I big del nucleare ammettono: l'atomo costa troppo

I big del nucleare ammettono: l\'atomo costa troppo

Uno dei miti sul nucleare, la sua economicità rispetto ad altre fonti di energia, sta per cadere: alcuni tra i big dell'energia atomica, infatti, cominciano ad ammettere che la sua convenienza sia tutt'altro che assoluta e inconfutabile. Negli ultimi due anni, al contrario, lo scenario economico sarebbe completamente mutato in sfavore dell'atomo.

La prima ad ammetterlo è Exelon, che negli Stati Uniti dal nucleare ottiene il 92% della propria produzione di energia elettrica. Secondo John Rowe, CEO di Exelon, il nucleare non ha alcuna chanche dal punto di vista economico senza una pesante carbon tax che penalizzi le centrali termoelettriche a carbone, petrolio o gas naturale.

Altro big del settore, Entergy, stessa solfa: secondo quanto riporta Inchiesta Nucleare la società ha sospeso due richieste di licenza per centrali negli Stati Uniti dopo dopo aver incassato il no definitivo alla richiesta di finanziamento da parte degli Stati del Missisippi e della Louisiana. E, tra l'altro, si trattava di finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli chiesti al Governo Federale.

Insomma, a quanto pare per rendere economicamente sostenibile l'opzione nucleare servono un sacco di soldi pubblici, sia tramite contributi diretti che indiretti come nel caso della carbon tax che ricade, però, sui cittadini più che sui governi.

O almeno così affermano Exelon ed Entergy, che di mestiere fanno energia nucleare, non giornali ecologisti.

Via | National Geografic, Inchiesta Nucleare
Foto | Exelon

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