“La centrale a idrogeno di Fusina è la dimostrazione che a noi l’età della pietra non piace”, così l’ex ministro dell’Agricoltura, oggi governatore della Regione Veneto, Luca Zaia commenta la possibilità di costruire una centrale nucleare nel suo territorio.
Il commento, diffuso alla stampa e tramite il suo blog, è chiaro e non ammette interpretazioni ed è stato pronunciato il giorno dell’inaugurazione della centrale ad idrogeno Enel di Fusina.
Un impianto che produce una quindicina di MW di energia bruciando idrogeno. Niente Co2 e pochi ossidi di azoto, molto pulita. Se non fosse che il calore recuperato dalla combustione dell’idrogeno va ad alimentare il ciclo a vapore della attigua centrale a carbone.
Enel la chiama sperimentazione, i malpensanti greenwashing. Poco importa cosa si pensi della centrale ad idrogeno, la notizia (che non è poi una novità) è il contemporaneo sì al carbone e no al nucleare di Zaia. Il governatore, infatti, pur non citando mai sul blog il nucleare lo esclude con un gioco di parole:
Rispetto al fabbisogno del Veneto di 30 Gigawatt con l’avvio del carbone pulito a Porto Tolle il bilancio energetico della regione è in pareggio. Questa è programmazione, ma noi ci troviamo a combattere quotidianamente con chi non vuole programmare e desidera che restiamo all’età della pietra: l’impianto a idrogeno dimostra che a noi l’età della pietra non ci piace
Al Veneto, quindi, basterebbe il buon vecchio carbone che non lascerebbe altro spazio alle grosse centrali nucleari.
Via | Luca Zaia Blog
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Che la situazione del settore trasporti nel nostro Paese non sia di quelle viste come “da esempio” a livello internazionale è cosa abbastanza risaputa. A testimonianza di ciò è interessante leggere uno studio recentemente pubblicato, portato avanti da Assicurazioni.it (primo comparatore online di preventivi RC auto e moto) che conferma questo nostro ritardo e il bisogno imminente da parte di tutti gli attori che gravitano nel settore di trovare nuovi soluzioni.
I dati ci indicano che prendendo in considerazione le vetture assicurate negli ultimi sei mesi e immatricolate con doppia alimentazione fin dall’origine, si rileva come solo il 4% delle persone possieda un veicolo con un’alimentazione “ecosostenibile”. Attenzione a questi dati: si sta infatti parlando di una percentuale in cui rientrano anche le auto a motore gpl o metano, quindi se dovessimo solo analizzare le ibride elettriche o le auto totalmente elettriche staremmo parlando di numeri davvero insignificanti.
Insomma questo 4% è costituito si da veicoli a minore impatto ambientale, ma comunque alimentati per lo più da combustibili di origine fossile, gpl e metano appunto. Detto questo è utile segnalare come la situazione non sia comunque delle migliori; a confermare questa tendenza è anche la scarsa diffusione dei distributori di gpl/metano.
La cattura della CO2 e successivo sequestro è una soluzione alla lotta ai cambiamenti climatici che, seppur fra mille polemiche e in modo abbastanza lento, prende sempre più quota. A tal proposito è interessante sapere che anche da parte del governo italiano c’è l’intenzione di creare nel nostro territorio impianti di questo tipo. Il progetto nostrano verrà portato avanti con la collaborazione di altri Stati che metteranno a disposizione tecnici esperti in materia.
Ad affermarlo è il Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, da Londra, dove si è recato per la terza conferenza ministeriale del Forum sul sequestro dell’anidride carbonica (Cslf). Il Ministro ha illustrato il piano d’azione mondiale per individuare venti progetti per la cattura e lo stoccaggio della CO2 entro il 2010. In Italia dovrebbero sorgere due impianti, il primo, dice il ministro, vorremmo che fosse nel Sulcis in Sardegna, mentre l’altro, già finanziato dall’Europa, nascerà a Porto Tolle in Veneto.
Quella della cattura e del sequestro di CO2, ha concluso Scajola in modo abbastanza deciso, è una tecnologia innovativa di importanza enorme perché nel mondo c’è molto carbone; di questo modo se anche col tempo useremo sempre meno questa risorsa fossile potremo però continuare ad utilizzarla nel futuro breve con meno preoccupazione per l’ambiente. Che dire di quest’iniziativa? Gli esperti in materia sono molto divisi e i pareri non sono unanimi sulla questione.
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Domani 12 maggio, tutte le piazze del Veneto ospiteranno l’iniziativa “Latte fresco a km zero: mobilitazione e salvaguardia del latte italiano”, promossa ed organizzata dalla Coldiretti. Il latte sarà offerto ai consumatori al prezzo di 0,50 centesimi di euro per litro, cioè venduto allo stesso prezzo che la grande distribuzione paga alle latterie, per immetterlo poi sul mercato ad un prezzo di 1,35 - 1,60 euro.
Gli allevatori del Nord Italia, che già avevano protestato simbolicamente bruciando il Decreto Zaia, si avvicinano alla cittadinanza vendendo direttamente il latte nelle piazze, così da portare il problema delle quote direttamente sulle tavole degli italiani, affinchè diventino consumatori attivi e consapevoli.
Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti Veneto, spiega così l’iniziativa al quotidiano Oggitreviso:
Foto | Flickr
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