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Tutti gli articoli con tag vertice copenaghen

Nel 2009, meno Co2 negli Usa grazie alla crisi

pubblicato da alessandra

Nel 2009 gli Stati Uniti hanno segnato una riduzione nella concentrazione di gas serra nell’atmosfera pari al 7%. E’ quanto afferma l’EIA, L’Energy information administration, l’agenzia del dipartimento dell’Energia che si occupa dei dati e delle statistiche del settore e riferisce che sia il valore più alto mai registrato dal 1949, data cui risalgono i primi report energetici.

Un risultato che affascina, soprattutto perché gli Usa non sono certo dei paladini nella battaglia alla Co2, come hanno avuto purtroppo modo di mostrare al vertice di Copenaghen. Eppure, il risultato raggiunto è notevole, malgrado le politiche ambientali adottate siano state spesso inadeguate o insufficienti. Ed il merito è quasi tutto della crisi che, se da una parte affossa gli stili di vita dall’altra li converte in maniera più sostenibile. Infatti - sostengono i vertici dell’EIA - il livello delle emissioni di Co2 dipende da quattro fattori: la popolazione, il Pil, l’intensità energetica (energia utilizzata per produrre un’unità di Pil) e l’intensità carbonica (Co2 emessa per produrre una quantità “x” di energia). Nel 2009 tutti questi fattori, eccettuata la popolazione, si sono drasticamente abbassati migliorando, conseguentemente,lo stato dell’aria negli Stati Uniti. Il vero problema ora, secondo gli esperti, sarà il ritorno alla “normalità”, ovvero a condizioni economiche più favorevoli. In assenza di politiche federali e nazionali di supporto al risparmio e all’efficienza energetica, le “buone pratiche” della popolazione e con esse il livello di concentrazione di C02 nell’atmosfera potrebbe ricominciare a regredire pericolosamente annullando gli effetti positivi ad oggi registrati.

Via| enn
Foto | Flickr

Vertice di Copenhagen, meglio salvaguardare il PIL che combattere i cambiamenti climatici?

pubblicato da Marina

Gli accordi che si vanno profilando, se mai saranno raggiunti, durante questo disastroso vertice di Copenaghen nulla avranno a che vedere con la lotta ai cambiamenti climatici. La bozza di accordo riscritta nella notte e che sarà presentata oggi, anche alla presenza del Presidente Obama (in alto il video del suo arrivo stamane a Copenhagen), guarda ai PIL dei vari paesi: Usa, Ue, Africa e Cina, vera testa d’ariete che sta conducendo i negoziati verso un accordo che preveda un abbassamento della soglia di emissioni di CO2.

In poche parole la Cina dice che va bene ridurre ma non troppo, o meglio, entro il limite tollerato dal loro PIL in vertiginosa ascesa. Concordo con la lettura data stamane da Il Foglio che scrive:

Oltre ai miliardi di dollari, in ballo ci sono punti di pil. I cinesi “sono i migliori negoziatori al mondo”, dice al New York Times Barbara Finamore, direttrice del Natural Resources Defense Council. Pechino, con la sua offerta di ridurre l’aumento del CO2 del 40-45 per cento per unità produttiva entro il 2020, si garantisce un ampio margine per far crescere la sua economia senza il problema emissioni. Nel frattempo, manovra l’Africa: la minaccia africana di abbandonare Copenhagen se non verrà preservato il Protocollo di Kyoto serve a sancire il principio che i paesi in via di sviluppo – Cina inclusa – non siano vincolati sul clima e siano risarciti finanziariamente per i danni passati delle nazioni industrializzate. Washington però, lavora a una norma per imporre tariffe contro chi non ha gli stessi standard ambientali americani.

E L’Europa? Spera di raccogliere le briciole e di rilanciare la sua economia attraverso le tecnologie verdi. Ma la chiave per comprendere sia la nostra posizione, intendo europea, sia quella dei paesi in via di sviluppo è in una frase del Presidente brasiliano Lula che ha dichiarato:

Se i cambiamenti climatici fossero stati una banca sul punto del crack, tutti, Usa e Europa, vi sareste affannati a trovare i soldi per salvarla.

Tuvalu fa sospendere per alcune ore il vertice di Copenaghen

pubblicato da Simone Muscas

Uno dei nove atolli di TuvaluTempo fa parlammo di Tuvalu e della questione legata al fatto che gli effetti dei cambiamenti climatici l’avrebbero resa area ad altissimo rischio. In virtù di ciò riportammo notizia di come il governo locale stesse chiedendo asilo ambientale ai Paesi più sviluppati.

A distanza di tempo sembra proprio che gli animi non si siano calmati, tanto che ieri il piccolo Paese del Pacifico (pensate che Tuvalu è costituito da nove piccoli atolli e appena undicimila abitanti) ha richiamato l’attenzione rendendo necessaria la sospensione della seduta ufficiale del vertice di Copenaghen per diverse ore.

Motivo di tale presa di posizione il fatto che Tuvalu (così come un’associazione di altri 42 Stati insulari) avrebbe rimarcato come gli impegni da parte dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo non siano abbastanza ambiziosi. Tuvalu e l’Alleanza degli Stati insulari (AOSIS) chiedono infatti di limitare l’aumento della temperatura globale di un grado e mezzo, mentre la maggior parte dei membri al vertice ha come obiettivo i due gradi.

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Paola Maugeri ambasciatrice per il clima a Copenaghen

pubblicato da Marina

Paola Maugeri ambasciatrice per il clima a Copenaghen Paola Maugeri, vj di Mtv è anche ambasciatrice per il clima al vertice di Copenaghen. Ma che cosa c’entra la musica con i cambiamenti climatici? C’entra se la Commissione europea ha messo su un sito play4climate e se a animarlo sono stati chiamati Mtv e vj europei tra cui appunto Paola che sarà nei prossimi giorni a Copenaghen per testimoniare il suo impegno.

Dunque Paola invita tutti a fare la propria parte per combattere i cambiamenti climatici, (l’appello video qui) al di la degli impegni ufficiali che potranno essere presi a Copenaghen e dichiara a Giovanni Molaschi che l’ha intervistata per Vanity Fair:

Ai leader che ci rappresentano chiederei se quando tornano a casa nell’intimo della loro vita quotidiana, si rendono conto in quale stato è la Terra? E se hanno veramente voglia di cambiare loro per primi.

Paola ammette di essere preoccupata per lo stato di salute del nostro Pianeta e come prima azione pensa di vendere la casa di Catania e di acquistarne una a Malmo in Svezia:

Voglio fare le vacanze dove posso riciclare la plastica.

Perché Malmo? Spiega Paola:

Tutti sappiamo dell’impegno di Al Gore ma pochi sanno di un quartiere superecologico in Svezia a Malmo o delle gare che fanno le famiglie svedesi per chi ricicla di più.

Franco Prodi:"Pensate all'ambiente e lasciate stare i cambiamenti climatici"

pubblicato da Marina

Franco Prodi analizza i cambiamenti climatici Molto spesso sul blog abbiamo discusso di cambiamenti climatici, di origini antropiche delle emissioni di CO2, di azioni da intraprendere per contrastarli. Il punto, però come già ci aveva fatto notare Guido Guidi, maggiore dell’aeronautica militare, meteorologo televisivo nonché blogger di climatemonitor è che mancano evidenze scientifiche o meglio modelli di previsione certi che ci dicano come e quando il presunto riscaldamento globale influirà sui cambiamenti climatici.

Dice Franco Prodi, già direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr che da 40 anni si occupa di clima:

Non sono negazionista né catastrofista ma la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica e i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia. Questo non significa che il clima non può peggiorare. Anzi, proprio perché non è lineare ed è scarsamente prevedibile, il futuro potrebbe essere peggiore delle peggiori previsioni. Bisogna però evitare che di clima parlino solo gli economisti, gli agronomi o qualsiasi incompetente di passaggio.

Spiega Prodi a proposito del vertice di Copenaghen:

A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…Adesso il filone dominante è quello dell’ “adattamento”, ossia si deve correre ai ripari per rimediare a un cambiamento climatico in atto. E si prende come dato di fatto un rapporto (quello dell’Ipcc, NdR) di scenari possibili. Ma se non siamo neppure certi se sarà di 1 grado o di 8, che genere di previsione è mai possibile? Si discute soltanto di “principio di precauzione”. Ricordo una discussione che feci con mio fratello Romano, quando era presidente del Consiglio. Lui sosteneva che il politico deve comunque prendere in mano il problema e provvedere. Io gli risposi che la conoscenza scientifica, quella vera, si ha soltanto con una spiegazione e una previsione. Questo mi hanno insegnato all’università. La spiegazione e la previsione sul clima, oggi, non ci sono.Perché non si conoscono le nubi, la loro variabilità per effetto indiretto dell’aerosol (particelle e corpuscoli in sospensione in atmosfera, ndr), gli effetti diretti dell’aerosol stesso sui bilanci di radiazione… La CO2 influisce, ma lo stesso fa il metano. Se uno prende un modello di radiazione e l’adatta alla CO2 “vede” il riscaldamento, ma poi bisogna tener conto di tante altre variabili e incognite.

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Il Ministro Scajola: "Vorrei una centrale nucleare nel mio giardino"

pubblicato da Marina

Lo studio del Wisconsin Environment Ha detto ieri Claudio Scajola ministro per lo Sviluppo economico:

Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che in tutto il mondo, dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l’economia del territorio e c’è stata una grande salvaguardia dell’ambiente, perché non ci sono emissioni.E’ necessario avere un mix di fonti. Vogliamo diminuire il gas, il carbone e il gasolio; vogliamo aumentare le rinnovabili, compreso l’idroelettrico, ma ci vuole qualcosa in più che dia stabilità: il nucleare.

La battuta del Ministro Scajola, cioè che vorrebbe una centrale nucleare nel suo giardino, giunge all’indomani delle dichiarazioni del Premio Nobel Rubbia in merito alla costruzione di nuove centrali in Italia. Ha detto Rubbia:

Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano.

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La lotta ai cambiamenti climatici uccide i popoli indigeni

pubblicato da alessandra

Un inquietante dossier è stato pubblicato da Survival Internationl l’organizzazione internazionale che da anni si muove in prima linea per dare voce ai popoli indigeni di tutto il mondo, non a caso denominato la verità più scomoda di tutte, parafrasando il titolo del celebre film di Al Gore.

La lotta contro il riscaldamento globale devasta i popoli indigeni

urlano indignate le pagine del dossier. In particolare sono quattro le misure i cui devastanti effetti sono analizzati: l’uso dei biocarburanti, l’energia idroelettrica, le politiche di conservazione delle foreste e non da ultimo, le compensazioni delle emissioni di carbonio.

La polemica sui biocarburanti in sostituzione degli idrocarburi è aperta ormai da anni, spaccando in due il mondo degli ambientalisti. Ma cosa dire ai Guaranì la tribù più numerosa del Brasile, eppure una delle più fragili se è vero che in soli 6 anni oltre 80 bambini sono morti di fame, a causa della conversione delle loro terre per la produzione di olio di palma? Per quanto riguarda l’energia idroelettrica, poi, oltre 10 mila indigeni del Borneo, i Penan, sono stati sfrattati per permettere la costruzione della diga di Bakun, in Malesia, mentre continuano i lavori e le ricerche per la costruzione di altre, enormi, infrastrutture. Ma c’è dell’altro, e riguarda le politiche messe in campo per proteggere le foreste e che ricadono, incredibilmente, proprio su quei popoli che hanno fatto del rispetto della foresta la propria vita, la propria maestra, la propria dea. E’ il caso dei Masai, sfrattati dalle multinazionali del turismo che hanno reso la parte settentrionale della Tanzania in una riserva dove loro sono, senza eufemismi, decisamente di troppo! Stessa vergognosa sorte, poi, è toccata agli Ogiek, cacciati dalla foresta di Mau, in Kenia, terra legata – in modo meravigliosamente sostenibile! – alla sopravvivenza e alle magiche ritualità di questa tribù.

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