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Gli ultimi commenti di emmeb:

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Dopo l'inchiesta di Report sui rifiuti in Lazio si dimette Mario Di Carlo Assessore regionale

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Gli amici di Report hanno dimenticato di dire che l'assessore Mario Di Carlo è stato il Direttore Generale di Legambiente. L'associazionismo ambientalista (e io ne ho fatto parte orgogliosamente … ahimè) in Italia è stato spesso il trampolino di lancio per molti furbi (o ingenui come si definisce il Di Carlo). Comunque il vecchio detto cinese … aspettando sulla sponda del fiume … vedo che ha ancora un suo valore. A futura memoria.

3 anni e 6 mesi fa
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Un aggiornamento sulle emissioni delle auto

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Al commento di "lucasss" aggiungerei che non basta (non dovrebbe bastare) valutare il livello di emissioni dell'auto (cosa sacrosanta e necessaria), ma mi preoccuperei, se fossi un legislatore europeo, di costringere le case automobilistiche a dirci quanto hanno inquinato (ma anche quante risorse hanno impiegato, quanto sarà riciclabile e riciclato una volta "rottamato", eccetera) nel fabbricare questa o quella macchina. Oggi chi vuole fare una scelta "ecologista" durante l'atto di acquisto di un'autovettura spesso si trova a fare i conti solo con la codifica euro3,4,5 e con il livello di consumi. E il "ciclo di vita" del prodotto? Per scegliere è necessario sapere. Altrimenti il consumatore come si tutela se è costretto a brancolare nel buio? Qualche tempo fa ero più informato. Spero di non avere urtato la sensibilità scientifca di nessuno esprimendomi "con parole mie". Va da se - sono d'accordo con chi mi ha preceduto - che sono davvero troppi i veicoli in circolazione …

3 anni e 9 mesi fa
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Per non sprecare acqua, non buttiamo via il cibo

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Sindrome della coperta corta? Non si tratta di una sindrome sconosciuta, ma di un dilemma ben noto all’uomo fin dai tempi delle caverne, ma che solo all’epoca dei grattacieli è diventato una costante – almeno per i più bisognosi -. Risorse scarse e per di più ad uso multiplo. Ovverosia, bisogni crescenti e in conflitto, proprio alla luce della pluralità degli impieghi e della limitatezza delle risorse. Come la giri comunque parrebbe non esserci soluzione. Ma forse c’è. Per esempio la razionalizzazione che passa attraverso la conoscenza. Come faccio a decidere come e quanta risorsa impiegare senza conoscerne quantità disponibile, e capacità di auto-rigenerarsi. Molte delle risorse sono rinnovabili, ma secondo una proprio “ciclo di vita” (le non rinnovabili invece ci pongono di fronte a un altro tipo di dilemma). Questo vale soprattutto per l’acqua. Non dimentichiamoci che l’acqua è un alimento (disseta, ma entra anche nelle preparazioni alimentari – ingrediente - come emulsionante), ma è anche il fattore produttivo per eccellenza in agricoltura che ne è la principale utilizzatrice. La questione è complessa, urgente, vitale. Forse l’acqua semplicemente costa ancora troppo poco per quelli che ne fanno un uso produttivo (?) e per tutti quelli che pensano provenga da una fonte inesauribile (?). Presto sarà invece una fonte di problemi, anzi già lo è per chi non ne può disporre di qualità e in quantità sufficienti. Non precipitiamo, ma siamone consapevoli … Ben vengano dunque gli appelli internazionali e le vetrine della ricerca e della divulgazione scientifica. Segnalo anche per questo la conferenza “Food and Water for Life a Venezia dal 24 al 27 settembre. Non ci sono mai stato (la conferenza è alla quarta edizione), forse ne vale la pena … poi Venezia è una bellissima città … sull’acqua per l’appunto! Massimo

3 anni e 9 mesi fa
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L'Europa riduce l'obiettivo sui biocarburanti

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In occasione di un dibattito sul tema "diritto al cibo" al quale mi è stato chiesto di intervenire , mi sono appuntato alcuni pensieri che riporto tali e quali … Da qualche tempo è tornato a farsi spazio sulle colonne dei quotidiani di tutto il mondo il grande tema del diritto al cibo. Per fattori climatici, demografici e di mercato i prezzi dei beni alimentari sono andati alle stelle, impoverendo le tasche delle popolazioni dell’emisfero nord, e depauperando le riserve già alquanto precarie di quelle dell’emisfero sud. Mediamente quasi il 13 % della popolazione mondiale vive in condizione di fame e di denutrizione. Di questi il 75% vive in aree rurali e vede la propria sussistenza dipendere da attività agricole su piccola scala. Ma partiamo dalle basi. È opinione condivisa che il diritto al cibo, il diritto a mangiare e a sopravvivere dipende da tre fattori (che devono essere soddisfatti contemporaneamente): la produzione di alimenti; la distribuzione di quanto prodotto; il consumo. Non si tratta solo di un problema di quantità prodotta, come vedremo meglio in seguito, ma anche di capacità di distribuire il prodotto e di rendendolo accessibile alle popolazioni (acquistato e consumato). Proviamo a considerare alcuni elementi che potrebbero risultare utili al fine di inquadrare un tema così complesso, a partire da una delle principali cause storicamente più vicine ai nostri tempi: il protezionismo. Il protezionismo (insieme di politiche finalizzate a proteggere il mercato interno dalla concorrenza del prodotto importato), al quale sono ricorse le economie (i mercati) di tutto il nord del mondo, ha garantito sviluppo e sicurezza alimentare alle popolazioni delle medesime aree, ma ha affamato (estremizzando il concetto) le popolazioni del sud del mondo. La ragione principale di questo effetto va ricercata nella artificialità dei prezzi garantiti alle economie protette che ha generato eccedenze, prezzi bassi e instabili a livello mondiale. Il surplus alimentare prodotto dal Nord ha quindi disincentivato lo sviluppo dell’agricoltura tradizionale nel Sud, che si è concentrato sulle colture “coloniali” (più redditizie). Oggi, rende più complesso lo scenario, ma allo stesso tempo amplia il ventaglio delle possibilità, il discusso tema delle biomasse per la produzione di biocarburanti (biodiesel, etanolo). Queste produzioni potrebbero trovare larga diffusione proprio nelle aree del mondo meno sviluppate, anche perché l’emisfero nord non avrebbe sufficiente disponibilità di terre per espandere questo genere di colture (anche per fattori pedoclimatici). Esiste nei fatti una forte responsabilità del mondo sviluppato nei confronti dei Paesi più poveri che con le sue politiche alimentari – ma anche con quelle energetiche, climatiche, ecc. - ha reso sempre più importante il divario nord/sud. Accessibilità o disponibilità? Fino a pochi anni fa (benché si sapesse che le scorte mondiali stavano riducendosi) illustri economisti sostenevano che non ci fossero rischi rispetto alla disponibilità di cibo per le popolazioni mondiali, e che il problema fosse per lo più legato al concetto di accesso al cibo per fattori economici e logistico-infrastrutturali. Ma anche questo oggi potrebbe non essere più del tutto vero a causa dell’espansione demografica (trappola malthusiana) di alcune aree del mondo in forte sviluppo socio-economico (India e Cina), dell’andamento climatico sempre più imprevedibile, e della competizione con le colture non alimentari ad uso energetico (biodiesel, etanolo) - resa sempre più spinta dall’innalzamento del prezzo del petrolio. Dunque la sfida per trovare la via per un’equa distribuzione delle risorse si fa sempre più complicata. Che si tratti di sviluppare le produzioni agroalimentari, o le colture ad uso energetico (per contrastare l’effetto serra e la crescente dipendenza energetica da petrolio) le rispettive politiche vanno attuate con molta accuratezza, individuando, soprattutto nel secondo caso, le opportunità di reale sviluppo e quindi di sostenibilità dei progetti. Pertanto il diritto al cibo andrebbe perseguito non solo all’interno delle politiche alimentari, ma anche valutando gli effetti delle altre politiche (energetica, ambientale, eccetera) data l’evidente osmosi fra aree diverse dell’economia mondiale. Anche per questo, non è difficile trovarsi d’accordo con quanti sostengono che le principali convenzioni internazionali (biodiversità, desertificazione, cambiamenti climatici) dovrebbero essere lette anche in chiave di disponibilità di cibo. Se la tendenza all’innalzamento dei prezzi mondiali delle materie prime agricole non si invertirà rapidamente come sembra, quali conseguenze sono da attendersi per il 13 % della popolazione di cui sopra? Difficile ragionare in termini di scenario. Le variabili in gioco sono numerose, correlate e non sempre prevedibili. Alla base di una buona politica c’è sempre una buona visione prospettica di come sarà e di come dovrebbe essere il futuro che si intende disegnare. Si dovrà certamente fare attenzione a non passare da un protezionismo spinto a una altrettanto spinta liberalizzazione che non tenga conto delle esigenze dei Paesi del Sud. Attenzione anche alle reazioni dei grandi produttori di commodities che nell’intento di ripristinare le scorte interne stanno già riducendo (alcuni addirittura bloccando) le esportazioni. Secondo alcuni analisti lo scenario, benché ricco di elementi di preoccupazione, benché decisamente conflittuale (surriscaldamento del Pianeta o fame?), presenta le condizioni per investire sia a Nord sia a Sud nel sistema agroalimentare e ciò proprio grazie all’innalzamento dei prezzi che sarà protagonista delle nostre economie e della nostra tavola verosimilmente per almeno un paio d’anni ancora. Aspettiamoci che in un tale contesto si realizzino anche manovre di tipo speculativo, magari mascherate da politiche alimentari! Alcune domande politically incorrect sorgono però spontanee. Chi investirà a sud (p.e. in Africa sub-sahariana)? Con quale tecnologia? A vantaggio di chi? Siamo certi che dopo Cina e India il mondo possa “permettersi” che anche l’Africa cominci a mangiare? Non v’è dubbio che il tema del diritto al cibo sarà ancora per molto tempo nell’agenda politica internazionale.

3 anni e 9 mesi fa
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"Petrolio" ecologico e rinnovabile prodotto da batteri ogm

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Un unto per tutti i mali non esiste, lo sappiamo, e il mal di energia di cui soffre il pianeta non troverà soluzione nei batteri, nemneno nell'eolico, e forse neppure nel fotovoltaioco, ma in un mix di tutti questi con l'aggiunta di una fortissima dose di risparmio. Questo penso sia chiaro a tutto l'eco-popolo. Ciò che temo quando leggo notizie di questo genere è l'effetto "no problem" che si genera in quelli che credono ostinatamente nella crescita supportata dalla tecnologia. Ma c'è un limite e pare che lo abbiamo già superato …

3 anni e 9 mesi fa

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