Una Minì è una piccola pianta grassa tascabile che vive in una capsula di plexiglass studiata apposta per farla crescere in un microclima adatto.
La capsula, grazie alla facilità d’uso e alla poca manutenzione di cui necessita, permette alla pianta di crescere in modo ottimale per i primi tempi. Quando la capsula diventa troppo piccola per contenere la pianta, la Minì deve essere trapiantata in un vaso, dove continuerà la sua crescita come una normale pianta grassa.
Le Minì nascono da un progetto italo-olandese, tra l’Università di Chieti e la Pentaflor, volto a sviluppare e diffondere un messaggio di sensibilità nei confronti della natura, a partire da una piccola pianta grassa che può essere un gadget per personalizzare il proprio cellulare, la propria penna Usb, la propria scrivania, prima di diventare una pianta in vaso. E, visto che la festa della mamma si avvicina, una Minì potrebbe essere un piccolo pensiero verde adatto all’occasione.
Chi l’ha detto che i vasi di plastica devono esser necessariamente in colore simil-terracotta per ingannare l’occhio? Junki Heo, designer, ha pensato bene di mettere uno schermo LCD per riprodurre dei pittogrammi in base alle misurazioni effettuate con dei sensori all’interno del vaso. Temperatura, condizioni del suolo, umidità e livello d’acqua, calcolate in base alle necessità preimpostate via computer collegato tramite USB.
Far crescere le piante sarà molto più facile visto che l’indicatore ci ricorderà cosa dobbiamo fare: per i puristi del risparmio energetico sarà inutile e spoetizzante, ma sicuramente molto carino da esporre. Purtroppo, non conoscendo il giapponese, non sono in grado di dirvi prezzo e dove si vende.
VIA | Yankodesign

La serra da connettere alla vostra postazione di lavoro via USB costa circa 20 dollari.
Sul fatto che sia necessario “scaldare” le piante per farle crescere vicino ad un computer ha senso solo se attaccate la vostra miniserra ad un server in ambiente refrigerato, altrimenti il riscaldamento “tropicale” di molti uffici e’ più che sufficiente.
Perché utilizzare le prese USB per ricaricare le vostre apparecchiature elettroniche, quando potete farlo semplicemente con il vostro fiato?
Si, effettivamente sembra di tornare ai tempi di Paperon De Paperoni quando costringeva Paperino a fare kilometri e kilometri su una ciclette per produrre elettricità, ma tant’è.
Un “inventore pazzo” ha infatti assemblato pezzi di recupero di un lettore cdrom, un circuito elettrico e alcuni elastici, realizzando il primo caricatore USB alimentato grazie al suo, o al vostro, torace.