Texas, due gasdotti in fiamme in 48 ore: morti, feriti e danni per l'ambiente. E la falla della Bp non sarebbe la sola

Texas: due gasdotto in fiamme in meno di 48 ore. Morti, feriti e danni per l\'ambiente

Decisamente un pessimo periodo per l'industria americana degli idrocarburi, un tempo considerata "rock solid" e modello per il resto del mondo. Oggi, invece, il grande pubblico scopre che è fragile e pericolosa per le persone e l'ambiente. Gli ultimi due avvenimenti, tragici, che hanno minato la fiducia degli americani nella propria industria del petrolio e del gas sono avvenuti in meno di 48 ore.

Il primo l'altro ieri sera: in Texas un gasdotto della Enterprise Products Partners è stato interessato da un incidente causato da una squadra di lavoratori che stava scavando una buca per installare dei cavi elettrici. La ruspa ha semplicemente fatto un buco nel gasdotto che ha preso fuoco innescando un enorme incendio. Tragico il bilancio dell'incidente: un operaio morto e otto feriti.

Ancora più grava l'incidente di ieri pomeriggio: una seconda esplosione, sempre in Texas e sempre in una pipeline di trasporto del gas. I morti sarebbero almeno due. La dinamica, dalle prime informazioni raccolte, sarebbe incredibilmente simile a quella dell'incidente precedente: una squadra di lavoratori che opera nei pressi del gasdotto che, danneggiato, prende a fuoco.

Nel frattempo, come se non bastasse, peggiorano ulteriormente le notizie sul disastro della Deepwater Horizon: Mattew Simmons, noto esperto dell'industria del petrolio nonchè sostenitore della teoria del picco, ha dichiarato in una intervista alla MSNBC che non si tratterebbe di una sola perdita isolata ma di numerosi pozzi dai quali escono migliaia di barili ogni giorno. Se Bp parla di 20.000 litri al giorno, Simmons ne ipotizza 100.000.

Il governo statunitense, infine, ha confermato che nel Golfo del Messico c'è sicuramente un'altra perdita oltre a quella della defunta Deepwater: si tratterebbe di un pozzo della Taylor Energy, gravemente danneggiato dall'uragano Ivan nel 2004 che, oggi, perderebbe appena un terzo di barile al giorno. Nessuno specifica, però, se si tratta degli ultimi sgoccioli dopo sei anni di fuoriuscita. Di certo c'è che questa notizia rafforza i timori sul binomio uragani-marea nera.

Il vaso di pandora dell'industria degli idrocarburi, quindi, è purtroppo stato aperto: incidenti e falle, piattaforme che affondano, navi cisterna che si scontrano con i container. E' una industria ormai vecchia e che, per di più, è cresciuta a dismisura senza che i controlli fossero sufficientemente accurati.

Via | TgCom, Businessweek, Petrolio, Agi
Foto | Flickr

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