La marea nera diventa glamour su Vogue Italia: ma da quale pulpito arriva la predica?

Copertina Vogue Italia water & oil Ci mancava la polemica dell'estate? Eccola servita dalla copertina di Vogue Italia: Kirsten McMenamy, versione survivor (sic!) viene fotografata per il servizio di moda Water & Oil (qui le foto) come sirena ferita dalla marea nera. Dopo le accuse mosse dal NYT sabato scorso, Franca Sozzani, direttore Vogue Italia nel suo editoriale scrive:

Il New York Times ha dato sabato ampio spazio a questa copertina, chiedendosi se è una voluta protesta contro i danni che l'uomo può creare alla natura, o un'astuta mossa per vendere più copie. Il bello di una copertina è di fermare l'attenzione del lettore. Deve suscitare curiosità, interesse e anche stupore. Sorprendere ogni numero. Non deve comunque mai offendere. Certo non metterei in copertina scene di guerra o le baruffe tra quei gentiluomini di parlamentari che dovrebbero rappresentarci al governo. Tragiche entrambe, se pure per motivi diversi. Deve esserci sempre un rispetto, ma parlare di eventi attuali lo trovo importante.

Il punto cara Sozzani non è né il bieco marketing né una copertina shock, che di per sé può rappresentare una bella forma d'arte e di denuncia. Kirsten McMenamy fotografata da Steven Meisel è effettivamente una Madre Natura o una sirena ferita dalla stoltezza dell'uomo. Il problema è tutto quello che poi in realtà rappresenta. Ad esempio, non vi preoccupate di sottolineare nella didascalia alla foto di copertina, che la carnagione è così perfetta perché:

si mantiene ambrata grazie a Self Tan Face Bronzing Gel Tint (da indossare da solo o con il fondotinta): mentre regala un tocco di colore, si prende cura della pelle del viso.

Ma perché davanti una tragedia del genere restate così imbalsamati e autoreferenziali? Perdoni l'ardire ma per rendere la profondità di questo disastro nella didascalia andava scritto che il viso della modella non aveva fondotinta, ma petrolio della Bp.

Dopo il salto il video del backstage.

Ha reso un disastro immane, nonostante la faticata professionalità dei protagonisti, una macchietta da avanspettacolo. Se vuole sul serio comprendere e dare anima al dramma dell'evento oltre il cliché de La morte ti fa bella, guardi con occhio umano le foto dei cormorani, splendidi uccelli, intrisi di melma di petrolio e mi dica: rappresenta la tragedia ambientale più una foto della sua splendida modella truccata ad hoc o quella del cormorano?

Una considerazione e non la prenda come un tratto di editoria classista: il punto è che forse Vogue è il luogo meno adatto a denunciare un disastro ambientale. Non avete a cuore lo sviluppo sostenibile, il commercio equo solidale, il risparmio energetico; non vi preoccupate minimamente di non sprecare le risorse del Pianeta; se dovete prendere un aereo per andare dall'altra parte del mondo per le sfilate, alla ricerca di una location adatta, o per un servizio fotografico, poi non vi adoperate per compensare le emissioni di CO2; la vostra impronta ecologica credo sia la più smisurata di tutti i consumatori del Pianeta. Quanto è costato in termini di risorse per il Pianeta il servizio in questione? Quanti professionisti, mezzi, risorse avete dovuto muovere? Quanto, avete proprio voi inquinato il Pianeta per scattare queste foto? Senza poi entrare nel merito di quale carta usiate per stampare il vostro giornale, se arriva da foreste certificate o meno...

Cara Signora, mi creda non ce l'ho con Lei né con il mondo che rappresenta, ma La prego sinceramente, non venga a farci La predica con La sua foto da copertina a noi che ogni giorno combattiamo con la scelta di prodotti che non danneggino l'ambiente, senza essere eco-chic o sole mostruose; con il risparmio dell'energia; con il viaggiare in treno piuttosto che in aereo; con il lasciare a casa l'auto e scegliere la bici anche se non ci sono piste ciclabili. Con la fatica immane di pesare il meno possibile sull'intero ecosistema. E mi creda, non c'è trucco che tenga.

Foto | Styleite

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: