Maxi operazione contro il traffico illegale dei rapaci

Quarantacinque rapaci, di specie rarissime (tra capovaccai, aquile del bonelli, gipeti, falchi lanari e pellegrini, cicogne nere, aquile reali..) sono stati confiscati al termine di una maxi operazione antibracconagio conclusasi ieri dopo mesi di indagini dagli agenti delle Cites. Diciasette persone, attualmente, sono state denunciate per i reati di falso, ricettazione e per detenzione di specie protette rischiando l'arresto da tre mesi ad un anno e un'ammenda pecunaria da 7.000 a 75.000 euro.

Dalle indagini è emerso che il traffico illegale di specie protette prolifera all'interno della Penisola così come in alcuni Paesi Europei ed Extraeuropei. Un business planetario che mette a rischio animali minacciati compromettendone qualunque ipotesi di tutela e conservazione. Un lucido abominio, insomma... Gli agenti, coadiuvati nel corso delle indagini dai volontari del Network Traffic WWf e dai tecnici dell'Università di Palermo hanno documentato la sistematica razzia dei nidi di capovaccaio (appena 5/6 coppie nidificanti in Italia) e di aquila del Bonelli (solo 15/18 coppie) e hanno individuato i centri in cui i piccoli sotratti al loro habita naturale venivano allevati in cattività da una parte all'altra dello Stivale compiendo contemporaneamente perquisizioni domiciliari presso alcuni allevatori e falconieri a Milano, Cuneo, Pordenone, Lecco, Pavia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Catania, Ragusa e Caltanissetta. Oltre al rinvenimento di molti uccelli rari, è stato possibile risalire alla profluvie di false certificazioni Cites, spesso "riciclate" da esemplari morti, al costo di 6.000 euro per una coppia di aquile fino ad arrivare a 20.000 euro per un gipeto, "prodotte" attraverso una rete fittissima che travalica le alpi per connettere l'Italia al Belgio, all'Austria, alla Germania..

Via | targatocn
Foto | Flickr

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