Marea nera, ora si temono gli uragani

Mentre la Nasa continua a sorvegliare dall'alto, via satellite, la marea nera fuoriuscita dal disastro della Deepwater Horizon, mentre Bp cerca di capire quanto dovrà ancora durare l'operazione "Top Kill" per imbottire di cemento il buco da cui esce il petrolio che sta avvelenando il mare, un altro allarme minaccia il Golfo del Messico.

Il prossimo problema avrà probabilmente un nome femminile: sta per arrivare la stagione degli uragani che, già in condizioni normali, mettono in forte disagio le aree costiere del Golfo. Figurarsi cosa potrebbe succedere se arriva un uragano mentre i mezzi sono in mare a cercare di tappare la falla della Bp.

E, a quanto pare, il rischio non solo è serio, ma anche più grave del previsto: la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) prevede, infatti, una stagione degli uragani "active to extremely active". Cioè, detta in italiano, se va bene stiamo già messi male.

La Federal Emergency Management Agency (FEMA) però, si affretta a minimizzare i possibili effetti degli uragani (se ne prevedono fino a 14 per questa stagione nell'area del Golfo del Messico) affermando che, anche nello scenario peggiore, difficilmente gli uragani riusciranno a spargere in mare il petrolio fuoriuscito per molti chilometri o a danneggiare le attrezzature di contenimento.

Tra l'allarme della NOAA, le smentite della FEMA, le foto della NASA e i tristi silenzi di BP una cosa sola è certa: a fronte degli 11 milioni di barili fuoriusciti dalla Exxon Valdez nel 1989, dalla Deepwater Horizon fino ad oggi sono usciti tra i 17 e i 39 milioni di barili.

L'unica certezza, quindi, è che in questa sporca storia nulla è veramente certo, tranne il disastro.

Via | Rigzone, Scripps News
Video | NASA

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