Basta poco per combattere il cambiamento climatico: mangiare meno carne. Almeno 1 giorno a settimana e via via aumentare i giorni in cui si evita. ( Se solo i cattolici osservassero il vecchio precetto del venerdì pesce…).
La soluzione è data da Rajendra Pachauri, 68 anni, economista indiano, vegetariano, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC), che ha dichiarato a l’Observer che il cambiamento della dieta è fondamentale nella riduzione delle emissioni di gas serra e nei problemi ambientali connessi con l’allevamento di bovini e altri animali.
Inoltre, ha sottolineato, anche altri cambiamenti nello stile di vita aiutano a combattere il cambiamento climatico, specificando che sono necessarie riduzioni in tutti i settori dell’economia.
Inaugura domani “quattro passi nel fiume“, la mostra organizzata dall’APPA sul paesaggio del fiume Sarca a Riva del Garda, provincia di Trento. Cercando info sulla mostra ho avuto un piacevolissimo scambio epistolare con il Dott. Jacopo Mantoan, dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente di Trento.
Dottore, di che cosa parla questa mostra?
La mostra in questione ha lo scopo principale di valorizzare il fiume Sarca ed il paesaggio ad esso circostante; un paesaggio incantevole che cambia fisionomia ben tre volte fino ad arrivare al paesaggio tipicamente mediterraneo del lago di Garda, di cui il Sarca è il principale immissario. Per far capire al visitatore le varie caratteristiche del fiume abbiamo dotato la nostra mostra di diversi “exhibit” che promettono di poter sperimentare in modo assolutamente nuovo ed interattivo i vari segmenti del fiume.
Leggo che ci sarà una doccia acustica. Mi può spiegare di che cosa si tratta?
La doccia acustica propone nello specifico di far sperimentare il paesaggio delle sorgenti immergendo il visitatore in un’esperienza sonora, compiuta ascoltando i rumori generati dai movimenti che percorrono quella parte del territorio(ghiacciaio, ruscello, una frana). La possibilità proposta viene dall’ascolto di alcuni tubi che ricordano la forma di una doccia.
Che cosa sono “il movimento cristallizzato, il sommelier d’acqua, l’intervista al fiume”?
Il sommelier d’acqua sono dei tavoli di assaggio delle acque che propongono un’esperienza sulle qualità organolettiche di alcuni tipi di acque dell’aria del Sarca. Per quanto riguarda gli altri dovreste venire all’inaugurazione per scoprire di cosa si tratta :)
Giro l’invito ai nostri lettori trentini, ricordando che Quattro passi nel fiume sarà aperta fino al 31 ottobre 2008.

La trota marmorata (Salmo trutta marmoratus) e’ una sottospecie endemica dell’Italia settentrionale che ha subito negli ultimi anni un forte calo demografico. Tra le cause, oltre all’ibridazione con la t. fario, vi sono il degrado degli habitat e la pesca eccessiva.
Il declino della marmorata e’ un problema transfrontaliero e per fronteggiarlo nel bacino idrografico del fiume Ticino e’ stato realizzato un progetto Interreg IIIA. Come primo passo si e’ cercato di connettere i tratti d’acqua che erano stati artificialmente separati. Questo permette sia il rimescolamento genetico all’interno delle popolazioni (per scongiurare la deriva genetica per eccessivo incrocio tra consanguinei), sia l’accesso ai diversi habitat necessari nelle diverse fasi della vita delle trote (zone di frega, zone di alimentazione e rifugio, zone di crescita degli avannotti…).
Il secondo intervento e’ stato di allevamento in cattività e ripopolamento dell’areale potenziale. Questo intervento dovrebbe spostare gli equilibri tra marmorate, fario e ibridi nuovamente a favore delle marmorate. Si ricordi che gli ibridi in questo caso sono fertili, quindi sarà impossibile rimuovere completamente i geni delle fario dalle prossime generazioni, ma se non altro si sarà limitato il danno.
Per chi fosse in zona, domani mattina alla biblioteca di Castelletto Ticino (NO) verranno presentati i risultati del progetto. Altri dettagli sono sul sito www.marmorataticino.org
Si torna a parlare di tonno , sempre troppo stressato da un sistema di pesca che non tiene conto delle capacità riproduttive e di crescita di questa specie. Greenpeace ha infatti manifestato in occasione della Fiera Europea della Pesca in corso in questi giorni a Bruxelles.
Attivisti dell’associazione si sono incatenati e hanno coperto di reti gli stand di alcuni tra i più grandi commercianti di tonno al mondo: dalla Mitsubishi Corporation (Giappone) alla Ricardo Fuentes (Spagna), dalla Azopardi (Malta) alla Moon Marine (Taiwan). Il tutto corredato da uno striscione con il messaggio in 13 lingue “Il tempo e i tonni stanno finendo”.
Il problema è sempre lo stesso: “L’industria del tonno sta distruggendo gli stock pescando troppo e con metodi distruttivi”, spiega Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. Il rischio è quello di “collasso delle risorse”. E il dramma non riguarda solo il tonno : “Anche le catture accessorie - pesci e altri animali intrappolati nelle reti e rigettati in mare morti o morenti - sono spesso insostenibili. Di questo passo, le attività di pesca dovranno chiudere”, prosegue Giannì.
Continua a leggere: Tonno al collasso. Greenpeace protesta alla Fiera Ue della Pesca
I prossimi 14 e 15 aprile sarà all’esame del Consiglio Europeo la proposta di regolamento sulla pesca illegale IUU. Si tratta di un fenomeno dall’entità incerta anche se si parla di un giro di affari fino a 10 miliardi in tutto il mondo. Secondo alcune stime della FAO la pesca di frodo rappresenterebbe addirittura circa il 30% delle catture totali in alcune importanti zone di pesca. I rischi che il tonno rosso sta correndo sono uno degli esempi delle conseguenze della pesca illegale.
I ministri europei saranno chiamati a pronunciarsi su 3 punti: se il campo di applicazione della proposta debba comprendere o meno anche la flotta comunitaria; se il sistema di certificazione proposto ai fini di misure commerciali per le importazioni dei prodotti della pesca sia ritenuto appropriato; se il regime sanzionatorio proposto sia ritenuto uno strumento ottimale per sanzionare le attività di pesca illegali.
Nel Regolamento si propone un inasprimento delle sanzioni contro le infrazioni gravi in materia di pesca illegale e le misure per impedire il fenomeno. Prevista inoltre una maggiore collaborazione tra i paesi e tra le organizzazione di gestione della pesca per l’attività di controllo.

I salmoni del Pacifico ( Salmone reale Oncorhynchus tshawytscha) stanno calando in modo drastico e il governo statunitense sta ponderando la possibilità di sospendere la pesca al salmone per una intera stagione. I pescatori si oppongono, dicendo che questo causerà loro danni per miliardi di dollari.
Ovviamente il fatto che i salmoni spariscano provocherà danni ancora maggiori di un anno di fermo-pesca, ma come ben sapete la possibilità (ragionevolmente documentata) di un problema futuro e’ molto meno motivante della certezza di un danno nell’immediato. I numeri dello scorso anno dovrebbero far riflettere, si e’ già registrata una grave mancanza di salmoni, ma sembra che nessuno voglia smettere di pescare, sia industrialmente che per turismo.
Per darvi la dimensione del problema si e’ calcolato che quest’anno i salmoni che risaliranno i fiumi in cui sono nati per deporvi le uova saranno 56mila. Affinché il business della pesca possa essere economicamente sostenibile, ne servirebbero 122mila.
I pescatori rifiutano anche di prendersi tutte le colpe della situazione. Sostengono che la causa non sia (solo) nello sfruttamento della risorsa al di là delle sue possibilità di rinnovamento, ma (soprattutto) dei cambiamenti climatici che riducono la quantità di cibo disponibile per i pesci, dell’inquinamento dei fiumi (che ammazza o indebolisce i salmoni prima che questi raggiungano i luoghi di riproduzione) e dalle deviazioni per uso agricolo (specie in tempi di scarsità di acqua) che rendono molti tratti non risalibili.
Via | San Francisco Chronicle
Foto | USGS
Richard Thompson dell’università di Plymouth ha studiato come si degradano i rifiuti di plastica abbandonati in mare. La scoperta e’ che alcuni degli inquinanti più tossici disciolti nelle acque marine si concentrano sulla superficie della plastica, che arriva a concentrare di molte migliaia di volte sostanze come il DDT e il PCB. Il fatto e’ spiegato chimicamente dalla idrofobicità degli inquinanti.
Se la plastica venisse a questo punto rimossa dall’ambiente sarebbe meraviglioso. Peccato che siano state documentate enormi isole di rifiuti plastici galleggianti in mezzo all’oceano Atlantico e che questa robaccia venga mangiata da molte specie di animali. Le tartarughe marine scambiano i sacchetti per meduse, li mangiano e restano soffocate. Gli orsi polari mangiano altre bestie che hanno bioaccumulato sostanze con effetti sul loro sistema endocrino e il loro pene non cresce come dovrebbe.
Oltre a quanto galleggia in mare aperto, il problema e’ notevole sulle spiagge dove, a detta dei ricercatori, circa un quarto delle sostanze che compongono la frazione fine della sabbia e’ composto da particelle di plastica. Il non abbandonare bottiglie di plastica sulla spiaggia e’ percepito da molti come un fatto solamente estetico, ma questi studi dicono come da quei rifiuti parte un percorso che attraverso la catena trofica arriva fino nei nostri piatti.
Via | BBC
Foto | Pσrcelαΐηgΐrl°
» Potential for Plastics to Transport Hydrophobic Contaminants

“Delle 50 specie di pesci che vivono nelle nostre acque dolci l’unica fuori pericolo è il Cavedano, un pesce molto resistente agli inquinamenti e capace di nuotare persino in acque cosiddette eutrofiche a causa di scarichi industriali. ” Questo si legge nel rapporto del WWF “2008. Acque in Italia. L’emergenza continua: a rischio molte specie di pesci”.
Lampreda padana, lampreda di ruscello, storione cobice, trota macrostigma, carpione del Fibreno, trota marmorata, carpione del Garda, panzarolo, ghiozzo di ruscello e anguilla sono le specie più a rischio. I problemi dei pesci derivano in massima parte dalla scarsità di acque pulite in cui nuotare. Ci sono un sacco di interessi di parte che cercano di erodere le portate minime vitali, ovvero che cercano di prendere acqua per l’agricoltura, per l’industria e per la produzione di energia elettrica lasciando a secco i fiumi.
La cosa peggiore e’ che se il flusso di acqua dalle montagne cala, a non calare sono gli apporti delle fogne. Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque del WWF Italia, arriva al punto di ricordare il giro d’affari della pesca sportiva, pur di farsi ascoltare da chi non si farebbe impietosire dalla vista di un pesce nella m. fino al collo.
Nelle conclusioni il WWF auspica un maggior coordinamento tra le varie autorità che usano le acque dolci, per evitare il frazionamento delle competenze, e d’altra parte vedrebbe con favore “la creazione di un organo tecnico-scientifico simile all’INFS, che potrebbe chiamarsi Istituto Nazionale per la Fauna Ittica d’acqua dolce.” Se questo non fosse possibile, si augurano almeno di poter estendere le competenze dell’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica ai pesci d’acqua dolce.
Via | WWF
La Croazia ha ceduto alle pressioni e ha revocato la zona di protezione della pesca nel nord Adriatico di cui avevamo parlato il mese scorso. In parlamento la decisione e’ passata per un pelo: 77 voti su 153, ovvero il 50% più mezzo voto, comunque abbastanza. Dopotutto i pesci che avrebbero potuto riprodursi in quella zona non votano e non protestano, si limitano ad essere sfruttati oltre le loro capacità di riproduzione e scompariranno in silenzio. I pescatori che avrebbero apprezzato una gestione sostenibile della pesca sono troppo pochi e i benefici dell’entrare a far parte dell’Unione Europea troppo grandi.
Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha confermato lo sblocco dell’iter di adesione della Croazia all’UE, prevista per il 2009. Italia e Slovenia (che avevano fatto pressione sul governo di Zagabria) potranno mandare i loro pescherecci in una delle zone più pescose dell’Adriatico.
La zona di pesca protetta era stata istituita dal Parlamento di Zagabria fin dal 2003 e ampliava la delimitazione delle acque territoriali croate da 5 a 40 miglia dalla costa. Nel 2004 Italia e Slovenia avevano ottenuto una deroga che permetteva loro di pescare in quelle acque fino al raggiungimento di un migliore accordo, mai raggiunto nei fatti.
Il premier croato Ivo Sanader ha ottenuto da Barroso l’impegno della Commissione europea a tutelare almeno la Fossa di Pomo, un’area all’altezza di San Benedetto del Tronto tra le più ricche di merluzzi dell’Adriatico. Ora, guardando le quotazioni del pesce a San Benedetto del Tronto si vede che scampi e merluzzi sono tra i meglio pagati e più pescati, cosa che li espone a rischi di pesca eccessiva da parte di chi vuole guadagnare subito, ma che rende anche vitale da un punto di vista della sostenibilità economica la loro conservazione nel lungo periodo.
Via | Ticinonews
Foto | f10n4
» La situazione della pesca in Croazia e sue prospettive future su Forum AIC
» Croati più vicini all’Ue su La Stampa
Il MSC e’ il Marine Stuardship Council e, analogamente a quanto fa il FSC (Forest Stuardship Council), concede l’uso di un marchio a quei prodotti che rispondono ad alcuni principi di conservazione dell’ambiente. La catena di supermercati LIDL ha posto in vendita alcuni prodotti ittici surgelati con questo marchio.
I pesci venduti con marchio MSC vengono da stock non in condizioni critiche (popolazioni numericamente consistenti e in grado di riprodursi con successo), sono stati pescati nel rispetto dell’ambiente (niente reti a strascico in zone sensibili e misure per limitare le catture accidentali, ad esempio). I criteri alla base del marchio vengono dalle linee guida della FAO per la pesca sostenibile.
Via | LIDL