Clima Gate, dall'Ue fiducia agli scienziati. E si inizia a parlare delle emissioni dell'agricoltura

L\'Ue difende gli scienziati dell\'Ipcc

L'ufficio stampa dell'Unione europea ha diffuso oggi il documento di sintesi contenente le conclusioni del Consiglio sul vertice di Copenhagen dello scorso dicembre. Si tratta, in pratica, di un sunto delle principali posizioni dell'Unione in fatto di cambiamenti climatici e obbiettivi a medio-lungo termine per ridurre il riscaldamento globale.

Che a Copenhagen non si sia ottenuto un granché ormai lo sanno tutti. Interessante, però, la lettura della posizione comune europea su alcuni argomenti, specialmente sul "clima gate". Bruxelles, in buona sostanza, difende gli scienziati dell'Ipcc ed esprime la sua fiducia nel loro lavoro confidando che i piccoli errori fatti possano essere presto corretti. Nel testo, infatti, si legge che il Consiglio

PONE IN RILIEVO il suo pieno e costante sostegno al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) che, grazie alle sue solide ed efficaci valutazioni scientifiche sul cambiamento climatico contribuisce all'approfondimento della nostra comprensione del cambiamento climatico; PRENDE ATTO del fatto che è stato segnalato un numero ristretto di imprecisioni; È CONVINTO che l'IPCC offra la più autorevole e completa procedura di valutazione delle conoscenze scientifiche esistenti in materia di cambiamenti climatici; in tale contesto, SI COMPIACE delle iniziative intese a riesaminare le procedure interne del IPCC per i suoi futuri lavori

Il Consiglio, inoltre, ritorna sul problema della "rilocalizzazione della CO2", fenomeno noto anche con il termine inglese di "carbon leakage", e consiste nella pratica del predicare bene e razzolare male: si mettono in patria norme stringenti sulle emissioni e poi si esporta la produzione in paesi più tolleranti. Tale problema, afferma la Commissione europea, va affrontato anche in vista di misure restrittive sulle emissioni di CO2 del settore agricolo:

DESIDERA RICORDARE che, in un contesto mondiale di mercati concorrenziali, la rilocalizzazione del CO2 è un rischio reale per i settori particolarmente esposti alla concorrenza internazionale, quali le industrie ad alta intensità energetica; RAMMENTA che tale rischio è previsto e analizzato nella direttiva sullo scambio di quote di emissione (ETS) [...] ATTENDE CON INTERESSE che la Commissione presenti entro il 30 giugno 2010, tenuto conto dei risultati della conferenza di Copenaghen e del suo seguito, nonché della misura in cui essi conducono a riduzioni complessive delle emissioni di gas a effetto serra, e previa consultazione di tutte le parti sociali, una relazione analitica, corredata di proposte appropriate, che valuti la situazione relativa ai settori e sottosettori ad alta intensità energetica per i quali sono stati individuati rischi significativi di una rilocalizzazione del CO2; RICONOSCE la necessità di valutare analogamente l'impatto sul settore agricolo dell'Unione.

L'europa, quindi, comincia ad allargare lo spettro d'azione puntando ad una economia interamente "low carbon". Se però il problema è predicare bene e razzolare male, non possiamo non ricordare gli abbondanti sconti fatti alla grande industria europea rientrante nel mercato delle emissioni di carbonio (Ets): quote gratis pur di non delocalizzare.

Via | Unione Europea

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