
Mettere la terra nelle mani delle generazioni future è il primo passo, e se non lo faranno, seguendo la strada giusta, invito i giovani a occupare la terra così come stanno occupando le piazze.
Così Vandana Shiva in una recente intervista pubblicata dal portale Navdanya International. Si discute di accesso alla terra e nello specifico della destinazione delle terre pubbliche, tra gli oggetti del decreto Cresci Italia che ne consente la vendita, mentre le associazioni degli agricoltori premono affinché siano fittate a costi agevolati ai giovani, per favorire il ricambio generazionale del settore primario italiano ed il rilancio dell’economia rurale. Leggevo proprio ieri, nel rapporto sul sistema rurale toscano dell’IRPET, che in Toscana il 40% degli agricoltori ha oltre 60 anni. In Toscana il PIL dell’agroalimentare è di 3 miliardi di euro, con una posizione forte di vini ed oli sui mercati stranieri. Che fine farà questa ricchezza senza il passaggio del testimone alle giovani generazioni?
Enrico Rossi, governatore della Toscana, propone di avviare una campagna di rivalutazione della figura dell’agricoltore partendo dalle scuole. Tornare alla terra. Ci pensa Rossi, ci pensano i greci, lo suggerisce Vandana Shiva. I Governi, dichiara, hanno fallito e dovrebbero ammettere il crollo del sistema economico attuale, rivolgendo questo messaggio ai giovani:
Non abbiamo molto altro da darvi: abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità, noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi.

Peter S. Wenz in Environmental Ethics Today ipotizza che se l’attuale degrado ambientale deriva da secoli di predominio e gestione delle risorse nelle mani del genere maschile, un mondo governato in gran parte dalle donne forse sarebbe un mondo migliore. L’approccio alle tematiche ambientali è influenzato dal legame con la Natura. E sia le donne che la Natura, nel corso dei secoli, sono state considerate entità inferiori dal genere maschile, il loro grido di ribellione e dolore inascoltato.
Se l’uomo si è approcciato alle risorse naturali come a strumenti commerciali, di profitto, le donne si sono accostate alla Natura per soddisfare i bisogni primari, nel rispetto degli equilibri degli ecosistemi. Un atteggiamento che nasce dallo stretto rapporto tra la donna e la terra presente in diverse culture. In Asia, in Africa e nei Paesi dell’America Latina le donne dedite all’agricoltura hanno pagato un prezzo molto alto per i cambiamenti climatici, per la deforestazione e per lo sfruttamento commerciale delle risorse naturali. Contro il degrado ambientale e la subordinazione della donna è nato l’ecofemminismo, un movimento di denuncia di ogni forma di disuguaglianza: dallo specismo al razzismo al sessismo.
Le donne pagano un prezzo alto per il degrado ambientale ma sono ancora in gran parte escluse dai benefici. Parole di Vandana Shiva, una delle sette donne più influenti del Pianeta per il Forbes. Fisica, attivista, ecofemminista, in India ha seminato il germe dell’ambientalismo, fondando un movimento, il Navdanya, incentrato sull’agricoltura biologica. Il Navdanya ha contribuito alla creazione di spazi liberi dove coltivare senza utilizzare sostanze chimiche rilanciando il settore biologico nel Paese. Nel 1993 ha ricevuto l’Alternative Nobel Peace Prize, noto anche come il Right Livelihood Award, per aver messo le donne e l’ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo globale. Riprendersi la terra, riappropriarsi delle risorse vitali distribuite in modo poco equo, piantare un mondo nuovo, che cresce in modo lento e naturale, ha rappresentato una forma di riscatto per le donne indiane.
Il re è nudo è il rapporto scritto da Vandana Shiva sulle false promesse degli OGM.
Spiegano gli studiosi che lo hanno redatto:
L’illusione che gli OGM possano sfamare il mondo ci ha già portati alla devastazione su larga scala della biodiversità e dei mezzi di sussistenza degli agricoltori. Sono sotto attacco i fondamenti della nostra libertà di conoscere e di poter scegliere ciò che mangiamo. La preziosa biodiversità che resta e la libertà di semina sono minacciate insieme alla nostra libertà, alla democrazia e alla sovranità alimentare. Questo rapporto è la raccolta di molte voci da tutto il mondo che dicono la verità su ciò che sta accadendo nelle loro comunità e paesi e stanno smascherando l’illusione in cui si racconta che gli OGM sarebbero , come scrive Wendell Berry “l’ultima e definitiva risposta a tutto”.
Via | Navdanya International

Eco avvocati, manager energetici, chimici, agronomi, designer eolici e assicuratori ambientali. Queste figure professionali sono solo alcune dei quattro milioni di nuovi posti di lavoro che, nel mondo industrializzato (perché nei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere di più), costituiranno presto l’offerta occupazionale dei ‘green job’, cioè i lavori verdi legati allo sviluppo sostenibile. Posti che si aggiungeranno agli 11 milioni già esistenti.
A rivelarlo è il rapporto Green Job: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-carbon World, realizzato da due agenzie delle Nazioni Unite, l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e l’Oil (Organizzazione internazionale del Lavoro), che sarà presentato oggi a Milano durante il convegno internazionale del progetto Gjusti “Progettare, lavorare, pensare il futuro della Terra”, a cui parteciperà anche l’ecologista indiana Vandana Shiva.
Un rapporto che propone una ricetta semplice per uscire dalla crisi: coniugare l’aumento dell’occupazione con la tutela dell’ambiente. Puntando non solo su nuovi tipi di mestieri ma anche sul riadattamento delle competenze professionali. I settori più gettonati? L’agricoltura, l’industria, i servizi, la pubblica amministrazione, l’approvvigionamento energetico, l’edilizia e i mezzi di trasporto.
Continua a leggere: Lavori verdi, secondo le Nazioni Unite sono in arrivo 4 milioni di posti
E’ un po’ la Milena Gabanelli d’oltralpe. Marie-Monique Robin è una che sta pestando duramente i piedi alla Monsanto con “Le mond selon Monsanto” (la presentazione del film-documentario nel trailer che vi segnalo sopra) che è anche DVD riservato alle scuole e libro presentato nei giorni scorsi alla Fiera del libro di Parigi. Oggetto del documentario i disastri ambientali seminati in giro per il mondo dalla Monsanto. E’ andato in onda l’11 marzo su Arte7.
Un lettore (Sean) mi segnala la battaglia in corso da anni, in India, tra Vandana Shiva e i produttori di bibite analcoliche (Coca Cola e Pepsi in particolare), colpevoli di sprecare risorse indispensabili alla popolazione (acqua in primo luogo) e di mettere a rischio la salute delle giovani generazioni.
L’estrazione dell’acqua dal sottosuolo ha depresso la falda in molte (260 non sono poche!) località portandola da 45 a 150 metri sotto il livello del suolo. I pozzi e i canali si sono asciugati, l’agricoltura ne soffre, la gente non ha acqua da bere. In India operano 90 stabilimenti, ognuno dei quali estrae 1-2 milioni di litri d’acqua al giorno.
Quattro citazioni da TerraFutura, conclusasi ieri sera.

Vandana Shiva: “Non credo un inverno nucleare sia la soluzione al riscaldamento globale”.

Wolgang Sachs: “La Cina oggi è come un aspirapolvere che va attorno al globo succhiando tutte le risorse che trova: petrolio, rame, soia, tutto”.
Continua a leggere: TerraFutura. Shiva, Sachs, Sheer e uno sconosciuto
L’ecologista più amata dalle donne, Vandana Shiva, risponde molto duramente a Jeffrey Sachs, uno dei maggiori economisti mondiali incaricato dall’ONU di “fare della povertà storia“. La signora è convinta che la politica dell’ONU creerà molti più poveri di quelli che ci sono oggi.
Vandana Shiva dice chiaramente che: “Se tu consumi ciò che produci, non stai veramente producendo, almeno non economicamente parlando. Se io mi coltivo il cibo che mangio, e non lo vendo, allora esso non contribuisce al PIL e perciò non contribuisce ad andare verso la “crescita”. Le persone vengono percepite come “povere” se mangiano il cibo che hanno coltivato anziché il cibo malsano distribuito dall’agribusiness globale. Sono visti come poveri se vivono in case che si sono costruiti da soli, con materiali ben adattati ecologicamente come il bambù ed il fango anziché in blocchi di cemento. Sono visti come poveri se indossano abiti prodotti con fibre naturali anziché sintetiche.
Insomma, secondo Vandana Shiva ci sono persone che già vivono in modo sostenibile, che l’Occidente percepisce come poveri e vorrebbe trasformare (industrializzare) per salvarli. Non voglio rivangare il mito del buon selvaggio, né negare lo sviluppo, le medicine o le scuole al Terzo Mondo. Mi domando solo se lo sviluppo che abbiamo in mente sia davvero teso a realizzare “il migliore dei mondi possibili”.
» La campagna italiana “Niente scuse. Mettiamo fine alla povertà“
» L’articolo completo di V. Shiva: I due miti che mantengono povero il mondo
» Il sito di Vandana Shiva
» Jeffrey Sachs nella wikipedia