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Mantova, dopo la grandine si temono le tossine cancerogene nel mais. Gli esperti: utilizzatelo per la produzione di energia

pubblicato da Peppe Croce

Mantova, dopo la grandine si temono le tossine cancerogene nel mais. Gli esperti: utilizzatelo per la produzione di energia

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.

L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:

Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto

Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.

Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr

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Arrestati 22 imprenditori nel casertano: da anni avvelenavano le falde acquifere

pubblicato da alessandra

Questa mattina, 22 titolari di aziende bufaline nel casertano sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza per i reati di disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti, scempio paesaggistico e avvelenamento delle acque. Inoltre, è stato reso esecutivo il sequestro di 25 aziende zootecniche e di 4 impianti di depurazione ( a Villa Literno, Orta di Atella, Marcianise e Nola) in cui l’acqua in uscita, trattata e rimmessa nella rete è risultata, paradossalmente, di qualità peggiore rispetto a quella in entrata.

L’inquinamento esasperato del bacino idrico dei Regi Lagni, il reticolo di canali che si allunga tra le province di Napoli e Caserta, e quello di larga parte della costa domiziana - a causa di carcasse di animali, liquami, reflui industriali, scorie di altiforni ecc. - aveva già da tempo messo alcuni funzionari dell’Arpac, dell’Enea e, ovviamente, delle Fiamme Gialle in allarme. Il mese scorso, poi, le indagini hanno subito un’accellerazione insperata a seguito del rinvenimento da parte del Corpo Forestale dello Stato di 15 piccoli bufali morti in un laghetto nelle campagne di Castevolturno.

Nella fattispecie, gli imprenditori arrestati hanno versato per anni i liquami provenienti dalle loro attività direttamente nei canali, producendo gravissimi danni alle falde acquifere e ai fiumi che poi, evidentemente, sfociando al mare hanno indotto i medesimi disastri ambientali lungo la costa e il tratto di mare prospicente.

Via | il nolano, barimia
Foto | Flickr

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