Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell'Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica

Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell\'Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica

Simone Togni, segretario generale dell'Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l'inchiesta sulla presunta P3, l'eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un'intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.

Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell'inchiesta sull'eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, "mette i puntini sulle i" per togliere di mezzo la parola appalti:

L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa

Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell'energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:

Guardi, a prova di bomba non c’è niente. Se un mafioso si mette nel campo dell’energia eolica e fa i passi giusti per avere le autorizzazioni diventa un imprenditore dell’eolico ma rimane un mafioso e come tale va trattato. Il punto è che ci sono numerosi settori dove è stato accertata la presenza della criminalità organizzata, per esempio nella costruzione delle autostrade. Ma non si è mai detto fermiamo le autostrade. Se ci sono dei malavitosi nell’eolico, come altrove, vanno arrestati. Ma non è che si mette sotto accusa un intero settore, con titoli di giornale campati in aria e meccanismi totalmente inventati



Ma è con la stampa che Togni se la prende maggiormente affermando che i giornali hanno colpevolmente raccontato male tutta l'inchiesta. E lancia una frecciatina a Repubblica:

C’è in giro malafede. Perché il giornale che ha fatto le 10 domande al premier su una questione di escort non fa 10 domande – non dico all’Anev – ma a un soggetto terzo, all’Autorità per l’energia o al gestore della rete su come funzionano le cose?

Per correttezza nei confronti dei lettori, però, dobbiamo però ricordare che il presidente dell'Anev, Oreste Vigorito, è finito sotto inchiesta per una presunta truffa ai danni della Ue proprio per il modo in cui avrebbe "preso dei soldi per finanziare una pala": secondo i magistrati avrebbe giocato con i finanziamenti europei della legge 488. Per non sbagliare, vista la delicatezza dell'indagine e il peso dell'indagato, meglio lasciar descrivere il presunto meccanismo della truffa al comunicato stampa della Guardia di Finanza di Avellino, che arrestò Vigorito:

Il meccanismo di frode vedeva le diverse societa', tutte facenti capo ai medesimi soggetti o comunque gestite in maniera coordinata, attestare formalmente da una parte la titolarita' dei terreni su cui si sarebbero dovuti realizzare i parchi eolici e dall'altra le disponibilita' finanziarie da destinare al progetto. La titolarita' dei terreni, all'atto della richiesta di contributo, era certificata da false attestazioni mentre, per quanto riguarda l'aspetto finanziario, il tutto avveniva attraverso un complicato meccanismo in base al quale il 'gruppo' cercava di mostrare una maggiore capienza di fondi della societa' che in quel momento stava chiedendo il contributo mediante fittizie assegnazioni di capitali provenienti dall'estero (in massima parte dal Regno Unito) che, in realta', corrispondevano all'importo del contributo gia' ottenuto da un'altra impresa, trasferito non appena erogato

Colpevole o innocente, il presidente dell'Anev qualche soldo per costruire le pale eoliche lo ha preso. Per quanto riguarda i rapporti tra eolico e stampa, invece, c'è da ricordare la solita storia delle "pale ferme" che piace molto ai giornalisti: impianti che non vengono messi in funzione non per mancanza di vento, ma per problemi nella rete elettrica. L'Anev, però, ha più volte negato che esistano problemi alla rete che, al contrario è in grado di reggere il potenziale eolico italiano istallato e pronosticato.

Per maggiori dettagli su Anev, pale e rete elettrica vi giro questo link. Per l'intervista completa a Simone Togni cliccate qui.

Via | Terra

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