Pozzi negati ai Boscimani per far posto alle piscine dei resort in Botswana

Nel 2006 l'Alta Corte del Botswana aveva sancito il diritto fondamentale dei boscimani ad avere accesso all'acqua all'interno dei loro territori, nel Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle zone più aride del pianeta e aveva altresì stabilito l'incostituzionalità degli sfratti forzati e la chiusura dei pozzi operati a loro danni dal governo. Eppure, nonostante ciò, questo fiero popolo indigeno continuava a morire per la forte penuria di risorse idriche.

In questi giorni, la situazione è drammaticamanete peggiorata con il folle "dietro front" da parte della stessa corte di giustizia che ha deliberato non solo il divieto di accesso al pozzo già esistente ma anche quello alla costruzione di un altro, nuovo, nei territori di pertinenza dei Boscimani. Follia pura o, meglio, semplice calcolo economico, perché questo popolo ha un "costo economico" troppo alto per l'industria del turismo che, nelle zone da loro abitate, vuole rilanciare la moda di "safari di lusso" e anche per quella estrattiva, forte di una presenza mineraria e diamantifera estremamente interessante. E a nulla sono valse le pressioni dell'ONU perché venissero rispettati i diritti umani di questa gente, attaccata da secoli alla "sua" terra. Ma ciò che pesa di più, forse, è la facilità con cui all'interno delle medesime zone oggetto del contendere vengono rilasciati i permessi per l'apertura dei complessi turistici di lusso (basti citare, a questo proposito, il Wilderness Safaris) dotati di tutti i conforts e delle inevitabile piscine per lasciare liberi i turisti di "rinfrescarsi" dopo le gite naturalistiche... Anche la società GemDiamonds, ha ottenuto senza particolari problemi il nulla osta per aprire una nuova miniera di diamanti... Se tutto resterà immutato, insomma, anche a fronte dell'atteggiamento di alcuni viaggiatori che effettuano scelte inconsapevoli, ai Boscimani non resterà altro da fare che andarsene. A meno che non vogliano morire di sete...

Via | galileo, survival international
Foto | Flickr

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