Ammontano a 1.303.259 le tonnellate di rifiuti da imballaggio in vetro riciclate in Italia nel 2007. Lo rende noto il Consorzio recupero vetro (Coreve) che (fiero) sottolinea come questo dato abbia consentito un risparmio energetico di 287.763 TEP (tonnellate equivalenti in petrolio), corrispondenti a 2.100.398 barili di greggio; a questo risparmio si associa, inoltre, una riduzione di 780.771 tonnellate di emissioni di CO2.
“Siamo entusiasti dei risultati conseguiti”, ha detto Enzo Cavalli, Presidente del Coreve commentando il raggiungimento in anticipo dell’obiettivo di riciclo del 60%, fissato dal Codice ambiente (Decreto Legge 152/06) al 2008.
Certo, la soluzione è il (buonissimo) latte crudo alla spina, ma nella realtà di tutti i giorni il supermercato ci pone sempre di fronte a tre confezioni diverse per il latte: il Tetrapak, la bottiglia di vetro e quella di plastica in PET.
Tutti e tre gli imballaggi sono riciclabili (qui alcuni dettagli sul riciclaggio del Tetrapak) ma chi fra questi è più sostenibile? I pro e contro sono diversi: il vetro è pesante e ingombrante, ma sicuramente ha una filiera di riciclaggio più stabile e affidabile di quella del Tetrapak, che a sua volta però è molto leggero e supercompatto. La bottiglia in PET è riciclabile e leggera, ma come tutte le plastiche può essere riciclata solo una volta. Secondo i vostri calcoli (ci sono moltissimi fattori che non ho esposto) qual’è la soluzione vincente?

Ho visto questa fotogallery, nella quale in gruppo di militare distrugge bottiglie e lattine di birra. Quasi sicuramente si tratta di materiale sequestrato e destinato alla distruzione. Ma a parte tutto, sarebbe stato fantascientifico separare vetro e lattine, anzichè passarci sopra con un bulldozer e spaccare tutto in quel modo?

Alcune delle finestre pseudo-esagonali di questi grattacieli coreani sono in vetro fotovoltaico. Le zone bulbose sono adibite a luoghi comuni (uffici, negozi, palestre,…) le zone più strette ospitano abitazioni private (chiamate non a caso cellette).
Spesso quanto sento parlare del riutilizzo di oggetti vari per le costruzioni, mi vengono i mente quelle specie di casupole che si costruiscono i pensionati ai bordi dei propri orticelli di citta. Molto ingegnosi ma, e lo dico con simpatia, un po’ troppo in stile “rutamat”, o “rottamaio” che dir si voglia.
A Berkely, nei pressi di San Francisco, ecco l’esempio di come si può riciclare con stile. Lo studio Leger Wanaselja Architecture, nato nel 1991, è specializzato nell’utilizzo di materiali di risulta. Nella casa della quale abbiamo trovato una bella fotogallery, sono stati usati cartelli stradali come corrimano e palizzata, e come rivestimento per una bow window. Non solo, per il vetro del parapetto sono stati usati parabrezza da automobile.

Un lettore (Pasqualino) ci scrive per raccontarci le usanze riciclatorie dei suoi amici e conoscenti.
“A proposito di rifiuti e riciclo colgo l’occasione per far notare un’abitudine che riscontro nella maggior parte della gente che conosco. Ebbene succede questo: le persone sono convinte e sottolineo convinte, che si debbano riciclare solo gli elementi “puliti”, cioè gettano nel bidone del generico: fazzoletti usati, alluminio con residui di cibo e persino il vetro con residui di olii! il fatto è che ho notato questo comportamento in varie persone non conoscenti fra loro e di diversa età (anche giovani)! non so se sia capitato solo a me, ma siccome è successo nell’80% dei casi che conosco e penso quindi sia abbastanza diffuso, bisognerebbe pensare a una campagna informativa. ciao.”

Chissà a quanti sarà capitato di definire un paio di occhiali come “fondi di bottiglia”… Qualcosa del genere capita davvero ai ragazzi di Urban Spetacles, che si divertono a riciclare il vetro delle bottiglie di birra utilizzandolo come materiale per simpatici occhiali. E non è finita, perchè riescono ad ottenere occhiali anche da vecchi LP in vinile piuttosto che lavorando, a mano ovviamente, il legno. Il tutto per dire che, ingegnandosi, si può riutilizzare molto di ciò che diamo per “perso”.
Via | Boingboing.net