Petrolio off shore: la Regione Sicilia cavalca il panico da marea nera. E intasca le royalties...

Petrolio off shore: la Regione Sicilia cavalca il panico da marea nera. E intasca le royalties...

Si sono riuniti ieri mattina alle 12, all’Assessorato regionale Territorio e Ambiente a Palermo, gli amministratori dei comuni rivieraschi siciliani convocati dall’assessore Di Mauro per parlare delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.

La riunione, in realtà, è singolare per molti versi: innanzitutto perché la concessione delle autorizzazioni a trivellare non la da l’Assessorato all’Ambiente, bensì il neonato Assessorato all’Energia (un tempo quello all’Industria, ma il governatore siciliano Raffaele Lombardo ha recentemente rivoluzionato gli uffici regionali). Poi perchè la maggior parte dei comuni ragusani, interessati alla questione visto che a largo di Pozzallo c’è la piattaforma più grande del mediterraneo, la Vega della Edison, non sapevano nulla della convocazione.

Ne era a conoscenza, ed era invitata, Vera Greco, soprintendente ai beni archeologici e paesaggistici ragusana, che è anche componente della commissione nazionale per la Valutazione di impatto ambientale, la famosa Via. La Greco, però, oggi non era presente a Palermo.

La riunione, alla fine, è servita a ribadire il no della Regione Sicilia alle trivellazioni off shore di gas e petrolio. In tempi di marea nera è difficile prendere posizioni diverse.

È la stessa Regione, però, che è favorevole ad altre trivellazioni. Quelle sulla terra ferma. Ultimo caso quello di contrada Cammarana a Ragusa.

E, dalle trivelle, la Regione ci guadagna pure, seppur assai poco: 420mila euro nel 2009, a fronte dei 300 milioni incassati dalle compagnie petrolifere. Nel 2008 a Palermo erano arrivati 643mila euro.

Eppure, e sta qui la cosa interessante, per le trivellazioni in terra ferma la Regione siciliana ha competenza esclusiva, mentre per quelle in mare di competenze non ne ha affatto. Su terra ferma, poi, la Regione ci guadagna l’85% delle royalties mentre in mare il 55%, che diventa lo 0% tondo in caso di perforazioni lontane dalla costa. Cioè tutte o quasi.

Ricapitolando: la Regione dice sì a ciò che potrebbe bloccare e da cui ci guadagna, mentre dice no a ciò che non può bloccare e da cui non ci guadagna nulla. Strano modo di difendere l’ambiente…

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