Le ragioni del petrolio e le ragioni degli abruzzesi

Le ragioni del petrolio e le ragioni degli abruzzesi

In estrema sintesi: olive oil contro oil e basta. Il "territorio" da una parte, l'"industria" dall'altra. In mezzo il trucco: il lavoro. Nei giorni scorsi Confindustria Abruzzo ha lanciato una campagna stampa per informare i cittadini sulle ragioni per dire sì alle trivellazioni nella regione. Una sorta di manifesto contenente tutti i motivi per i quali gli abruzzesi dovrebbero essere ben contenti di avere l'industria del petrolio e del gas in casa.

Ora è arrivata anche la controcampagna di stampa, messa in atto dalle associazioni ambientaliste per difende le ragioni degli abruzzesi contro quelle dei petrolieri. Un altro manifesto carico di buoni motivi per chiedere che la stessa industria del petrolio faccia le valige. Iniziamo dalle ragioni del petrolio:

In 75 anni di attività in Abruzzo mai nessun incidente ambientale. NEl 1935, ad Alanno, è stato scoperto il primo giacimento petrolifero italiano: da allora la grande professionalità dei tecnici e il rispetto delle norme di sicurezza hanno permesso di generare sviluppo, nel pieno rispetto dell'ambiente. La presenza di idrocarburi ha consentito la nascita e lo sviluppo dell'industria abruzzese. Di fatto dal 1935 la Regione dei Parchi ha costruito una pacifica e prolifica co-esistenza tra natura e idrocarburi

Risposta:

Il nostro territorio non sopravviverebbe ad un incidente petrolifero. Il disastro ambientale ed economico provocato dal pozzo della BP, come altri gravi disastri nel settore petrolifero, lo dimostra. Se nel Mare Adriatico si verificasse un incidente di portata anche molto più ridotta di quello del Golfo del Messico sarebbero compromessi l’ecosistema naturale marino-costiero e le stesse attività economiche di tutto l’Abruzzo

I petrolieri:

E' impossibile che in Abruzzo si verifichi un disastro come quello del Golfo del Messico. Nei territori e nei mari italiani le caratteristiche geologiche del sottosuolo sono ben conosciute e testate da oltre 7.000 pozzi. Queste conoscenze vengono utilizzate nella progettazione e nel controllo delle attività di esplorazione e produzione. Le condizioni operative non sono complesse e le tecnologie utilizzate ben collaudate. Inoltre le piattaforme sono progettate per resistere a qualsiasi condizione del moto ondoso e a ogli impatto sismico. Esse sono sottoposte a continua manutenzione per garantire costanti ed elevati standard di sicurezza

Che le piattaforme sono sicure, per onestà intellettuale, va ricordato che lo diceva pure Bp. Stessa cosa per la manutenzione e per il rispetto dell'ambiente. Risultato: è arrivata la marea nera e si è scoperto che la manutenzione se la facevano fare a basso costo in Cina...

Ma veniamo alla parte succosa dei due volantini, quel fastidiosissimo accenno al lato occupazionale che, guarda caso, viene fatto solo nelle regioni italiane a più alta disoccupazione:

Il settore dà lavoro a 65 aziende e 6.000 addetti qualificati tra diretti e indiretti, tutti in Abruzzo. Attualmente il settore OIL%GAS in Abruzzo dà lavoro diretto a 35 aziende con 2.100 addetti e genera un indotto in cui operano almeno 30 aziende con circa 4.000 occupati. Si prevede una ricaduta occupazionale di ulteriori 1.270 posti di lavoro, con altissima percentuale di laureati e tecnici (fonte: Nomisma Energia, 2009), grazie ai nuovi investimenti di diverse centinaia di milioni di euro attualmente bloccati o rallentati nel percoso autorizzativo. Inoltre, il porto di Ortona vive grazie al settore OIL%GAS: circa il 70% dei suoi movimenti si basano sull'attività petrolifera

Rispondono gli ambientalisti:

La prospettiva della petrolizzazione non porterà benefici occupazionali. Non ne porterà nessuno, aldilà della propaganda. Sono più di 83.000 le aziende agricole (fonte ISTAT), migliaia sono i posti di lavoro nel turismo e nell'indotto. Questa economia verrà pesantemente danneggiata come è già avvenuto in Basilicata nella Val d'Agri dove la scelta petrolifera si è rivelata una storia sporca, come spesso sporche sono le storie legate allo sfruttamento petrolifero in ogni parte del mondo. Per non parlare dei gravi danni alla salute dei cittadini che queste scelte comportano

Resta da notare solo una cosa: Confindustria prevede, se tutte le autorizzazioni vanno al loro posto, di passare da circa 6.000 a circa 7.150 addetti nel settore petrolifero. Non è un po' poco rispetto alla crescita della percentuale di territorio soggetto ad esplorazioni petrolifere che, per ammissione degli stessi petrolieri, potrebbe arrivare al 50% del territorio abruzzese?

Importa ben poco, probabilmente, se quel 50% si trasforma poi in uno 0,02% di territorio realmente occupato dalle trivelle: quando hai "messo in produzione" una zona "a turismo" o "ad agricoltura" e poi, da un giorno all'altro, ti spunta una trivella solitamente puoi chiudere bottega e mandare tutti a casa. Bene, questo attualmente potrebbe succedere nel 50% del territorio abruzzese, per stessa ammissione dei petrolieri.

Chi, a questo punto, ha ragione?

Via | Wwf, Apocalisse Italia
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: