Quanta energia per spegnere il sole

concorso penne verdiArticolo non vincitore, ma ritenuto meritorio dalla giuria nel concorso "penne verdi" indetto da ecoblog. Complimenti Nicola, cura un pochino la presentazione, aggiungi link e foto e poi buttati nel giornalismo!

In questi ultimi tempi gli strumenti di informazione si preoccupano di segnalarci i record nel consumo di energia elettrica in Italia. Tutta questa attenzione ha l'obiettivo conclamato di invitare al risparmio energetico, ma forse, più subdolamente serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'opportunità di reinstallare le centrali atomiche in Italia, in attesa di un nuovo referendum.

L'affare è certamente economico, altrimenti nessuno si muoverebbe per sponsorizzarlo. Ma è soprattutto un affare politico e militare. Le guerre tra ricchi si combattono soprattutto per questioni energetiche. Avere energia, per un Paese ricco vuol dire non solo garantirsi il progresso tecnologico, ma anche il potere militare. Per questo motivo l'ENEL (come altri enti di produzione di energia nazionale in altri Paesi) ha subito fasi alterne di nazionalizzazione e privatizzazione, seguendo le politiche militari e economiche dei governi che si succedevano in Italia. A livello sovranazionale è a tutti noto che gli scambi diplomatici che hanno condotto all'attuale Unione Europea sono nati a seguito dell'accordo Euratom, in cui i Paesi che insistevano sull'Alsazia e la Lorena decisero di concertare la produzione e la distribuzione dell'energia atomica: un esempio di politica illuminata (è il caso di dirlo), questo.

Esiste un altro aspetto, tuttavia, che può essere evidenziato: il consumo di energia elettrica resta un valido strumento per misurare la ricchezza di un paese. Più se ne spreca, più il Paese è ricco, progredito, civile. Sul sito della NASA è disponibile una foto satellitare che è ormai diventata famosa grazie alla posta elettronica: la foto mostra la terra vista dall'alto, in una suggestiva immagine "notturna", e evidenzia le poche aree ricche del pianeta come quelle più luminose, mentre altre aree sono nel buio totale. I dati del 2000 confermano, infatti, che l'Africa consuma solo il 2,9 % dell'energia elettrica consumata nel pianeta, mentre l'Europa ne consuma il 25 e l'America il 32. Il gap aumenta a dismisura se consideriamo i dati pro-capite. E' stupefacente che in questo sistema economico globale la maggior parte della popolazione non ha mai acceso una lampadina mentre gli italiani a Natale si regalano lo scalda-accapatoio e chiedono all'ENEL di potenziare i propri contatori domestici (si è passati da una media di 1,5kw a famiglia a 3 kw) per potersi permettere un concerto di elettrodomestici indispensabili ai ritmi moderni. Fino a qualche anno fa i picchi di consumo di energia si raggiungevano d'inverno per sostituire la riduzione di energia solare. Oggi la diffusione di ventilatori, refrigeratori, condizionatori ha invertito la tendenza con la strana contraddizione di utilizzare energia elettrica per contrastare il sole, l'unica grande fonte di energia del nostro pianeta.

E' evidente: per qualcuno il progresso non è inteso come emancipazione dal ricatto bellico e militare o come diffusione del benessere ad un ampio numero di persone, ma come capacità di creare bisogni sempre più sofisticati per un ristretto numero di privilegiati. Solo così si spiega la contraddizione degli organi di informazione che sottolineano i record di consumo e la carenza di energia elettrica che c'è in Italia, ma nel contempo pubblicizzano come indispensabili prodotti voluttuari di alto consumo energetico. Come dire: l'energia è poca, e tuttavia sprechiamola; solo così potremo anche giustificare la reintroduzione delle centrali atomiche nel vecchio Bel Paese.

di Nicola Cirillo

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