Greenpeace pubblica "Orizzonte nero". Tutta la - scomoda - verità sulla marea nera.

Nella giornata di ieri, Greenpeace ha presentato "Orizzonte nero" un documento che si propone come esplicativo della fitta rete di menzogne posta in essere in particolare dalle autorità statunitensi circa il disastro ambientale seguito alll'esplosione della piattaforma Deepwater in California.

In particolare, seguendo un approccio socratico fatto di domande e risposte, Greenpeace punta il dito contro Barack Obama, reo di aver dato vita ad un'inversione di tendenza dopo una moratoria durata 20 anni sulle nuove trivellazioni al largo della costa atlantica annunciata, tra le polemiche, il 2 aprile scorso, quando l'apertura di nuovi impianti off shore veniva individuata come un elemento necessario per ridurre la dipendenza energetica americana dai paesi stranieri....

Le piattaforme petrolifere, oggi, generalmente non causano sversamenti. Sono tecnologicamente molto avanzate



Così si è espresso Obama. E così Greenpeace ha voluto aprire il proprio documento. Orizzonte nero, dunque, sconfortante, terribile, per tutti... Tanto più che, si legge nel testo, gli Usa hanno conosciuto, nel tempo, altre catastrofi similari che avevano, difatti, imposto la necessità di una moratoria per scongiurare il collasso delle economie e degli ecosistemi legati ad alcuni tratti di mare.

Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furono rilasciate in mare nell’arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. E’ il maggior rilascio di petrolio in mare mai registrato, con danni anche negli USA che la PeMex non volle mai pagare. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate.

Nel documento, inoltre, ci si interroga anche sulla quantità di barili di greggio effettivamente sversati in mare e sulle menzogne in proposito espresse dalla BP che, inizialmente, riferiva di 1.000 barili al giorno. Le indagini, invece, riferiscono di volumi pari anche a 25.000 barili al giorno... e i valori potrebbero anche aumentare se è vero che, in potenza, la produzione quotidiana della Deepwater Horizon potrebbe sfiorare i 150.000 barili al giorno... Ma ciò che è più difficile accettare è la l'infinita mole di danni sull'ecosistema con ricadute letali a largo spettro che condannano i plancton e l'avifauna, il povero tonno - che si trova in pieno periodo riproduttivo - e le tartarughe.... La BP ha promesso pagherà tutti i danni ma, anche su questo punto, Greenpeace è scettica... E poi, anche se fosse, esistono danni che non sono, purtroppo, mai rimborsabili...

Foto | Flickr

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