei pandionini, mancava dall’Inghilterra dal 1016, quando l’ultimo esemplare fu avvistato in Scozia, ad eccezione di un breve avvistamento nel 1954 nelle Highlands.

E’ arrabbiato Rosario Crocetta, sindaco di Gela. A lui quell’annuncio dell’Enel sulla creazione del parco eolico off-shore nel Golfo Di Gela non lo “persuade” (come direbbe l’amato commissario). A scatenare le ire del primo cittadino il pezzo di ieri 21 luglio: “Gela, la capitale della petrolchimica dice no agli impianti eolici sul Corriere della Sera, dove il Sindaco annuncia una “crociata” contro la loro costruzione, ma non ne viene specificato il motivo nè le ragioni che hanno mosso un amministratore pubblico a parlare in un certo modo.
Per cui ho pensato di chiamarlo e di intervistarlo per chiedergli direttamente le sue opinioni. Dapprima ho sentito un uomo vigoroso, ma a mano a mano che la conversazione proseguiva ho sentito un uomo orgoglioso della sua sicilianità e della sua terra. E ho scoperto che le cose non stanno proprio come riferisce il CdS.
Ed ecco cosa mi ha detto:
D.:Buongiorno Sindaco, le volevo fare qualche domanda inerente le sue dichiarazioni al Corriere della Sera e all’annuncio dell’Enel rispetto alla creazione di un Parco eolico off-shore nel Golfo di Gela.
R.:Le faccio io un paio di domande: a quante miglia dalla costa vogliono mettere quelle torri?
D.:Hanno dichiarato 3 miglia.
R.:E come le sembrano, poche o molte?
D.:A me non sembrano nè poche nè molte. Sembrano giuste.
R.:E invece sono poche. Dalla spiaggia, si vedrà una muraglia di torri e pale che soffocheranno il turismo.
Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. In Autunno si involano di nuovo a ritroso verso le stesse rotte. Questo film è il risultato di 4 anni di lavoro inseguendo la straordinaria impresa degli uccelli migratori negli emisferi nord e sud attraverso mari e continenti - Credits
Un film di Jacques Perrin. Genere Documentario, colore 92 minuti. - Produzione Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera 2002
Immedesimarsi un un uccello migratore. Volare insieme ai propri simili in un viaggio lungo e pericoloso che ci porterà da un capo all’altro del pianeta sorvolando montagne, fiumi, isole, deserti.

In questa primavera mancano all’appello molti cuculi, beccamosche, pappafichi e tortore: chi passeggia per i parchi può facilmente accorgersi che gli uccelli migratori non sono ancora arrivati dall’Africa, dove passano gran parte dell’inverno. A confermare questa tendenza, i dati allarmanti della Royal Society for the Protection of Birds parlano di 50 miliardi di esemplari che non esistono più.
Appena 21 specie delle 36 censite dal 1997 si prevede che potranno tornare nel Regno Unito con vistosi cali che ci obbligano ad allungare la lista delle specie in via d’estinzione: -80% di tortore, -30% di cuculi, mentre per il l’averla si parla già di estinzione. Il fenomeno non è ristretto alla sola UK, dove la primavera ancora fredda potrebbe far pensare che le specie preferiscano il caldo africano, ma riguarda l’Europa intera: giusto per dare un esempio, l’usignolo, sempre più raro, non viene più considerato tra le specie da monitorare.
All’osservatorio ornitologico di Radolfzell, sul lago di Costanza, il mese prossimo si terrà un incontro tra tutti gli scienziati europei, per cercare di capire cosa sta succedendo. Le ipotesi sono variegate e quasi tutte, purtroppo, sono state originate dall’azione umana: la scomparsa dei migratori può dipendere dalla distruzione del loro habitat nel continente africano dovuto sia alle coltivazioni intensive che con l’uso intensivo di pesticidi distruggono ciò di cui si nutrono. In altri casi si pensa all’apporto delle variazioni del campo magnetico terrestre, che li potrebbe aver disorientati in volo.
Il problema di fondo è che nessuno è in grado di stabilire se queste ipotesi combinate insieme sono davvero rappresentative del problema, proprio come avviene per la scomparsa delle api. Il mondo scientifico è diviso: non si può stabilire esattamente se il dannoso intervento umano sta aumentando gli effetti di una probabile nuova glaciazione o una fase di surriscaldamento del pianeta. Sta di fatto che gli uccelli migratori non tornano più.
Via | LaStampa.it
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