Referendum acqua pubblica, per Federutility è un coktail sbagliato

Referendum acqua pubblica, per Federutility Ã�¨ un coktail sbagliatoArrivano le prime reazioni al successo della raccolta firme in favore dei tre quesiti referendari contro la privatizzazione dell'acqua. La prima reazione è stata politica con la nascita di "AcquaLiberaTutti", un comitato trasversale per il no al referendum di deputati alla Camera.

AcquaLiberaTutti vede tra gli aderenti anche soggetti extraparlamentari come l'Istituto Bruno Leoni, think tank italiano liberale molto apprezzato da Confindustria, e l'Adam Smith Society, una associazione culturale liberista "cui aderiscono professionisti, accademici, economisti, giuristi ed operatori economici interessati allo studio ed alla diffusione dei princìpi dell’economia di mercato, della concorrenza e della libera iniziativa" e Libertiamo, associazione con annesso giornale on line presieduta dal parlamentare Pdl Benedetto Della Vedova.

Contraria al referendum anche Federutility, associazione di categoria che riunisce 451 imprese italiane di servizi pubblici locali dei settori acqua ed energia che attualmente forniscono acqua a circa il 75% della popolazione italiana. Con numeri del genere è evidente che Federutility una reazione doveva averla.

Diplomatica, si deve ammettere, almeno per ora:

Come si può non essere d'accordo con chi combatte l'ipotesi di privatizzazione dell'acqua? È proprio questo che ha reso rapida la raccolta di firme per i referendum. Non ci si ricorda però che i quesiti referendari sull’acqua sono tre e sono come un cocktail sbagliato: una parte è buona, quella contro la privatizzazione e due parti sono cattive, perché impediscono investimenti e gestione industriale. Ecco perché è da accogliere con favore qualsiasi iniziativa, come AcquaLiberaTutti che in modo bipartisan cerca di affrontare la questione dell’acqua non soltanto tramite facili slogan

E' solo l'inizio e la battaglia per l'acqua pubblica è destinata a cristallizzare le posizioni quindi, a breve, c'è da aspettarsi da Federutility uscite assai meno morbide. L'impostazione del fronte del no è già nota: il referendum sbaglia perché non vi è nessuna legge che privatizzi l'acqua. Vero, ma bugiardo: l'acqua è, e resta, pubblica ma la normativa vigente indica alle amministrazioni locali di affidarne la gestione ai privati, solitamente con contratti ventennali.

Cosa cambia se l'acqua sia pubblica o privata se per vent'anni una azienda può farne quel che vuole?

Via | Federutility, Libertiamo
Foto | Flickr

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