Ho letto con piacere e velocemente il manuale Urbi et Orti (ecoalfabeto, pagg.168, Euro 14,40) di Josep M.ª Vallès. La prefazione è affidata a Bigas Luna che racconta del suo orto e del suo amore per la produzione di ortaggi casalinghi.
C’è da dire che la coltivazione di orti casalinghi e cittadini è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, probabilmente sia per la necessità di un approvvigionamento più sano sia come forma di risparmio. E la vecchia idea del fazzoletto di terra da coltivare viene in un certo senso sublimata dalla presenza di vasi di verdure in balcone.
L’idea del manuale è semplice: insegnare a auto-produrre verdure e ortaggi. Il che però non sempre risulta facile a chi non ha un minimo di esperienza in merito e sopratutto se ha a disposizione solo il balcone di casa. Il manuale però insegna a farlo gradualmente, partendo da piccole piante in vaso fino a disporre di mini orti da collocare nelle aree più soleggiate. I consigli si estendono anche su come produrre il compost per fertilizzare e suggerimenti sulla lotta ai parassiti.
Tra i trucchetti proposti, ad esempio, la ricetta contro funghi afidi e acari a base di 50 gr. di aglio oppure la camomilla per proteggere le piante dalla peronospora.
Secondo lo scrittore e presentatore Tv inglese Alan Titchmarsh lo stile di vita moderno avrebbe reso le persone più timorose nei confronti della natura. La tecnologia ci ha resi dipendenti dal virtuale, dal tutto e subito sullo schermo, allontanandoci dal contatto vero con la natura e con i suoi ritmi.
Un altro esempio palese di questa perdita di contatto tra uomo è natura è rappresentato dai bambini, abituati a vedere cibi confezionati, e a conoscere gli animali soltanto nei cartoni in Tv o su You Tube: quanti bambini sanno da dove viene il cibo che consumiamo e come crescono frutta e verdura?
In più, le catastrofi ambientali, siano esse naturali o causate dall’azione umana, spaventano ancora di più l’uomo, incapace di prevedere, gestire e comprendere del tutto i disastri ambientali. Ciò non fa altro che allontanare ancora di più l’essere umano dalla natura e dai suoi cicli, proprio quando dovrebbe agire per tutelarla.
Il presentatore Tv propone un ritorno alla natura grazie al giardinaggio, che fa riavvicinare poco a poco l’uomo a Madre Natura, grazie ad azioni semplici come piantare i semi o coltivare l’orto, meglio se insieme ai bambini. Se è vero che gli italiani sono un popolo di contadini per hobby è vero anche che tanti di noi vivono quotidianamente l’allontanamento dalla natura per motivi di lavoro, di trasferimento in città o per disinteresse.
Da quando l’Environment and Plastic Council Candese ha lanciato l’allarme salute circa l’utilizzo delle borse per la spesa riutilizzabili, il dibattito è esploso nella rete. Le borse riutilizzabili sono un covo di germi, causano allergie e infezioni. Difendere l’ambiente o tutelare la propria salute? Questo è il dilemma.
Procediamo nella “sporca” questione: secondo l’Epic che ha condotto lo studio, le borse della spesa riutilizzabili possono mettere a rischio la salute, provocare l’asma e divenire un covo di batteri, ma con un po’ di buon senso ci si può salvare.
Attenzione a tutti i prodotti freschi: si tratti di carne, verdure, uova o latte fresco, è bene non trasportarli all’interno della stessa borsa della spesa. Lo stesso dicasi per i contenitori di plastica dei detersivi che, a furia di essere riutilizzati, possono contenere batteri che è bene non passino al cibo.
Fortunatamente poi, molte delle borse della spesa riutilizzabili sono in cotone, e c’è da dire che anche quelle provenienti da plastica riciclata si possono lavare e disinfettare periodicamente. Con un po’ d’attenzione e di buon senso per me l’ambiente è salvo, le buste di plastica possono essere messe al bando dappertutto e noi continuare a vivere al riparo dalla fobia dell’attacco dei batteri delle buste della spesa. Voi, come la vedete?
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Coltivare nel sottosuolo. Sembra un impresa folle. Ma per un giapponese può diventare un’appassionante sfida. E infatti nel sotterraneo dell’ Otemachi Nomura Building di Tokyo nel distretto di Otemachi c’è una fattoria di mille metri quadri dove si coltivano ortaggi, riso, erbe aromatiche e fiori. Il progetto si chiama Pasona 02 e nasce con l’obiettivo da parte di una società di selezione del personale di dare formazione professionale agricola a giovani disoccupati o a persone di mezza età in cerca di una seconda carriera.
In Giappone, sempre meno persone si dedicano all’agricoltura e il paese è costretto a continui import di materie prime.
In assenza di luce del sole, le piante sono alimentate dalla luce artificiale emessa da diodi, lampade alogene e ad alta pressione, lampade a vapori di sodio. La temperatura della camera è controllata dal computer, e le verdure sono coltivate con i nutrienti forniti a spruzzo. Nella struttura è usato anche il sistema di coltivazione idroponica, con cui le piante sono coltivate in acqua.
Via | Pruned blog