
La delusione è stata grande: l’accordo raggiunto a Copenhagen è solo di facciata e è servito giusto per dire al Mondo che oltre 180 Paesi non hanno trascorso inutilmente il loro tempo nella capitale danese. Non ci sono vincoli e neanche impegni. I leader hanno firmato carta straccia. A non darsi pace per questo epilogo così sconfortante è Greenpeace che più di tutte le altre associazioni ambientaliste aveva lavorato molto duramente nel creare canali di informazione di pressione. La lettera scritta da Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, esprime il dolore per la mancata occasione di garantire al Pianeta un futuro più sano e equo, dal punto di vista, non solo ambientale ma anche della ridistribuzione delle risorse economiche.
Scrive Kumi Naidoo:
La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.
Secondo Kumi Naidoo le cause del fallimento sono state:
Il fallimento è dovuto in parte alla mancanza di fiducia reciproca tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. I leader dei Paesi industrializzati hanno avuto moltissimo tempo per fissare obiettivi ambiziosi e impegnativi di riduzione dei gas serra. E, allo stesso tempo, per accordarsi sui miliardi di euro che avrebbero permesso alle nazioni in via di sviluppo di fare la propria parte per ridurre i gas serra da combustibili fossili e arrestare la deforestazione su larga scala. Ma il fallimento non è un’opzione. I climatologi di tutto il mondo ci dicono che la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per evitare questo, le nazioni industrializzate – che hanno la maggiore responsabilità del problema – devono adottare i tagli più drastici. Inoltre, devono fornire almeno 140 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la propria parte e incamminarsi in un percorso di energia pulita, proteggere le foreste tropicali e adattarsi a quei cambiamenti climatici che – purtroppo – sono ora inevitabili.
Kumi però, crede nel futuro e scrive:
Non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e lo stanno ancora chiedendo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazione di un mondo sempre più caldo, ma è solo diventato molto più difficile.

Spero mi passerete la polemica a proposito di queste due foto che ritraggono un orso polare intento a mangiare un cucciolo della medesima specie. L’articolo di accompagnamento alle due immagini sottolinea che ciò accade a causa dei cambiamenti climatici, poiché mutando le condizioni ambientali diviene scarso il cibo e dunque gli orsi sono costretti al cannibalismo per sopravvivere. Le foto in oggetto portano alla luce un comportamento degli orsi polari ancora non ben noto e relativo a uno studio Recent observations of intraspecific predation and cannibalism among polar bears in the southern Beaufort Sea pubblicato nel 2006 su Polar Biology
L’abstract specifica:
Tra il 24 gennaio e 10 aprile 2004, abbiamo confermato tre casi di predazione intraspecifica e cannibalismo nel mare di Beaufort. Uno di questi, il primo di questo tipo mai registrato per gli orsi polari, era una femmina partoriente che ha ucciso il suo cucciolo. Un secondo evento di predazione ha coinvolta una femmina adulta e cuccioli usciti di recente da loro tana, e il terzo ha coinvolto un maschio. Durante 24 anni di ricerca sugli orsi polari nella regione del Mare di Beaufort meridionale del nord dell’Alaska e 34 anni in Canada nord-occidentale, non abbiamo visto altri incidenti relativi alla caccia, uccisione e cannibalismo tra orsi polari. Ipotizziamo che tale comportamento sia legato a stress nutrizionale legati alla minore presenza di ghiaccio che si è verificata negli ultimi anni nel mare di Beaufort, e che può avere portato agli incidenti di cannibalismo che abbiamo osservato nel 2004.
In proposito sottolineava già nel 2006 jgrr:
Negli orsi polari vi sono molti casi precedenti di cannibalismo anche se non nella zona di studio, perciò la ricerca è meritevole di pubblicazione, non per il cannibalismo ma per la novità geografica. L’altro dato interessante riguarda un primo caso di orso polare ucciso da una femmina che aveva appena partorito.